Conquista della Luna: il 20 luglio 1969 l’allunaggio, il 21 lo sbarco

L’Apollo 11 decollò dalla Rampa 39A di Cape Canaveral (all’epoca Cape Kennedy) il 16 luglio 1969 per toccare infine tramite il LEM (Lunar Excursion Module), chiamato Eagle (Aquila, simbolo degli Stati Uniti d’America), il suolo lunare quattro giorni dopo alle 22:17:39 ora italiana, poco dopo il celebre “Ha toccato!” di Tito Stagno rimasto nella memoria di tutti gli italiani davanti agli schermi televisivi quella sera di cinquant’anni fa.
La storica frase “Houston, Tranquillity Base here. The Eagle has landed” (“Houston, qui Base della Tranquillità. L’Eagle è atterrato.”), pronunciata da Neil Armstrong, nella diretta Rai rimase in effetti “coperta” dall’altrettanto noto battibecco fra Stagno e Ruggero Orlando scaturito dal prematuro annuncio dell’avvenuto allunaggio.

Il razzo a tre stadi che permise alla navicella spaziale di staccarsi da terra era il colossale Saturn V realizzato sotto la direzione di Wernher Von Braun e Arthur Rudolph, largo 10 metri e alto 110,6, di cui 80, e il 97% del peso totale del velivolo, utilizzati per contenere il carburante necessario a portare in orbita l’Apollo. Con un consumo fino a 15 tonnellate di combustibile al secondo, tali dimensioni appaiono decisamente comprensibili.

Problemi al computer di bordo indussero Neil Armstrong a passare al controllo manuale dell’Eagle per evitare un rischioso atterraggio su un terreno roccioso, optando infine, a carburante quasi esaurito, per il Mare della Tranquillità, un bacino basaltico.

Armstrong avrebbe posato il piede sulla superficie del nostro satellite alle 4:56:15 ora italiana, quando da noi era già il 21 luglio (mentre era ancora il 20 in Nordamerica).

L’escursione di Armstrong insieme a Edwin “Buzz” Aldrin ebbe una durata di due ore e 31 minuti, trasmessa in diretta in tutto il mondo, mentre Michael Collins (il primo astronauta nato in Italia, a Roma) rimase in orbita intorno alla Luna a bordo del Modulo di Comando (il Columbia, omaggio a Jules Verne e al cannone usato nel suo Dalla Terra alla Luna per spedire la navicella sul satellite).

Durante questa storica prima missione sul suolo lunare Armstrong e Aldrin raccolsero 21,55 kg di rocce, scattarono foto di alta qualità (anche in tre dimensioni) e piazzarono strumenti scientifici in grado di rilevare scosse sismiche sulla Luna e di misurare con accuratezza la distanza del satellite dalla Terra.

Il LEM rimase sul suolo lunare per meno di 22 ore prima di lasciarlo, grazie al suo unico motore, e ricongiungersi al Modulo di Comando per poi staccarsene definitivamente una volta esaurita la sua funzione.

71 ore dopo l’allunaggio i tre astronauti ammararono al largo delle Hawaii: erano tornati a casa sani e salvi, come desiderava il presidente Kennedy nel celebre discorso tenuto il 12 settembre 1962.

Gli Stati Uniti avevano vinto la corsa alla Luna: da quel momento potevano iniziare a prevalere gli interessi scientifici.

Di Corrado Festa Bianchet

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