Osservata la nascita di una magnetar – la kilonova di maggio

Il termine nova entrò nell’uso in ambito astronomico secoli fa per descrivere la misteriosa apparizione di quella che sembrava una nuova stella. Che poi regolarmente spariva dopo un tempo variabile.

Lo spettacolo della morte stellare

Oggi sappiamo che non esiste un solo fenomeno dietro tali eventi ma si tratta comunque quasi sempre dell’evoluzione di una stella già esistente. Di solito, assistiamo a quella che viene generalmente definita morte di una stella, un po’ impropriamente; in questo caso si parla di supernova, per la grande emissione di energia e radiazioni conseguente.

Esiste però un livello ancora più estremo, la kilonova. Come esplicato dal nome, si tratta di un’esplosione mille volte più potente rispetto a una tipica nova. Di una tale portata da generare un lampo gamma (l’inglese gamma-ray burst descrivere il fenomeno in modo ancor più preciso).

All’improvviso, un lampo molto strano

Il lampo di raggi gamma Grb 200522A dello scorso 22 maggio è la più luminosa kilonova mai osservata. Molto più di quanto ci si potesse attendere e in effetti lo studio di un team guidato da Wen-fai Fong, astronoma della Northwestern University di Evanston (Illinois) approvato per la pubblicazione sul The Astrophysical Journal (link al preprint) rivela alcune sorprese.

L’origine dei lampi gamma è a sua volta oggetto di intensa ricerca e oggi si ritiene quelli brevi, di durata inferiore ai due secondi, siano causati dalla fusione di due stelle di neutroni, atto finale di una danza in orbita intorno a un punto comune, sempre più vicine fino allo scontro con conseguente liberazione di un’immensa quantità di energia sotto forma di radiazione elettromagnetica e onde gravitazionali.

Nascita di mostri cosmici

Quando due di questi oggetti si fondono, il risultato che ci si attende è la formazione di un buco nero. Tuttavia qualcosa non torna: per esempio le osservazioni nell’infrarosso (conseguenza della creazione di elementi pesanti, dall’oro all’uranio) da parte del telescopio spaziale Hubble mostrano un livello troppo elevato in questa radiazione.

Allora a cosa porta la collisione di due stelle di neutroni? In questo caso specifico la risposta, secondo la ricerca, è una magnetar. Ovvero l’altro grande mostro cosmico insieme ai buchi neri. Questo oggetto vorticante è dotato di un campo magnetico straordinariamente potente, da cui il nome, così come lo sono le emissioni in particolare di raggi gamma e X dovute agli stellamoti, veri e propri terremoti che spaccano la stella generando onde sismiche estremamente energetiche.

Un lungo viaggio e la collaborazione fra diversi istituti e osservatori

Era stato il Burst Alert Telescope montato sul Swift Gamma Ray Burst Explorer, satellite della NASA, a dare l’allerta; ciò ha permesso a una serie di osservatori sia in orbita che a terra di concentrarsi sull’evento incluso l’Hubble: proprio la grande risoluzione del più famoso telescopio spaziale ha permesso non solo di quantificare l’anomala luminosità ma anche di individuare la lontana galassia in cui si è verificata l’immensa fusione, i cui effetti hanno impiegato 5 miliardi e mezzo di anni per giungere fino a noi.

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