Forse, il Cappellaio Matto è davvero esistito

Cappellaio Matto

Nel 1865, Lewis Carroll pubblicava uno dei romanzi fantasy più conosciuti nella storia della letteratura, “Alice nel Paese delle Meraviglie”, riuscendo a far sognare generazioni di lettori, grandi e piccini,  mentre inseguiva quel coniglio dentro il buco.

Avventure straordinarie e personaggi improbabilihanno contribuito a rendere il racconto di Lewis Carroll un classico della letteratura di tutti i tempi: difficile incontrare qualcuno che non abbia mai sentito parlare della lepre marzolina o della regina di cuori.

Ancora più improbabile imbattersi in qualcuno che non sappia chi sia il Cappellaio Matto, uno dei personaggi più celebri e amati che incontra Alice nel suo viaggio in unmondo così strano, ma affascinante.

Il Cappellaio Matto, una figura familiare ai lettori di Carroll

Oggigiorno, il personaggio del Cappellaio Matto ci sembra curioso già dalla sua professione: non capita spesso di conoscere qualcuno che si guadagni da vivere modellando e cucendo copricapi.

Non era invece così ai tempi di Lewis Carroll: in età vittoriana, i cappelli andavano di moda e molte persone svolgevano il mestiere di cappellaio, non senza correre seri rischi per la propria salute. Infatti, le lavorazioni in uso ai tempi prevedevano un ampio impiego disostanze chimiche,ma altamente tossiche per la salute.

Fra queste, il mercurio: una prolungata esposizione a questo elemento aveva serie e gravi conseguenze sulla salute umana.Tremori, difficoltà nel parlare e allucinazionierano solo alcune ripercussioni sul corpo umano.

I cappellai, che maneggiavano spesso il mercurio, manifestavano queste patologie e presto divenne uso della società usare il modo di dire “essere matto come un cappellaio”. Il popolo era avvezzo allestramberiedei cappellai e, forse, Carroll si basò su questa circostanza per tratteggiare il suo personaggio.

Theophilus Carter, il mobiliere che ispirò Lewis Carroll?

Secondo un’altra teoria, il personaggio del Cappellaio Matto fu ispirata non tanto dalla figura dei cappellai, quanto da una persona realmente esistita, tale Theophilus Carter. Di mestiere era un commerciante di mobili, ma la sua figura non passava inosservata.

Eccentrico, soleva indossare un cappello e ben presto venne soprannominato “Il cappellaio matto” a Oxford, città dove viveva. Secondo questa versione, Carroll si sarebbe ispirato a Carter non solo per prendere spunto descrittivo, ma anche per prendere le difese di quanti, uscendo dagli schemi, venissero isolati da parte della maggioranza. 

Poco importa, forse, se Carroll si sia ispirato alla figura generica del cappellaio o alla persona di Theophilus Carter: rimarrà per sempre nei nostri cuori il Cappellaio Matto, con il suo aspetto bizzarro e le sue battute no-sense che hanno saputo arricchire i nostri pomeriggi di un tempo.

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