Siamo tutti d’accordo che la messa a punto della stampa a caratteri mobili da parte di Johann Gutenberg è stata una delle invenzioni fondamentali nella storia dell’umanità, una vera e propria rivoluzione che ha travolto il corso degli eventi.
Anche noi, abituati ai frenetici ritmi di circolazione delle informazioni al mondo di oggi, non fatichiamo a cogliere quale piacevole sorpresa possa essere stato l’avvento di unsistema veloce ed efficientecome la stampa in un mondo dove regnava, a livello di comunicazione scritta, la penna e i tempi biblici dettati dalla copiatura degli amanuensi.
Insomma, una rivoluzione tout court ha trasformato, come mai prima di allora, la comunicazione scritta imponendosi con i suoi tempi, la sua precisione e i numeri che non si potevano nemmeno lontanamente sognare alcuni anni prima.
La stampa in Italia nel XV secolo
La data di nascita della stampa viene collocata indicativamente nella metà del Quattrocento quando l’orafo di MagonzaJohann Gutenbergideò un sistema che consentiva la produzione meccanica dei libri. In Italia, dopo brevissimo tempo arrivò questa rivoluzione sia tecnologica che culturale e si radicò subito.
I motivi di tale successo sono da ricercare nel fertile contesto storico e culturale che animava la nostra Penisola in quegli anni. Da una parte, gli scrittori e autori erano numerosi e attivi, così da poter fornire la “materia prima” per i libri, dall’altra parte la popolazione aveva un discreto livello di scolarizzazione e urbanizzazione tale da costituire una domanda adeguata di libri.
I libri maggiormente richiesti erano, ai tempi,libri per i bambini e i ragazzi, appartenenti per lo più al ceto benestante eche potevano istruirsi; libri che utilizzavano i professionisti per motivi di lavoro (avvocati, medici, …), ma anche testi legati allapratica religiosa e per l’intrattenimento.
Vendere i libri, un’impresa
Con queste premesse, sembra quasi incredibile che – soprattutto agli inizi – fosse difficile avviare con successo un’attività di tipografia. Le criticità erano legate aicosti di investimento, che erano elevati e dispendiosi, e all’incertezza del profittonel breve periodo.
Infatti, non erano rari gli editori che lamentavano importanti giacenze di magazzino perché – dopo il boom iniziale – il mercato si saturava ben presto soprattutto per i titoli più gettonati, come quelli legati al mondo religioso.
Un altro imprevisto che pregiudicava il buon esito del commercio librario era rappresentato dagli incidenti che potevano sopravvenire, come incendi che distruggevano i magazzini o il diffondersi di epidemie che bloccavano le vie del commercio.
Fortunatamente, però, editori e scrittori riuscirono a trovare sempre un modo per sopravvivere nel difficile mercato dei libri di allora e a far superare a questo straordinario mezzo le criticità che man mano si presentava e contribuire, così, al diffondersi della cultura e del sapere nel tempo e nella società.
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