Un antico mercato vichingo giace sotto un’isola norvegese: lo rivela il georadar

Gli archeologi hanno esplorato una parte della storica isola di Klosterøy, parte del comune di Stavanger nel sud-ovest della Norvegia a circa 300 chilometri a ovest di Oslo, utilizzando un georadar in grado di rilevare segnali provenienti da sotto il terreno identificando quelli che sembrano essere i resti sepolti di diverse case e moli.

L’analisi delle costruzioni suggerisce il sito possa essere stato un mercato nell’era vichinga (dal 793 al 1066 d.C.), ma altri reperti come diversi grandi tumuli funerari di questo periodo visibili nelle vicinanze indicano il luogo fosse importante per la popolazione locale fin da tempi molto più antichi, spiega Kristoffer Hillesland, ricercatore presso il Museo di Archeologia dell’Università di Stavanger e fra gli autori della ricerca. “Era probabilmente un centro di potere durante l’età del ferro” (in Scandinavia iniziò nel 500 a.C. per terminare nell’800 d.C. lasciando il passo all’era vichinga).

Isola di Klosteroy
L’isola di Klostrerøy, sud della Norvegia, nota per l’abbazia medievale agostiniana, sarebbe stata secondo il nuovo studio un importante centro del commercio in era vichinga e forse anche durante l’età del ferro (Credit immagine: Åge Pedersen/Museum of Archaeology in Stavanger; CC BY-SA 4.0)

Klosterøy è a breve distanza da Karmøy, dove nel 2022 fu portata alla luce una nave-tomba costruita nel 770

Risale forse al periodo in cui l’isola era una fattoria reale del primo monarca di Norvegia, Harald Bellachioma (il cui regno si estese fra l’872 e il 930 d.C.) la fondazione del mercato, mentre un monastero dell’Ordine di Sant’Agostino edificato successivamente, risalirebbe al Medioevo, è anch’esso indizio che l’insediamento sull’isola costituiva un centro di potere locale perché le prime istituzioni cristiane in Scandinavia tendevano a essere stabilite in tali luoghi.
Oggi noto come Abbazia di Utstein e sotto tutela come monastero medievale meglio preservato in Norvegia, fu abbandonato nel XVI secolo durante la Riforma protestante locale per essere poi convertito in una fattoria reale.

Per questo studio, oltre al metal detector che ha rivelato nell’area attorno al monastero la presenza di monete e pesi (conferma della natura commerciale del sito) si è fatto ricorso a tecniche radar per evitare scavi all’interno di un’area protetta proprio per il suo interesse storico.

I rilievi hanno evidenziato la presenza di strutture simili alle case a fossa diffuse in Scandinavia e altri luoghi in Europa in epoca vichinga (ma costruzioni basate sugli stessi principi sono state in uso presso varie popolazioni a livello globale), di un diametro variabile fra i due e i dieci metri: la tecnica edilizia consisteva nello scavo di un pavimento sotto il livello del terreno e la copertura di un tetto ad angolo, ricorrendo a materiali come legno o paglia. Le strutture così edificate potevano rimanere fresche in estate e conservare il calore durante il periodo invernale. Si tratta di tipologie di costruzioni spesso rinvenute in siti relativi ai mercati sia dell’età del ferro che dell’era vichinga nelle regioni scandinave, spesso associate a un utilizzo per attività professionali e produttive come i laboratori tessili.

Abbazia di Utstein
L’abbazia di Utstein in una foto storica scattata nel 1898.

“Negli ultimi anni abbiamo visto splendide immagini di grandi navi vichinghe all’interno di tumuli rilevate con l’utilizzo del georadar” – Kristoffer Hillesland

Vicino all’antica riva sono poi stati individuati luoghi di attracco per le imbarcazioni, tre moli che costituivano un accesso ideale verso il mercato oppure la fattoria reale o il monastero, in epoche successive. Probabilmente il periodo di massima attività del mercato arrivava nei mesi più caldi e veniva visitato dalle altre isole e dalla terraferma. Nel complesso, i ritrovamenti suggeriscono il mercato sia rimasto attivo per tutta l’età vichinga fino all’Alto Medioevo.

Fra le caratteristiche antecedenti l’era vichinga, vi sono sempre nei pressi del monastero i tumuli di pietra chiamati cairn, chiamati anche ometti in italiano (che come in numerose altre lingue fa riferimento all’aspetto antropomorfo del cumulo), che in questo caso sarebbero da intendere in funzione funeraria, sepolture dell’età del ferro e, in alcuni casi, persino precedenti. E proprio a questi ultimi sembra essere collegata la presenza di resti di fosse di cottura, anch’esse legate ai rituali funerari (probabilmente, in quell’epoca, legati alla pratica della cremazione).

Hillesland sottolinea che lo studio si basa sull’utilizzo del georadar, oltre al metal detector, e una conferma definitiva sarebbe possibile solo tramite scavi archeologici; tuttavia l’intero sito, incluso il monastero, sorge su proprietà private e a oggi non sono previsti opere di questo tipo (diversi proprietari hanno peraltro manifestato interesse e orgoglio per gli studi archeologi). Nondimeno i rilievi ottenuti tramite il radar in grado di penetrare nel terreno forniscono una descrizione affidabile su ciò che in futuro potrebbe effettivamente essere portato alla luce.

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