LaPrimavera di Sandro Botticelliè un’opera che non illustra una scena narrativa ben precisa e per questo motivo è stata, nel tempo, oggetto di numerose interpretazioni. La prima chiave di lettura è quella che rimanda allamitologia classica; una seconda interpretazione è quella dicarattere filosofico, legata all’accademia neoplatonica e ad altre scuole di pensiero; la terza, infine, è quella dicarattere storico-dinastico, che rimanda alle vicende del periodo contemporaneo a Botticelli e rappresenta una sorta di gratificazione del committente Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, cugino del più noto Lorenzo il Magnifico, e della sua famiglia.
Interpretazione in chiave mitologica
Secondo la lettura più comune, la scena in cui è ambientata la Primavera di Botticelli rimanda al mitico giardino delle Esperidi, in cui sono presenti i pomi d’oro, frutti dell’immortalità e simboli della fecondità e dell’amore, associati nel periodo rinascimentale ai limoni e agli aranci. I personaggi rappresentati sono stati identificati attraverso alcuni riferimenti alla letteratura coeva, ovvero leStanze per la Giostrae ilRusticusdiAgnolo Poliziano, ed i testi latini che si commentavano nel periodo in cui visse Botticelli, come iFastidiOvidio,L’asino d’orodiApuleioe ilDe Rerum NaturadiLucrezio.
Secondo questa chiave di lettura, la composizione è costituita dalla deaVenereal centro, sopra la quale volaCupido; le tre figure femminili che danzano con le dita intrecciate rappresentano leTre Grazie; all’estrema destra,Zefiro, dio del vento di ponente, rapisce la ninfaCloris, che viene riprodotta nella figura a fianco nelle sembianze delladea Flora, protettrice dei raccolti e della fecondità; all’estrema sinistra, infine, troviamoMercurioche sposta le nubi con il suo caduceo.
Interpretazione in chiave filosofica
Aby Warburgnel 1893 fu il primo critico a leggere l’opera di Botticelli come una trasposizione letteraria dei versi di Poliziano, ponendo il dipinto in relazione con ilpensiero neoplatonico. Secondo il critico, il dipinto rappresenta la dea Venere in seguito alla sua nascita, ovvero quando giunge nel suo regno. L’altro celebre dipinto di Botticelli,La nascita di Venere, si trovava infatti conservato nella Villa di Castello assieme allaPrimavera.
Secondo il pensiero diErnst Gombrich(1945) ed in seguito di Erwin Panofsky, la Primavera di Botticelli rappresenta ilmanifestodell’unione fra filosofia e artesecondo il pensiero neoplatonico dell’Accademia di Careggi, fondata daMarsilio Ficinonel 1462 per volere di Cosimo de’ Medici. Secondo questa visione, la dea Venere è allegoria dell’Humanitas, virtù delle attività spirituali dell’uomo, mentre le Tre Grazie rappresentano la sua fase operativa; Mercurio, nell’atto di allontanare le nubi, guida le azioni dell’uomo e simboleggia la Ragione; Zefiro, Cloris e Flora rappresentano la Primavera, vista in questo caso come forza ciclica della natura.
Lettura in chiave storico-dinastica
Secondo l’ipotesi della critica d’arteMirella Levi D’Ancona, il dipinto di Botticelli fu eseguito in due momenti differenti: nella prima versione fu commissionato da Giuliano de’ Medici per la nascita del figlio Giulio, ma il quadro rimase incompiuto per la morte del committente; nella seconda versione, il dipinto fu riutilizzato dal cuginoLorenzo di Pierfrancesco de’ Mediciper celebrare le proprie nozze conSemiramide Appiani.
Sulla base di questa interpretazione, il gruppo di figure sulla destra dovrebbe rappresentare la passione e l’istinto, ovverol’amore carnale(AmoreFerinus), condannato dal pensiero neoplatonico; le Tre Grazie sono il simbolo dell’AmoreHumanus, ovverol’amore spiritualeed elevato, secondo i principi che stanno alla base dell’umanesimo platonico; la Grazia che si trova al centro dovrebbe raffigurare Semiramide Appiani, Mercurio rappresenta Lorenzo di Pierfrancesco ed infine Venere è il simbolo dell’Amore Universale.








