La complicata (e disturbante) vita di re Enrico VIII

Il re Enrico VIII fu il secondo monarca d’Inghilterra e regnò durante il XVI secolo.

Governò per quasi 40 anni e, perlomeno all’inizio, sembra che il suo lungo regno avesse avuto un debutto promettente.

Attenzione: sembra, perché in realtà, con il passare del tempo, non solo Enrico diventò molto impopolare, ma negli ultimi anni del suo dominio la sua salute mentale e fisica si ridussero in modo grave.

Oggi il sovrano più inglese, più per aver dato i natali ad Elisabetta I, è ricordato tristemente per le sue sei mogli, due delle quali finite sul patibolo, e per aver dato inizio alla Riforma Inglese, che nel 1534 portò allo scisma della chiesa d’Inghilterra da quella di Roma.

Tuttavia ci sono anche alcuni aspetti della sua vita, sia positivi sia negativi, che sono spesso messi in ombra da questi problemi ben più noti.

Primi anni di Enrico VIII

Enrico VIII nacque il 28 giugno 1491 (Cancro) a Greenwich, una cittadina situata a pochi chilometri da Londra. Era il secondogenito di Enrico VII, primo re Tudor d’Inghilterra, e di Elisabetta di York, figlia di Edoardo IV, il primo re Yorkista d’Inghilterra.

Enrico ebbe un fratello maggiore, Arthur, che nacque nel 1486.

All’età di tre anni il fratello maggiore di Enrico divenne principe del Galles. Detto in parole povere, Arthur fu designato come l’erede al trono inglese e ricevette quindi un’educazione per diventare re.

Enrico, dal canto suo, venne indirizzato verso la carriera ecclesiastica e, la sua educazione, includeva anche lezioni di teologia, di musica e di poesia.

Nel 1502 Arthur contrasse la “malattia del sudore” (alcuni studiosi moderni pensano che si trattasse di quello che oggi è conosciuto con il nome di hantavirus) e morì. Enrico, di conseguenza, diventò il nuovo erede al trono inglese.

Nel 1509 anche Enrico VII morì ed Enrico VIII diventò il nuovo re d’Inghilterra. Sei settimane dopo l’incoronazione, Enrico sposò Caterina d’Aragona, la vedova di suo fratello.

Caterina era la figlia di Ferdinando II d’Aragona e di Isabella I di Castiglia ed era stata promessa ad Arthur quando aveva appena due anni.

Questa unione sarebbe andata a beneficio della dinastia Tudor, che si era insediata da poco. Il matrimonio di Arthur con una principessa dell’affermata dinastia Trastamara sarebbe servito ad accrescere il prestigio dei Tudor in Europa.

Nel 1496 fu raggiunto un accordo di matrimonio tra la parte inglese e quella spagnola ed ebbe luogo il matrimonio per procura tra Arthur e Caterina.

La coppia si sposò poi nel 1501. Dopo la morte di Arthur, Caterina diventò la Principessa Vedova del Galles e venne accolta nella famiglia di sua suocera, Elisabetta di York.

In seguito Caterina fu promessa in moglie ad Enrico e lo sposò quando lui diventò re.

Enrico VIII come re d’Inghilterra

Quando Enrico diventò re, ci si aspettava grandi cose da lui. A quel punto della sua vita Enrico era un giovane molto affascinante, alto 1,83 metri e con una corporatura imponente, persino per la sua epoca.

Eccelleva come atleta, come cacciatore e come ballerino. I suoi cortigiani non rimasero delusi, perché il re organizzava spesso feste, battute di caccia, giostre e spettacoli musicali.

Era anche un ottimo compositore: una delle sue canzoni, Pastime with Good Company, era molto popolare in tutta l’Europa.

Il re non deluse neppure il resto del regno. Al fine di consolidare il dominio della sua dinastia, il padre di Enrico si rivelò energico nella sua ricerca di diritti reali, un fatto che non andò giù bene ai suoi sudditi.

Per aumentare l’approvazione da parte del suo “neo” popolo, Enrico si sbarazzò di alcune di queste istituzioni, così come di alcuni ex ministri di suo padre.

Il re, tuttavia, si rese ben presto conto che era necessario che esistessero anche queste istituzioni impopolari, poiché erano di aiuto al governo del regno, quindi le fece reintegrare.

I festeggiamenti della corte di Enrico prosciugarono le modeste riserve reali. Ciò però non era così grave come il desiderio del re di partecipare agli impegni militari all’estero.

Nell’Europa Continentale di quel tempo, i francesi e gli spagnoli erano in disaccordo tra di loro, principalmente per quanto riguarda la spartizione del territorio italiano.

Nel 1512 Enrico decise di sostenere suo suocero, Ferdinando II d’Aragona, contro il re francese Luigi XII, nella Guerra della Lega di Cambrai (nota anche come Guerra della Lega Santa).

Questa decisione fu contrastata dai consiglieri più anziani del re, ma Enrico andò comunque avanti. Il re sperava anche di sfruttare l’occasione per ottenere guadagni territoriali nel nord della Francia, ma alla fine non ci riuscì.

Ferdinando morì nel 1516 e fu succeduto da suo nipote, Carlo, che è considerato il primo re di Spagna. Per inciso sua madre, Giovanna di Castiglia, figlia di Ferdinando, era nominalmente monarca.

Tre anni più tardi il nonno paterno di Carlo, Massimiliano I, morì, e Carlo ereditò l’Austria e assunse la guida, in qualità di imperatore, del Sacro Romano Impero.

Carlo ereditò inoltre i Paesi Bassi e la Borgogna quando suo padre, Filippo d’Asburgo, morì nel 1506.

Carlo V, come sappiamo anche dalla storia, era il sovrano europeo più potente a quel tempo, e solo il re francese, Francesco I, era abbastanza forte da riuscire ad opporglisi.

Alla fine scoppiò la guerra tra i due sovrani ed Enrico, inizialmente, si schierò dalla parte dell’imperatore.

Poco dopo Francesco venne sconfitto e catturato a Pavia da Carlo, nel 1525, ed Enrico, a sorpresa, ritirò il suo appoggio a quest’ultimo.

Il re inglese decise di concludere da solo un trattato di pace con i francesi, ma questo cambio di alleanze, oltre ad influenzare il commercio della stoffa inglese nei Paesi Bassi, intaccò la sua popolarità.

La ricerca dell’erede

Nel frattempo Enrico VIII stava avendo gravi problemi anche a casa sua: sebbene lui e Caterina fossero sposati da molti anni, non avevano avuto il tanto sospirato erede maschio.

L’unica figlia che Caterina aveva avuto era la futura Maria I, meglio nota alla storia come “Maria la Sanguinaria”, mentre gli altri bambini erano nati morti o erano morti poco dopo essere venuti alla luce.

Questo diventò presto un problema, poiché c’era una reale minaccia di una crisi di successione alla morte di Enrico VIII.

Oltre a ciò, nessuno era entusiasta all’idea di avere una donna sul trono, e per di più in un’epoca in cui il maschilismo era ancora molto forte.

Tanto per aggiungere la classica ciliegina sulla torta, Enrico si era anche infatuato di una delle dame di compagnia della regina, Anna Bolena.

Sebbene per Enrico fosse possibile prendere Anna come sua amante, i figli nati da lei sarebbero stati considerati illegittimi, quindi non avrebbero risolto la crisi di successione.

Pertanto, a partire dal 1527, Enrico fu preoccupato con quella che, ben presto, venne battezzata la “grande questione del re”, che sostanzialmente era la sua ricerca frenetica di un erede.

Enrico aveva diverse opzioni tra cui scegliere, ma alla fine decise di divorziare da Caterina e di sposare Anna, con la speranza che la nuova moglie gli avrebbe dato il figlio maschio tanto desiderato.

Il re convertì i suoi desideri personali nelle leggi di Dio, convincendosi che il suo matrimonio con Caterina era contro la legge divina, a causa dell’ingiunzione biblica che proibiva il matrimonio con la vedova di un fratello.

Enrico vide inoltre la morte dei figli di Caterina come una punizione per la trasgressione delle leggi di Dio. Per questo motivo cercò di ottenere in tutti i modi l’annullamento delle sue nozze dal papa.

Per sua sfortuna però, Caterina era la zia dell’imperatore del Sacro Romano Impero, che all’epoca teneva in pugno papa Clemente VII. Clemente, ovviamente, non era in grado di opporsi a Carlo.

Inoltre, se il papa avesse annullato il matrimonio di Enrico con Caterina, avrebbe dichiarato illegale un precedente esercizio del potere papale, vale a dire l’approvazione per Enrico di sposare la vedova di suo fratello.

Negli anni successivi Enrico continuò a sperare che il suo matrimonio con Caterina potesse essere annullato legalmente e con l’approvazione di Roma.

Nello stesso tempo emerse un’altra opzione, ben più radicale: rompere completamente i rapporti con Roma.

Nonostante il re continuasse ad avere questo pensiero, né lui né i suoi consiglieri sapevano come realizzare questa idea.

Nel 1532 Thomas Cromwell diventò il primo ministro di Enrico e la Riforma Protestante arrivò anche in Inghilterra.

C’è da dire che Enrico, in un primo tempo, era stato un forte oppositore della Riforma Protestante, tanto da essere insignito da papa Leone X del titolo di “Difensore della fede”, ma grazie alla guida acuta di Cromwell riuscì a staccarsi da Roma e ad istituire la Chiesa Anglicana.

Enrico, come “Deputato di Dio in Terra”, era il capo di questa nuova chiesa. La rottura da Roma avvenne nel 1533, mentre un anno dopo, la Chiesa Anglicana entrò pienamente in funzione.

L’anno precedente, nel 1532, era stato nominato un nuovo arcivescovo a Canterbury, Thomas Cranmer, con l’approvazione del papa.

Cranmer però, a differenza di Clemente, era un sostenitore del monarca inglese, quindi nel 1534 non si fece troppi scrupoli ad annullare il matrimonio tra lui e Caterina.

Il papa rispose in modo stizzito, scomunicando Enrico, ma il sovrano, in questo modo, raggiunse il suo obiettivo: staccarsi dalla chiesa di Roma.

Tuttavia, malgrado tutti i problemi affrontati per riuscire a sposare Anna, il re fu di nuovo deluso. La nuova moglie gli diede un’altra figlia, la futura Elisabetta I, e in seguito ebbe numerosi aborti, uno dei quali avvenne nel 1536.

In un ironico scherzo del destino, la stessa Anna diventò una vittima dell’infedeltà di Enrico VIII: il giorno del funerale di Caterina, avvenuto nel 1536, trovò infatti una delle sue dame di compagnia, Jane Seymour, seduta sulle ginocchia di Enrico, e ciò le provocò un accesso di ira, causandole l’aborto di un figlio maschio.

Alcuni mesi dopo Anna fu processata per adulterio, incesto e alto tradimento e, dopo un processo sommario, venne giudicata colpevole e condannata alla decapitazione.

Enrico, poco dopo aver messo a morte la seconda moglie, sposò Jane, che l’anno successivo diede alla luce il futuro Edoardo VI. Tuttavia, a causa di alcune complicazioni sopraggiunte dopo il parto, Jane morì.

Enrico, dopo la morte di Jane, si sposò altre tre volte: la prima con Anna di Cleves, sorella del duca di Cleves, con la quale convolò a nozze nel gennaio del 1540.

Cleves era un ducato protestante del Sacro Romano Impero, quindi il matrimonio tra Enrico e Anna era sostanzialmente politico.

Cromwell infatti sperava di formare un’alleanza degli stati protestanti del Nord Europa per difendersi dai potenziali attacchi della Francia e del Sacro Romano Impero, entrambi cattolici.

Ad Enrico non piaceva affatto Anna e il matrimonio non venne mai consumato. Dopo pochi mesi infatti divorziò da lei e il re sposò Catherine Howard quasi immediatamente.

Ironia della sorte, non solo la quinta moglie di Enrico era una delle dame di compagnia di Anna di Cleves, ma era anche la cugina di Anna Bolena. Il loro matrimonio durò due anni e non finì bene per Catherine, perché venne colta in flagranza di adulterio.

Come Anna Bolena venne processata per adulterio e tradimento, dichiarata colpevole e, alla fine, giustiziata nella Torre di Londra.

La sesta e ultima (per fortuna) moglie di Enrico VIII fu Catherine Parr, che sposò nel 1543. Catherine, prima delle nozze con il re, era già stata sposata due volte e si maritò ancora una volta dopo la morte del sovrano, avvenuta nel 1547.

La Parr, oltre al ruolo di moglie, ricoprì anche quello di infermiera, in quanto nel 1543 la salute di Enrico aveva già iniziato a peggiorare.

Il loro matrimonio fu armonioso, fatta eccezione per un episodio in cui Catherine e il re ebbero una feroce discussione sulla religione.

Il fatto fece arrabbiare molto Enrico, che ordinò l’arresto di Catherine, ma quando lei venne a saperlo, con una mossa incredibilmente astuta, andò a letto piangendo, turbando così tanto il re da spingerlo a ritirare il suo ordine.

Mentre Enrico invecchiava, la sua salute fisica e mentale peggiorò. Diventò obeso e soffrì di una persistente ferita alla gamba, subita molti anni prima durante un torneo di giostre.

A livello mentale, il re diventò sempre più lunatico e paranoico, sospettando che i nemici (reali e immaginari) si nascondessero in ogni angolo del suo palazzo.

Tuttavia il suo intelletto rimase intatto e, difatti, il re continuò ad occuparsi degli affari di governo e fu persino in grado di distruggere la potente famiglia Howard, la quale sospettava che stesse tramando per controllare il giovane Edoardo, che sarebbe diventato re una volta che Enrico fosse morto.

Enrico VIII morì il 28 gennaio 1547 all’età di 55 anni e venne sepolto nella Cappella di San Giorgio, nel Castello di Windsor. Gli succedette il figlio Edoardo, che aveva nove anni.

Malgrado però Enrico avesse fatto di tutto per avere un figlio maschio, incluso uccidere due delle sue sei mogli, il destino gli giocò un ultimo scherzo, forse uno dei più crudeli.

Edoardo morì a 15 anni e, dapprima, gli succedette Maria, detta la Sanguinaria, poi Elisabetta I, che dopo aver eliminato la rivale al trono, fece diventare l’Inghilterra una grande nazione.

Di Francesca Orelli

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