Nataleè ormai alle porte e nelBel Paese, si sa, non c’è Natale senza idolci della tradizione. Tutti diversi e gustosi checambiano da regione in regionema come si sul dire“paese che vai, usanza che trovi”ed è proprio questo il bello della tavola italiana, sforna pietanze succulente che non deludono mai, con accostamenti e ingredienti diversi che affondano le radici in unpassato lontanoma mai dimenticato.
Inutile dire che l’acerrima lottatra i duestorici rivalidellatradizione natalizia in Italiacontinua ancora oggi, con la classica domandapandoro o panettone? Il primo tipico di Milano, nato secondo la leggenda addirittura nel Medioevo, un pane farcito con uva sultanina, oggi candita o uvetta, dalla forma rotonda e cicciotta con la prima ricetta in assoluto attribuita adAngelo Motta. Di tutt’altro stampo, invece, il pandoro di Verona, più snello ed alto, dalla forma conica con base a stella, senza nessun condimento, e dall’impasto morbido con la prima ricetta depositata daDomenico Melegatti.

Ma leidentità culinarie italianevanno ben oltre il pandoro e il panettone. Si innestano nei borghi e nei paesini di provincia che custodiscono gelosamente leantiche ricettedi unagran varietà di dolci tipici del Natale.
Uno di questi, famoso forse non quanto i due su citati, ma con un gran seguito, è ilricciarello. Diorigine senese, questi dolcetti sono fatti di pasta di mandorla con aromi di vaniglia e cannella, morbidi e farinosi si gustano con la loro forma ovale e spolverati di zucchero a velo in un sol boccone.
Dalla Toscana saltiamo inPiemonteper gustare un buonissimotronchetto. Ebbene sì, uno tra i dolci più riprodotti in Italia, è tipico di questa regione che da secoli lo prepara ispirandosi al pezzo di legno, di castagno o di quercia, uno tra i migliori che le famiglie contadine avevano nella legnaia e che conservavano per mettere al fuoco la Notte di Natale, in attesa della Messa di Mezzanotte. Oggi ne esistono molte varianti ma secondo la tradizione il tronchetto deve essere preparato immancabilmente on uova, burro, mascarpone, crema di marroni, brandy, panna e cioccolato.
Ci spostiamo più a sud e precisamente inCampaniache per Natale porta in tavola un’altra prelibatezza abbastanza nota in tutto lo stivale, glistruffoli. Una cascata di palline di pasta fritta tenute insieme da miele e ricoperte di coloratissime codette di zucchero.
Ancora più giù, verso la punta dello Stivale per celebrare anche latradizione calabresefedele aifichi chini, ovvero i frutti secchi riempiti di mandorle, noci, cioccolato, canditi e sovrapposti e incrociati, proprio per formare una croce in onore alla nascita di Gesù, motivo per cui in alcune zone della regione vengono anche chiamatifichi a crocetta.
E voi cosa preparate per Natale? Quali sono le leccornie della vostra terra?
di Francesca Bloise







