Tutti quanti noi abbiamo delle paure, delle cose che ci mettono timore o angoscia e ognuno di noi decide di affrontare questi piccoli o grandi scogli della vita a modo proprio. Non sono pochi gli scrittori, come Stephen King, che hanno deciso di rendere le propriefobieun tema dei loro romanzi.
Prima di entrare nel dettaglio, scrivere delle proprie paure è un modo frequente per affrontare, per prendere in mano la situazione e non lasciarsi intimorire delle cose che ci fanno paura. è un modo per non distogliere, ma focalizzare l’attenzione verso argomenti spinosi.
Per questo motivo, molti scrittori hanno fatto delle proprie fobie un successo. Dicevamo di Stephen King, ma non è il solo… diciamo che è in buona compagnia.
Stephen King e i clown
L’avreste mai detto che l’autore di “IT” è terrorizzato daiclown? Probabilmente no, ma vi assicuro che Stephen King soffre di quella che viene definita coulorofobia, cioè paura dei clown. Da questa paura profonda, lo scrittore ha tratto la forza di reagire e di affrontarla dando vita a uno dei personaggi più famosi della letteratura horror,Pennywise.
Oltre a quella per i clown, Stephen King ha altre fobie: quella per il numero 13 e quella per i ragni.
Anche Truman Capote era ossessionato dal numero 13, tanto che lo evitava il più possibile. Oltre al numero 13, Truman Capote erasuperstiziosoanche per quanto riguarda il giorno venerdì: non iniziava e non concludeva alcun lavoro in quel giorno della settimana.
La paura di essere sepolti vivi
I progressi tecnologici e medici rendono sempre più remoto il rischio di essere chiusi in una bara quando si è ancora vivi, ma fino a qualche decennio fa il rischio non era così lontano. Non è difficile immaginare che molte persone fossero terrorizzate dall’idea di essere sepolti vivi.
Fra di loro, c’eraEdgar Allan Poeche soffriva di tafofobia e si legge, infatti, in molti suoi racconti della sottile linea di divisione fra vita e morte. Anche Hans Christian Andersen aveva questo terrore.
Prima ancora della morte, la paura della malattia e delle contaminazioni: chi meglio di Marcel Proust può essere un perfetto esempio di scrittore che viveva terrorizzato dalle proprie ossessioni? Proust aveva lafobia delle malattie e delle infezioni e, per questo, viveva chiuso in una stanza ricoperta di sughero. Qui, sia pur tormentato dai propri pensieri ossessivi, è riuscito a regalare all’umanità uno dei testi più importanti del secolo scorso,Alla ricerca del tempo perduto.
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