The gentlemen

The gentlemen: i veri cattivi sono gentiluomini

È una delle novità più intriganti della fine dell’anno di Prime Video. The gentlemen è l’ultimo film scritto e diretto da Guy Ritchie, un concentrato di azione, scorrettezza e intriganti effetti cinematografici. Cast e trama brillanti sono i punti di forza di questo film, che trascina lo spettatore in un’Inghilterra segreta popolata di spacciatori e scaltri (forse non troppo) detective privati.

La trama

Mickey Pearson (Matthew McConaughey) è il re della marijuana londinese. Nato e cresciuto in povertà a New York, ha risalito la scala sociale grazie alla sua fama violenta e alla sua scaltrezza. Ora è rispettato e venerato da tutti, o quasi. Il direttore del tabloid Daily Press è infatti intenzionato a rovinarlo, e per farlo assume Fletcher (Hugh Grant), un detective privato che trova però subito il modo di trarre vantaggio dalla situazione.

Fletcher contatta infatti Raymond Smith (Charlie Hunnam), fidato braccio destro di Pearson, e con una verve da sceneggiatore rivela cosa sa dei loschi piani di Pearson. L’obiettivo: farsi pagare per tacere. Peccato che Smith e Pearson siano tutt’altro che ingenui, e che il piano di Fletcher non vada affatto come aveva immaginato.

The gentlemen

The gentlemen: un film dentro il film

The gentlemen stuzzica la nostra curiosità fin dall’apertura. È infatti narrato come fosse la sceneggiatura di un film, raccontata da Fletcher a Smith e allo spettatore (e che vediamo materialmente stampata e poggiata su più scrivanie). La prima scena è in casa di Smith (il nostro affascinante e talentuoso Hunnam), con un brillante Hugh Grant con l’aria da Downey Junior che ci racconta i retroscena degli affari di Pearson.

In un’alternanza tra cornice e film vero e proprio, veniamo in contatto con il mondo della droga in cui sguazzano non solo Pearson e la moglie (Michelle Dockery), ma anche nuovi predatori come il ricco Matthew Berger (Jeremy Strong) e l’arrogante Occhio Secco (Henry Golding), nipote del re della cocaina cinese. E facciamo la conoscenza con il Coach (Colin Farrell) e i suoi entusiasti e poco scaltri Toddlers.

Il film è una matriosca di mosse e contromosse, una perfetta scatola cinese con al centro il colpo di scena più intrigante. Il punto forte di The gentlemen è proprio il cast, scelto per creare una perfetta alchimia di personalità sregolate ma mortalmente intriganti. Brillano anche la scrittura e la regia di RItchie, che riescono a tenerci incollati allo schermo per quasi due ore di narrazione.

All’ultima scena sentiamo quasi il dispiacere di non poterne avere ancora, segno che i gentiluomini di Ritchie sono riusciti, nonostante la loro cattiveria, a guadagnarsi tutta la nostra stima.

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