La tecnica dei loci: ricordare meglio le informazioni attraverso la memoria spaziale

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La difficoltà nel memorizzare una serie di informazioni è riscontrabile in diversi ambiti importanti per il proseguimento della propria carriera, da quella scolastica a quella lavorativa. Ma sono anche i rapporti personali a beneficiare di una memoria ben organizzata, la quale riesca a tenere nota degli appuntamenti presi e delle ricorrenze.

Incredibile ma vero, una delle migliori soluzioni per venire a capo della propria smemoratezza viene da un passato remoto. La tecnica dei loci, detta anche palazzo della memoria, testimonia ancora una volta come il mondo greco e quello romano possano essere una fonte inesauribile di insegnamento a distanza di più di duemila anni.

Questo metodo mnemonico permette di ricordare con maggiore facilità una serie di informazioni immaginandole associate a dei luoghi fisici conosciuti. In questo modo è stato dimostrato come sia possibile raddoppiare il numero di parole rievocate, sia nel breve periodo sia a distanza di tempo.

Secondo Cicerone, la tecnica sarebbe attribuibile al poeta Simonide di Ceo, il quale intorno al 550 a.C. fu chiamato ad accogliere dei giovani fuori dal palazzo del re Skopas, durante un banchetto. Mentre Simonide accoglieva i nuovi arrivati, il palazzo crollò improvvisamente. Anche se i volti dei commensali erano ormai irriconoscibili, il poeta riuscì a riconoscerne le identità rammentando il posto in cui erano seduti.

Anche nei celebri racconti di Sir Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes adotta questa tecnica per rievocare diversi particolari fondamentali e risolvere alcuni dei più complessi tra i casi a cui è sottoposto.

Diversi campioni di memorizzazione, sottoponendosi a risonanza magnetica, hanno permesso di individuare le aree del cervello coinvolte nella tecnica dei loci. Il lobo parietale, coinvolto nella codifica spaziale e nel recupero delle informazioni, e l’ippocampo posteriore destro sembrerebbero essere le aree che presentano una maggiore attività mentre questi “atleti della memoria” utilizzano tale metodo.

Per tenere a mente dei concetti studiati, o semplicemente per memorizzare delle date o dei nomi, possiamo così fare ordine nella nostra mente. Questo scegliendo un percorso che conosciamo, che ci permette di tenere le informazioni in un ordine preciso, e di poter selezionare le varie tappe (loci) a seconda dell’evenienza.

I concetti astratti, più ardui da consolidare, vengono così trasformati in delle immagini concrete. Il ponte creato, che unisce informazioni della memoria a breve termine a quelle della memoria a lungo termine, ci permette di non far più scivolare via i dati da tenere a mente.

Potremo, in un certo senso, passeggiare tranquillamente in una strada mentale da noi creata appositamente, raggiungendo agilmente ciò che ci occorre e limitando il tempo sui libri, così come la frustrazione derivata dallo sforzo di ricordare.

di Daniele Sasso

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