L’ira di Achille è, come tutti sappiamo, una delle prime locuzioni dell’Iliade, il primo poema della letteratura occidentale. L’ira di Achille è anche il motore che muove tutto il poema, ma perché era tanto arrabbiato l’eroe acheo?
Considerata l’importanza di tanta rabbia, vediamo di rispolverare insieme alcuni fatti del poema di Omero. Achille, valoroso eroe acheo, si infuria contro Agamennone perché quest’ultimo gli aveva sottratto la sua schiava, Briseide.
Briseide, chi era?
Briseide era, appunto, la schiava di Achille, ma non era una schiava qualsiasi. Si trattava di un “dono prezioso” che l’esercito acheo aveva riservato ad Achille dopo una razzia a Lirnesso, una città vicino a Troia che era stata saccheggiata dai soldati durante il lungo assedio della città.
Come in ogni incursione, i soldati avevano fatto un bottino che andava spartito fra chi aveva partecipato al saccheggio. Sin da subito, però, Briseide fu tenuta da parte dal bottino di guerra e riservata ad Achille come segno di riconoscimento della sua forza e del suo valore.
Fra Achille e Briseide nasce qualcosa, un’intesa, un affetto, che va oltre il rude rapporto di schiavitù/possesso che li lega. Nonostante questo, però, non bisogna banalizzare e credere che l’ira di Achille per la sottrazione di Briseide sia dovuta solo a un rapporto personale.
L’affronto di Agamennone
Infatti, Briseide era per Achille un emblema, un simbolo della sua superiorità ed eccellenza nel combattimento. La sottrazione della schiava rappresenta, quindi, un oltraggio, un affronto al suo status di eroe che viene declassato a mero uomo, mero soldato al pari degli altri.
Agamennone, a sua volta privato della sua schiava Criseide, sottrae la schiava Briseide e umilia Achille: uno scontro fra titani che culmina nel faccia a faccia che li contrappone.
L’uno davanti all’altro, si lanciano insulti pesanti. Achille, giovane e impulsivo, sta per andare oltre: ha già la mano sulla spada, ma l’intervento della dea Atena lo frena. Seguendo il consiglio della dea, Achille non attacca fisicamente Agamennone, ma si ritira in solitudine nella sua tenda per quasi due mesi.
In conflitto con il resto dell’esercito, sarebbe rimasto chiuso nella sua tenda per molto altro tempo, se solo non fosse successo qualcosa di ancora più grave che lo avrebbe portato a tornare sui propri passi: l’uccisione dell’amico fraterno Patroclo… E, come sappiamo, il ritorno in battaglia di Achille ribalterà completamente le sorti del conflitto più famoso della letteratura occidentale.
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