Dark: il viaggio nel tempo come non lo abbiamo mai visto

L’ultima stagione è arrivata su Netflix questo giugno, e ha sconvolto e incantato gli spettatori affezionati. Noi ci abbiamo messo un po’ a recuperare Dark, serie tedesca creata da Baran bo Odar e Jantje Friese, ma non per questo per noi il finale è stato meno d’effetto. Ancora storditi dalla visione, ci prepariamo a raccontarvela in tutta la sua incredibile potenza.

Dark: tre stagioni, infinite rivelazioni

Il fulcro di Dark è sempre stato lo stesso, fin dall’episodio pilota: il principio è la fine e la fine è il principio. Ma quello che all’inizio sembrava un semplice gioco di parole, intrigante ma poco comprensibile, si è coniugato come un vero e proprio filo narrativo nel corso dei 26 episodi che compongono la serie. Il loop temporale, o meglio la Triquetra simbolo di Dark, sono più di una semplice illustrazione: rivelano l’essenza stessa della serie.

Tre punte e due nodi, che costituiscono le tre facce della stessa cittadina: Winden. Sperduta nel cuore della foresta, odiata dai suoi stessi abitanti, Winden è la chiave di volta di un intero multiverso fatto di mondi e realtà alternative. Ma cos’è che affascina così tanto in Dark?

Per noi, è il perfetto gioco di incastri tra scene e rivelazioni.

Ogni cosa che vediamo, fin dal principio, ha un senso e uno scopo all’interno della storia. Anche se in un primo momento fatichiamo a trovare il collegamento, questo esiste e ci verrà rivelato al momento opportuno. Così, assistiamo affascinati al dispiegarsi in campo di forze che ancora non comprendiamo, ma che si muovono e agiscono mosse da una motivazione che ci sarà spiegata solo quando sarà il momento.

Il flusso temporale di Dark è complesso, intrecciato appunto in una Triquetra nella quale ogni istante esiste e si sviluppa parallelo agli altri. Fino all’ultimo minuto della serie, restiamo incollati allo schermo a chiederci quale sarà l’ultimo tassello che darà senso a tutto il resto. Quale il nodo che ancora ci manca, per vedere la Triquetra intera.

Dark

La bellezza delle cose che funzionano

Un perfetto gioco d’incastri come quello di Dark non può che reggersi su un comparto tecnico impeccabile. Dal cast alla fotografia, dalla regia alla colonna sonora, ogni tassello di Dark è infatti pensato per funzionare in maniera quasi perfetta. Così, sullo schermo si susseguono ad esempio attori noti e meno noti, tutti però estremamente intensi e convincenti. 

A partire da Louis Hofmann e Lisa Vicari, i punti cardine dell’intera narrazione, nonché i volti ai quali siamo spinti ad affezionarci maggiormente. Ma anche i numerosi, anzi numeroisissimi personaggi le cui vicende si annodano intorno alla cittadina di Winden colpiscono per efficacia e bravura.

Una fotografia fredda e oscura, una regia capace di adattarsi a ogni realtà che compare sullo schermo e una colonna sonora in grado di mettere i brividi sono la conferma di una produzione che funziona, e si mantiene impeccabile fino alla fine.

Dark è il chiaro esempio di un prodotto pensato e realizzato con passione e competenza. Elementi che sono riusciti a conquistarci sin dall’episodio pilota. E che ne hanno decretato l’elezione come Migliore Serie Originale Netflix da parte degli spettatori di Rotten Tomatoes.

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