Il museo che conserva ed espone diari di persone comuni

Pensieri intimi, riflessioni, sfoghi o semplicemente disegnini: questo e molto altro ancora affidiamo al diario, quella sorta di quaderno che tutti abbiamo avuto ai tempi della scuola e che molti continuano a tenere nel corso della vita.

Un compagno con cui condividere il viaggio quotidiano nella vita e che serba in eterno i nostri segreti. Oppure no: può capitare che qualcuno lo legga di nascosto o che venga donato, da parte degli autori o degli eredi, a un museo dedicato.

Il Piccolo Museo del Diario

Il Piccolo Museo del Diario è, infatti, un museo tematico, situato a Pieve Santo Stefano in provincia di Arezzo, che espone diari, lettere e altri documenti autobiografici di persone comuni che loro stesse, o i loro eredi, decidono di donare all’archivio pubblico Fondazione Archivio Diaristico Nazionale, nato nel 1984.

I numeri sono importanti: a oggi sono circa 10.000 i diari, le lettere e i quaderni raccolti che altro non sono, in termini generali, le storie di vita che, nella loro quotidianità, gli autori hanno voluto narrare. 

Parliamo, in altre parole, della vita “ordinaria” di autori che hanno vissuto ai tempi della lotta partigiana, ma anche delle chat Whatsapp scritte durante il lockdown del 2020, nel pieno della pandemia da Covid 19.

O ancora di pagine che donne vittime di violenza domestica hanno scritto nella solitudine della loro cucina così come di lettere di amore clandestino che una nobildonna milanese ha scritto nell’Ottocento all’amante, un ufficiale dei bersaglieri.

Il lenzuolo di Clelia Marchi

E che dire del più originale documento conservato, le memorie della signora Clelia Marchi che ha affidato le proprie memorie a un lenzuolo del suo corredo matrimoniale? Nata nel 1912 e morta nel 2006, la signora Clelia Marchi aveva iniziato a scrivere della propria vita dopo la morte dell’amato marito, verificatasi nel 1974.

Iniziò dapprima su fogli e diari, poi, una notte, quando aveva finito la carta, continuò a scrivere sulla stoffa quelli che erano i ricordi della sua vita, trascorsa fra le guerre mondiali, la miseria, le difficoltà, i dolori, la perdita di quattro figli.

Quando scoprì che era stato aperto il museo, aveva voluto personalmente consegnare i suoi ricordi: era il 1986 e la signora Marchi arrivò in corriera a Pieve Santo Stefano, partita dalla provincia di Mantova, con il suo lenzuolo.

Oggi il museo è apprezzata meta turistica, ma è anche una miniera ricca e inestimabile per storici e sociologi: del resto, non è difficile capire il perché. Pensandoci, quante storie, ma anche quanta Storia ci sono nelle nostre vite…

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