Sbarco sulla Luna: 11 curiosità che (forse) non conoscevi (II parte)

3…e la donna che aiutò l’uomo a sbarcare sulla Luna!

Margaret Hamilton era l’ingegnere del software sviluppato per i programmi dei computer di bordo che alimentavano le missioni Apollo della NASA, incluso l’allunaggio del 1969.

Il suo software, senza il quale Aldrin e Armstrong non sarebbero mai tornati dallo spazio, non solo permise agli astronauti di sbarcare incolumi sulla Luna, ma cinquant’anni dopo le valse un brillante tributo illuminato dalla luce lunare.

4.Armstrong era “Mister Ghiaccio”

Neil Armstrong si guadagnò il soprannome di Mister Ghiaccio dopo aver portato fuori Buzz Aldrin, e lui stesso, da una situazione molto pericolosa.

Mentre si stavano avvicinando al suolo lunare a bordo della Eagle, Armstrong dovette assumere il controllo della navicella e guidare oltre il punto di atterraggio prestabilito.

Nonostante stessero esaurendo pericolosamente il carburante, Armstrong pilotò il lander come un elicottero e atterrò nel punto perfetto, il tutto mentre gli allarmi continuavano a suonare ininterrottamente.

Quando il modulo atterrò sulla Luna, rimanevano meno di 40 secondi di carburante.

Jerry Bostick, parlando una volta di lui, disse che Armstrong non solo era un vero leader, ma era anche in grado di fare l’impossibile.

5.Chi filmò l’allunaggio del 1969?

Il momento storico in cui Armstrong calpestò il suolo lunare durò sei ore e, a quei tempi e senza le tecnologie moderne del giorno d’oggi, apparve molto sfocato a chi lo seguiva in diretta televisiva.

Tuttavia pochi sanno che, dietro quelle riprese, ci fu la mano di Buzz Aldrin, che catturò quell’attimo dai gradini più alti della Eagle e mentre Armstrong era già in fondo alla scala.

Il video originale, non tagliato e in alta risoluzione, è stato incluso nel film Apollo 11.

6.Collins non soffrì più di tanto all’interno della Columbia

Mentre Aldrin e Armstrong sbarcavano sulla Luna, Collins continuò a girarle intorno all’interno della Columbia.

Quando tornò sulla Terra, l’astronauta venne battezzato l’uomo più solitario della Luna, ma Collins non si sentì mai solo, nemmeno quando perse di vista la missione durante i suoi voli sul lato opposto del nostro satellite.

“La Columbia era una casa felice. Avevo tre divani, il caffè caldo, la musica e le persone con cui parlare attraverso la radio, quindi mi sono goduto l’attimo.”

Di Francesca Orelli

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