Gli anni Sessanta a Parigi, nella fantasia di Jules Verne

Jules Verne

Chiedersi come sarà il futuro è una delle domande fondamentali nella storia dell’umanità e di ogni uomo; non è, dunque, un caso che molti scrittori si siano interrogati su come sarebbe stato il futuro, arrivando così a scrivere romanzi che sono diventati pietre miliari della letteratura.

Come non ricordare, su tutti, il futuro che George Orwell aveva immaginato nel suo celeberrimo “1984”, dove il controllo ossessivo delGrande Fratellosarebbe stato la cifra determinante della realtà?

Meno famoso, ma altrettanto interessante è il futuro che lo scrittore francese Jules Verne aveva immaginato per Parigi: correva il 1860 e con una fantasia e immaginazione fuori dal comune, lo scrittore aveva descritto come – secondo lui – sarebbe stata la capitale esattamente un secolo dopo.

La Parigi che Jules Verne immaginò

Paris au XX siecle, infatti, descrive la città nel 1960, dove ci sonotreni ad alta velocità,grattacieli in vetro, automobili che si muovono a gas, una rete di comunicazione mondiale e calcolatori. Cose che oggi, per noi, sono scontate, ma che Verne aveva immaginato con più di 100 anni di anticipo.

Il protagonista della storia è un giovane laureato in lettere antiche che si sente un pesce fuor d’acqua in un mondo così tecnologico dove servono ingegneri e tecnici, mentre umanisti e letterati sono di troppo.

Il romanzo fu scritto da Verne negli anni Sessanta del XIX secolo, mavenne pubblicato postumo, solo nel 1994,qualche anno dopo la fortuita scoperta del manoscritto originale da parte di un nipote dello scrittore francese che trovò una copia in una cassaforte.

L’editore di Verne quando lesse di questa Parigi così tecnologica, ma anche di scenari con profondi disagi sociali decise di cassarne la pubblicazione perché era troppo pessimistico e non avrebbe avuto un successo commerciale.

Il dramma sociale

Effettivamente, Verne non celebra la Parigi del futuro, ma ne tratteggia un profilo piuttostotriste e drammatico, a differenza di altri autori che, invece, vedevano nel futuro ottime e rosee possibilità di progresso.

Questo romanzo è indubbiamente interessante perché permette di vedere, tramite gli occhi di uno scrittore dell’Ottocento, un futuro che, alla fine e per molti versi, si è concretizzato. Molte delle invenzioni sono oggi di uso comune, nella nostra quotidianità; tuttavia, anche l’aspetto sociale, per vari aspetti, si è verificato.

Ci sarebbe, dunque, da chiedersi che futuro ci immaginiamo noi, oggi: come sarà il mondo fra cento anni? E, oltre ai progressi tecnologici e scientifici, che umanità potrebbe accogliere e sviluppare? Interrogativi che sembrano banali, ma che in realtà ci pongono di fronte a scenari e dilemmi molto complessi.

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