Il fascino per l’Oriente, unito al mistero e alla leggenda, ha sempre reso interessante la lettura de “Il Milione” di Marco Polo, lo storico mercante veneziano che narrò il suo viaggio verso la Cina lungo laVia della Seta.
Fra le tante ed esotiche pagine, ci sono alcune che – più di altre – hanno contribuito a impressionare e suggestionare l’immaginazione dei lettori. Rientra a pieno titolo in questa categoria la descrizione della leggendaria fortezza di Alamut.
La fortezza di Alamut, di cui oggi rimangono solo delle rovine, è situata nell’odierno Iran, a circa 100 kilometri dalla capitale Teheran. Costruita su uno sperone roccioso ad un’altezza di 2.100 metri sul livello del mare, era praticamente inespugnabile, essendo possibile accedervi tramite un solo accesso.
La leggenda di Alamut
Gli elementi per rendere suggestiva tale fortezza, insomma, non mancano ai quali Marco Polo aggiunse una sua descrizione che contribuì in maniera determinante a renderla favolosa.
La fortezza era il centro di potere deinizariti, una corrente musulmana, che era anche nota con il nome di “assassini”: gli adepti si dedicavano con costanza all’eliminazione fisica dei propri avversari politici e, secondo la leggenda, prima di uccidere fumavano hashish. Da qui, dunque, il termine assassini che, col tempo, è andato a indicare appunto chi uccide qualcuno.
Marco Polo descrive, ne “Il Milione”, la bellezza di questa roccaforte: si trattava di unpiccolo impero con floridi giardini e ricche biblioteche,elementi che si contrapponevano con forza alla brutalità dei suoi abitanti.
Qui, oltre a essere un centro di potere, si discuteva e ci si confrontava di filosofia e arte, si copiavano testi e si coltivava il sapere e la conoscenza, proprio come in un paradiso.
Proprio l’immagine di un paradiso è quella che si staglia dalla lettura delle pagine di Marco Polo: oltre all’amore per il sapere, immersi in una natura rigogliosa, scorrevano fiumi di latte e di miele, venivano ospitate bellissime donne e tutti i desideri venivano esauditi.
La prigione di Alamut
La leggenda non finisce qui: il lato oscuro della medaglia c’era, eccome. Il capo di Alamut, prima di commissionare un omicidio, rapiva e portava il futuro assassino nella propria fortezza, facendogli provare la bellezza del posto.
Una volta che l’uomo si fosse abituato a questo stile di vita, lo drogava e gli comandava di eseguire l’omicidio, se avesse voluto rientrare nella fortezza. Se si fosse negato, ovviamente, le porte della fortezza non si sarebbero mai più aperte per lui…
La leggenda della fortezza di Alamut è sempre molto affascinante e possiamo dunque immaginare quale effetto fecenei secoli bui del Medioevosu quanti leggessero e sognassero di una fortezza paradisiaca i cui abitanti venivano chiamati assassini…
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