Robot umanoidi e intelligenza artificiale sono divenuti oramai parte integrante della nostra realtà. Non ci sconvolge né la loro presenza né la loro interazione con la nostra quotidianità. Eppure, fino a qualche tempo fa, erano vera e propria fantascienza.
Figuriamoci negli anni Quaranta, quando l’intuito di Isaac Asimov mise a punto l’antologia di racconti destinata a diventare unapietra miliare del genere fantascienza. Sto parlando, naturalmente, di “Io, Robot”, la raccolta che ha rivoluzionato la letteratura di settore.
“Io, Robot” di Isaac Asimov
Asimov rimase molto colpito dalla lettura del racconto breve intitolato “Io, Robot” diEando Binder. Ai tempi aveva solo 19 anni, ma le impressioni che il racconto gli trasmise furono molto forti, tanto che convinsero Asimov a cimentarsi con un analogo tema.
Fu così che nacque “Robbie”, il primo racconto di quella che sarà la raccolta a cui sarà dato il titolo di “Io, Robot”. “Robbie” viene scritto nel 1940 e ha per protagonista un robot che fa da tata a una bambina, ma la madre della piccola – influenzata dal sentire comune che mette in discussione il ruolo dei robot – vorrebbe disfarsene…
La raccolta comprende altri 8 racconti,scritti sempre fra il 1940 e il 1950.Oltre a “Robbie” troviamo “Bugiardo!”, una storia che vede un robot nella difficile posizione di poter leggere nel pensiero degli umani e, al contempo, di non poter arrecare loro alcun danno in forza delle leggi della robotica.
Altro racconto molto interessante è“La prova”nel quale un candidato sindaco viene accusato di essere un robot sotto le mentite spoglie di umano. Verrà appunto messo alla prova per dimostrare di non essere il robot che il suo rivale politico accusa di essere.
Le tre leggi della robotica
Il filo rosso che unisce questi racconti sono le tre leggi della robotica, ideate da Isaac Asimov e che diverranno un punto di riferimento per la letteratura di genere nel tempo.
Le tre leggi prevedono che i robot non possono arrecare danno agli umani (prima legge); devono porsi a servizio degli umani, a patto che ciò non causi loro un pregiudizio (seconda legge) e, infine, se non contrasta con la prima e la seconda legge, un robot deve auto proteggersi (terza legge).
Settanta o ottanta anni fa tutto questo era fantascienza. Oggi siamo ancora lontani dal poter definire tutto ciò come normalità, ma sicuramente immaginare un futuro sempre più a stretto contatto con i robot non è più fantascienza…
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