Giorgio Scerbanenco, dalla posta del cuore al Duca Lamberti

Una vecchia da macchina da scrivere e Giorgio Scerbanenco intento a pigiare i tasti dai quali prenderanno vita storie spesso crude e amare. Questa è l’immagine più frequente che i media ci restituiscono dello scrittore da molti considerato il padre del noir italiano.

Dalla sua fantasia e dal suo talento hanno preso vita personaggi indimenticabili, su tutti il Duca Lamberti, che hanno segnato il genere, tracciando non solo una strada da seguire, ma anche un punto di non ritorno per scrittori e lettori.

Le “poste del cuore” curate da Giorgio Scerbanenco

Eppure, leggendo i tratti biografici dell’autore, nato in Ucraina nel 1911, ma vissuto in Italia, il noir non si intreccia presto con la sua strada. Rimasto orfano di entrambi i genitori (il padre muore nella rivoluzione d’Ottobre), non riesce a completare gli studi.

Si dedica alle attività più varie, dal tornitore all’autista di ambulanze, e approda quasi per caso nel mondo editoriale: fra i vari incarichi ricoperti, colpisce la gestione delle rubriche “poste del cuore” di alcuni periodici, come Grazia e Novella.

Probabilmente, proprio la lettura assidua della corrispondenza dei lettori e, in particolare, delle loro esperienze di sofferenza e di dolore maturato nel vissuto quotidiano contribuiscono al germoglio e allo sviluppo dello stile crudo e amaro che contraddistinguerà Scerbanenco.

Sebbene, infatti, la produzione letteraria di Giorgio Scerbanenco sia stata ricca e versatile coprendo generi molto diversi fra loro, dal western alla letteratura rosa, è con il noir che i suoi libri si distinguono e segnano un’epoca.

Il dottor Jelling e il Duca Lamberti

I primi passi nel genere sono solcati con il dottor Jelling, un archivista della polizia di Boston: sono gli anni in cui in Italia c’è il fascismo e il delitto non piace alle dittature. Così, Scerbanenco deve cimentarsi per un po’ di tempo con ambientazioni non italiane.

Nonostante l’escamotage, non dura: nel 1943 il giallo viene censurato e Scerbanenco si rifugia in Svizzera. Gli anni passano e dalla dittatura fascista si scivola nel boom economico, con Carosello e i primi programmi di un’Italia che rinasce.

Non è l’Italia che troviamo nei romanzi di Scerbanenco: l’autore si concentra sulla malavita, sui delinquenti e sui disadattati che, richiamati dalla nascente ricchezza, in quegli anni si sviluppa parallelamente all’Italia del boom economico.

Saranno quattro i libri che vedranno protagonista il Duca Lamberti, fra i quali Traditori di tutti che, nel 1968, si aggiudicherà il prestigioso premio letterario Grand prix de littérature policière, attestandosi primo e unico italiano vincitore ad oggi.

LEGGI ANCHE:

Eugenio Montale a scuola: male in chimica e ragioneria

Libri censurati: il caso de “Il buio oltre la siepe”

Quando Pirandello era solo Luigi: la vita dello scrittore prima del successo

Sherlock Holmes: per anni in molti hanno creduto che esistesse veramente

Condividi

Un pensiero su “Giorgio Scerbanenco, dalla posta del cuore al Duca Lamberti

  • 5 Aprile 2022 in 13:49
    Permalink

    Un grandissimo, è riuscito nell’impresa titanica di farmi piacere il giallo. Per non parlare di quanto abbia influenzato la televisione moderna, il migliore della quadrilogia di Duca Lamberti è sicuramente “I Ragazzi del Massacro” secondo me. Però davvero un grande.

    Rispondi

Rispondi