Hong Kong e il suo passato ingombrante

hong kong e il suo passato ingombrante

Hong Kong è rimasta per diversi anni una terra arida e abitata per lo più da famiglie di pescatori, che vivevano di sussistenza e con il poco che avevano a disposizione.

Certo, con la prima unificazione della Cina, avvenuta sotto la dinastia Qin (220 avanti Cristo), era caduta sotto l’influenza cinese, ma le sue isole attraversarono per molto tempo i secoli, ignorate dalla storia.

Solo alcune città, situate oggi nei Nuovi Territori, le estensioni continentali tardive di Hong Kong, iniziarono a giocare presto un importante ruolo economico, come Tai, Po e Lantau.

Qui infatti si pescavano perle e si produceva sale. Lantau aveva anche acquisito abbastanza importanza da potersi permettere di ospitare l’ultimo imperatore della Canzone del Sud, Zhao Bing, la cui corte stava fuggendo dall’inarrestabile avanzata mongola.

Hong Kong e le sue acque piene di segreti

Zhao Bing, che allora aveva solo 8 anni, non rimase però a lungo (vivo) a Hong Kong: nel 1279, mentre l’Italia era ancora immersa nel Medioevo e Dante Alighieri era ancora ben lontano dal comporre La Divina Commedia, l’imperatore si annegò, o venne fatto annegare, nel fiume delle Perle.

Ciò fece precipitare tutta la Cina sotto la dominazione mongola. Un fatto molto grave e il motivo per cui, ancora oggi, molti cinesi vedono non vedono di buon occhio la città.

E proprio sul delta del fiume delle Perle, di cui Hong Kong era considerata l’avamposto orientale, che gli europei, in questo caso i portoghesi, misero piede per la prima volta in Cina nel 1517.

Questo delta era la porta di ingresso e il tallone di Achille di una Cina che non aveva intenzione di aprirsi al commercio con questi “Franchi” venuti da Occidente.

Ne Il Leopardo di Kubilai Khan, Timothy Brook racconta come, nel 1517, il capitano Fernao Pires de Andrade, desideroso di commerciare con Pechino, attese nel delta prima di ricevere l’autorizzazione di navigare con le sue navi fino alla foce del fiume, poi fino a Canton, dove ebbe la malaugurata idea di sparare delle salve di cannone.

Hong Kong vide passare questi Franchi, ma non prestò loro la minima attenzione. L’obiettivo degli europei era quello di raggiungere Canton (Guangzhou), un’immensa città portuale che, dopo dieci secoli e la stabilizzazione della Via della Seta, era uno dei punti centrali dello scambio di merci.

Hong Kong si interessò così poco agli europei che, quando i portoghesi vennero espulsi dalla Cina nel 1560, il risarcimento richiesto da loro fu il territorio di Macao, situato dall’altra parte del fiume delle Perle, che si trovava proprio di fronte a Hong Kong.

La guerra dell’oppio

La situazione cambiò in modo considerevole con gli inglesi. Durante il XVII secolo mossero le loro pedine prevalentemente in India e, volendo approfittare fino in fondo di questa conquista, puntarono le loro grinfie su Canton, dove i portoghesi, gli olandesi, gli spagnoli e i francesi li avevano preceduti.

Hong Kong è sempre tra i grandi assenti, ma le difficoltà commerciali che gli inglesi incontrano a Canton nel 1830, li spingono a riconsiderare l’approdo sulle sue rive.

Già nel 1834 Lord Napier, inviato da Londra per far valere i diritti degli inglesi, ipotizzò di trasformarla in una colonia inglese, sotto bandiera britannica, dove gli inglesi avrebbero potuto condurre tranquillamento i loro affari.

Erano già stati considerati diversi luoghi più a nord, come Ningbo, Chisan e Taiwan, ma Napier menzionò anche Hong Kong. Ciò gli valse, a dispetto di tutto, un posto d’onore nel museo di storia che si può visitare ancora oggi nella città.

La svolta avvenne con la prima guerra dell’oppio, dichiarata nel 1839 e che vide combattere ad armi pari inglesi e cinesi. Il loro motivo di disaccordo? Le importazioni d’oppio che gli inglesi, che detenevano il monopolio nell’India orientale, imponevano sui territori costieri della Cina.

Un modo per loro di finanziare le loro importazioni di tè cinese, che il governo inglese aveva deciso di tassare, prima della sua entrata in Gran Bretagna. La tassa, neanche a dirlo, finanzierà lo sviluppo della Marina Reale, e del suo dominio, sui mari.

L’uso dell’oppio era vietato ufficialmente in Cina, ma nel 1839 i suoi consumatori diventarono ben 10 milioni. L’imperatore Daoguang apprende che il suo stesso esercito è infestato da fumatori d’oppio.

Lin, che ha incaricato Canton di mettere fine a questo commercio, non ci pensa su due volte e dà fuoco alle scorte inglesi di oppio.

La Gran Bretagna, pur colta alla sprovvista, colse la palla al balzo per lanciare un’offensiva navale sulle coste cinesi. I mercanti inglesi e le loro famiglie dovevano fuggire da Canton per rifugiarsi a Macao, che era colonia portoghese, ma i portoghesi, ansiosi di conservare la loro neutralità, li respinsero.

La comunità inglese trovò quindi rifugio a Hong Kong, che era quasi deserta, ma le cui acque profonde offrivano un rifugio per le grandi navi da pesca e per la popolazione.

Diverse battaglie navali diedero facilmente la vittoria ad un’Inghilterra meglio equipaggiata e preparata della flotta cinese.

Hong Kong come luogo di asilo

Non furono gli inglesi a reclamare Hong Kong durante la Convenzione di Chuanbi, firmata nel 1840.

Di sua iniziativa Qishan, il governatore cinese della regione, propose quest’isola come ulteriore risarcimento.

Per questo gesto venne condannato a morte, ma, alla fine, la sua pena venne commutata e, per il suo “tradimento”, venne esiliato in Tibet.

Hong Kong, quindi, comincia a simboleggiare l’inizio dell’umiliazione cinese e della globalizzazione forzata, e le rivendicazioni britanniche non tardarono a farsi più pressanti e a crescere.

Tuttavia, se da una parte Londra ottiene il diritto di commercio, di residenza e di extraterritorialità nei cinque porti principali, dall’altra Hong Kong decide di creare da zero una piccola Inghilterra mercantile, ovviamente dopo aver affrontato molte resistenze da parte del Parlamento inglese, poco convinto dal fascino di queste rocce.

In vent’anni la popolazione crebbe, raggiungendo i 120’000 abitanti, mentre la Gran Bretagna, dopo aver vinto la seconda guerra dell’oppio nel 1860, ottenne anche la penisola di Kowloon.

I quartieri iniziarono ad essere costruiti da zero, in particolare sulle pendici del Victoria Peak, una zona residenziale dove lavoravano i domestici cinesi, gli unici ad avere il permesso di rimanere lì.

Le ville con veranda, i templi e le banche – tra cui la HSBC – in stile vittoriano aumentarono.

“Tutto qui respira denaro” affermò Rudyard Kipling in visita a Hong Kong verso la fine del XIX secolo.

La popolazione aumentò anche con l’arrivo, verso la fine del 1850, dei rifugiati Taiping, dei ribelli mistici, riformatori e ispirati dal cristianesimo, che scossero per dieci anni tutto l’impero cinese.

Hong Kong, durante tutta la sua storia, fungerà spesso da luogo per l’asilo politico: nel 1949, dopo la salita al potere dei Comunisti in Cina, nel 1960, durante il disastro del Grande Bond, quando più di 200’000 cinesi trovarono rifugio a Hong Kong, e anche durante la repressione di Tien’anmen nel 1989, quando grazie ai servizi segreti occidentali, quasi 400 dissidenti raggiunsero la città, che era ancora britannica.

Per riassumere il tutto, ci sono due motivi per cui oggi i cinesi odiano Hong Kong: per il suo ruolo di cavallo di Troia e anche perché, fin dal 1850 circa, ha dato rifugio a dissidenti e rifugiati di ogni tipo.

Non sorprende quindi che, ancora adesso, faccia emergere in loro dei brutti ricordi.

Di Francesca Orelli

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