Le scimmie possiedono un’intuizione geometrica innata simile a quella degli esseri umani: i babbuini e i macachi soggetti di un nuovo studio, nello specifico, sono in grado di elaborare i concetti di spazio e figura seguendo la stessa logica dei bambini in età prescolare.
Il nostro cervello esegue in continuazione e in modo silenziosocalcoli di una complessità straordinaria. Immaginiamo di camminare lungo un sentiero e imbatterci in un segnale con duefrecce triangolari, una puntata a destra e l’altra a sinistra. Senza alcuno sforzo cosciente, sappiamo che si tratta della stessa forma, semplicementeruotata. Tale capacità di percepire le costanti geometriche, la sensibilità allospazio euclideo, è stata a lungo considerata il “sacro Graal” dell’intelligenza umana. Un prodotto raffinato di millenni di cultura e anni di faticosa istruzione scolastica.
Una ricerca della Carnegie Mellon University, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), sta tuttavia scardinando questo dogma. Lo studio suggerisce che la geometria non sia una conquista culturale maun’eredità biologica: un’architettura mentale che condividiamo con i nostri cugini primati e una dote che possediamo fin dalla nascita.
Un’architettura mentale condivisa fra umani e primati
Al centro delle scoperte del team guidato dalla neuroscienziata Jessica Cantlon, il fatto che il pensiero geometrico non sia una facoltà “tutto o niente” apparsa magicamente nell’essere umano. Al contrario, scimmie come ibabbuini verdi(Papio anubis),macachi Rhesus(Macaca mulatta) e ibambini in età prescolare(dai 3 ai 6 anni) elaborano le relazioni spaziali in modo quasiindistinguibile.
Secondo la professoressa Cantlon, queste intuizioni sono “profonde ed evolutivamente antiche”, suggerendo che la nostra capacità di astrazione sia molto più radicata di quanto osassimo sperare:
“Ciò che ci ha sorpreso non è solo il fatto che le scimmie riuscissero a svolgere il compito. È che scimmie, bambini e adulti sembrano pensare alle relazioni geometriche fondamentalmente nello stesso modo. Questo suggerisce che tali intuizioni facciano parte dell’architettura di base della mente dei primati.”
Una continuità evolutiva che ridefinisce il concetto d’intelligenza: l’astrazione non è un salto improvviso nella storia naturale ma unfilo rossoche unisce le specie.
La geometria senza banchi di scuola
Per dimostrare che la geometria non è un semplice prodotto dell’istruzione umana, i ricercatori hanno introdotto una variabile fondamentale:il popolo Tsimané della Bolivia.Questa comunità di agricoltori-raccoglitori vive con un accesso minimo alla scolarizzazione formale, offrendo ai ricercatori illegame mancanteper isolare lo sviluppo biologico dall’influenza culturale.
I risultati sono illuminanti: gli adulti Tsimané mostranole stesse intuizioni di basedei bambini e dei primati. Questo dato prova che l’istruzione non “crea” il pensiero matematico dal nulla. La scuola agisce piuttosto come una lente che affina e formalizza capacità biologiche preesistenti. Non impariamo avederelo spazio a scuola, impariamo solo a dargli unnome simbolico.
Kalamata e l’etica del lavoro dei primati
L’esperimento si è svolto presso il “Primate Portal” dello zoo di Seneca Park, tramiteun’interfaccia touchscreendove i primati possono scegliere liberamente se partecipare ai test. Qui, la ricerca ha assunto sfumature quasi umane: le scimmie amavano così tanto il “gioco” delle forme da mettersi letteralmente in fila per partecipare. Non sono mancati i litigi quando qualcuno cercava dimonopolizzarelo schermo: accadeva spesso conKalamata, un babbuino verde dalla dedizione straordinaria.
Mentre i bambini ricevevanofigurinecome premio e le scimmie deibocconcini di cereali, la vera sfida era la difficoltà del compito. Le forme non avevano indizi di colore, dimensione o caratteristiche distintive: l’abbinamento corretto dipendeva esclusivamente dallasomiglianza geometrica. Jialin Li, primo autore dello studio, ricorda Kalamata con ammirazione:
“Uno dei babbuini, di nome Kalamata, è stata la scimmia più laboriosa che io abbia mai visto. Veniva davanti allo schermo e aspettava che accendessi il computer, poi restava seduta lì per due o tre ore a completare ogni genere di compito matematico.”
Questa curiosità spontanea verso compiti astratti eingannevolmente difficilisuggerisce che il desiderio di comprendere la struttura del mondo sia un tratto intrinseco della natura dei primati.

L’astrazione intuitiva oltre il simbolo
Dalla ricerca è emersa una distinzione tecnica fondamentale tra l’elaborazionesimbolicae quellaintuitiva. Gli adulti scolarizzati analizzano le forme scomponendole inconsciamente in regole: simmetria, parallelismo, angoli retti e lunghezza dei lati. Al contrario, le scimmie e i bambini piccoli si affidano a un’elaborazione intuitiva della “forma globale”.
Sebbene i bambini non posseggano ancora i simboli logici degli adulti, la loro capacità di riconoscere forme simili nonostante rotazioni e scale diverse rimaneuna forma di cognizione molto astratta. Lo studio dimostra che non esiste un abisso tra noi e le altre specie, ma uno spettro continuo di capacità di elaborazione delle informazioni spaziali.
Una storia lunga 70.000 anni
Queste scoperte trovano una conferma sbalorditiva nell’archeologia. La sensibilità alla geometria euclidea è stata una delle prime cose che l’umanità ha sentito il bisogno di “scrivere”. Pensiamo alla pietra incisa con linee parallele trovata nellaBlombos Cavein Sudafrica, risalente a 70.000 anni fa, o allazanna di mammutdi 35.000 anni fa rinvenuta in Germania, che reca ben 88 tacche organizzate meticolosamente in file.
Simili reperti indicano che l’intuizione geometrica era giàcodificatanel nostro cervello molto prima dell’invenzione della scrittura o della matematica formale. E oggi sappiamo che questa codifica ha radici ancora più antiche, ereditate dai nostri antenati comuni con i babbuini e i macachi.
Le implicazioni per il futuro sono profonde. Se la geometria è un istinto, l’educazione non dovrebbe essere un processo di “riempimento” di una tabula rasa ma un lavoro di costruzione su fondamenta biologiche già presenti nel bambino.
Un esempio affascinante di questo approccio è l’iniziativa che vede gli studenti delle scuole elementari imparare a programmare percreare nuovi compiti proprio per il Primate Portal. In questocerchio che si chiude, i bambini usano la logica simbolica umana per dialogare con la mente intuitiva dei loro cugini primati, favorendo al contempo la conservazione e la ricerca scientifica.
Le fondamenta del nostro pensiero più astratto sono condivise con gli altri primati. Forse, guardando negli occhi un babbuino davanti a uno schermo, stiamo solo guardando in uno specchio che riflette l’origine stessa della nostra intelligenza.
Fonte:Continuity in geometric intuition between humans and monkeys, PNAS (luglio 2026).
https://doi.org/10.1073/pnas.2532934123
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