Dieci anni di guerra e dieci anni di viaggio: sommati questi due intervalli temporali si raggiungono venti anni, lunghi e intensi, che Ulisse trascorre lontano da casa sua, dalla sua famiglia e dal suo regno.
Itaca, appunto, l’isola che governa e che esiste non solo nei testi omerici, ma anche nella realtà. Si tratta, infatti, di un luogo ben identificato nei testi del cantore greco e che coincide con l’isola chesi trova nel Mar Ionio,fra Cefalonia e le coste della Grecia occidentale.
Itaca, la patria di Ulisse
Nonostante la sua fama, eternamente legata al mito di Ulisse, Itaca rimane oggi un’isola piuttosto autentica, non ancora travolta dal turismo di massa. Raggiungibile via traghetto da Cefalonia, l’isola vanta numerosespiagge, un mare cristallino e piccoli borghi autentici.
La figura di Ulisse c’è, ma non c’è: infatti, non ci sono grandi attrazioni turistiche legate al personaggio omerico, ma solo alcuni ruderi di un castello che si attribuisce di proprietà del re itacense.
E se la patria di Ulisse non fosse stata Itaca?
Sebbene, come dicevamo, Itaca e Ulisse sono uniti per l’eternità, alcuni studi – sia pur minoritari – stanno mettendo in discussione che l’isola di cui Ulisse fosse re sia proprio Itaca.
Il punto di partenza per sostenere questa tesi è un passaggio dell’Odissea, quello nel quale Ulisse descrive la propria patria ad Antinoo (inizio del libro IX, dal verso 21). In questo dialogo, Ulisse sostiene che Itaca sia l’isola più a occidente delle isole che la circondano.
Guardando un atlante, Itaca non è l’isola più a ovest della zona: anche solo Cefalonia è posta a occidente di Itaca. Inoltre, sempre nel medesimo passaggio, Ulisse cita un solo monte, il Nerito, quale elemento naturale montagnoso di nota.
E, invece, Itaca ha una conformazione piuttosto montagnosa e collinare,con numerose scogliere che cadono a picco sul mare. Per questi motivi, diversi studiosi sostengono che Ulisse sarebbe stato re diPaliki, la penisola occidentale di Cefalonia, che ai tempi di Omero molto probabilmente era un’isola e che si presenta decisamente più pianeggiante di Itaca.
Una tesi che, come dicevo, è rimasta minoritaria, per quanto sia in circolazione da diverso tempo, ma che tuttavia presenta varie argomentazioni a sostegno. È interessante, al di là della singola circostanza oggetto di questo articolo, notare come ancora oggi possano esserci interpretazioni diverse sui testi omerici.
Questo dimostra senz’altro l’interesse che questi testi riescono a suscitare su studiosi e appassionati che, a distanza di millenni, leggono con occhio critico e curioso passaggi fondamentali senza dare nulla di scontato.
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