I signori delle piramidi: i perri peruani sin pelo, i cani preferiti dagli Inca (II parte)

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Le cose però (fortunatamente) iniziarono a cambiare nei primi anni Novanta, quando un movimento cominciò ad affermare che i cani senza pelo non erano cinesi, ma una vera e propria eredità lasciata dagli Inca e dalle altre civiltà precolombiane, e i perros peruanos sin pelo ricominciarono ad entrare nelle case e nei cuori dei peruviani.

Quando però il governo peruviano decise che, per legge, almeno un perro peruano come Sumac e Munay doveva essere presente nei siti archeologici, e vicino ai musei, ci fu una svolta ancora più importante.

Oggi il cane è adorato in tutto il Perù. La nazione ha anche istituito una Commissione Nazionale per la Protezione del Cane Peruviano senza Peli e che il 12 giugno – il giorno in cui i cani, da sconosciuti, ridiventarono una razza riconosciuta a tutto tondo – diventasse il giorno in cui la nazione intera festeggiava il perro peruano sin pelo.

I signori delle piramidi, Sumac e Munay, sono amati molto sia dai turisti sia dagli archeologi che lavorano nel sito.

I cani vagano liberi intorno a Huaca Pucllana – una piramide massiccia e decorata con numerosi fregi che venne costruita da una civiltà precolombiana intorno al 500 avanti Cristo – come se fosse da sempre la loro vecchia casa suburbana.

Corrono lungo il recinto, abbaiando ai cani e ai passanti che si trovano dall’altra parte per dare loro il benvenuto. Entrambi indossano una maglietta con i colori del Perù e camminano tra i turisti per ricevere un po’ di affetto, tenendo la coda tra le gambe.

Seguono gli archeologi mentre continuano a scavare tra le rovine e, occasionalmente, durante i tour le guide si fermano per raccontare la storia della razza.

Sumac e Munay hanno persino adottato una “mamma”: Delia Zyomee Huemon, una 53enne che lavora nel parco archeologico:

“La mattina pulisco le loro cucce e preparo il loro cibo. Devo anche pulire gli altri animali, come i lama, e loro (i perros) mi seguono ovunque. Mi adorano.”

Se da una parte questi cani hanno una grande personalità, dall’altra rappresentano una costante fondamentale per i siti archeologici e i musei:

“La nostra idea” continua Ganoza. “È quella di passare quest’informazione sulla nostra cultura. Grazie ai cani presenti nei siti, e alle persone che li guardano, passiamo la nostra storia.”

Di Francesca Orelli

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