Nel 1926, cento anni fa, nasceva in provincia di Varese Dario Fo, uno degli intellettuali italiani del Novecento più conosciuti al mondo, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1997. Il prestigioso premio gli fu conferito perchè «seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi».
La produzione di Dario Fo si è distinta appunto perché ha saputo portare in scena la tradizione degli attori della commedia d’arte italiana che, nel Medioevo, veniva rappresentata per le corti europee.
Immaginiamo, dunque, in un mondo così distante dal nostro per cultura, possibilità di viaggiare e di comunicare come fosse difficile per gli attori farsi capire da un pubblico con il quale non condividesse nemmeno una parola in comune. Da qui la necessità di utilizzaregesti e suoni che superassero i confini territoriali.
Il grammelot di Dario Fo
Dario Fo si ispirò a questi attori per mettere insieme il suo “grammelot”, quellanon-lingua(che lui stesso definìpapocchio di suoni) fatta di suoni onomatopeici, gesti, ma anche parole tratte dai dialetti del Nord Italia (lombardo e veneto, principalmente) che lo rese celebre.
Privo di sintassi e regole grammaticali, il grammelot si avvale moltissimo delle capacità gestuali e di mimo dell’interprete che riesce a farsi capire come se stesse utilizzando una lingua condivisa con i propri spettatori.
Lo Zanni e altri racconti
Il successo dei racconti di Dario Fo è da ricondurre anche alla scelta delle storie da lui narrate. Sebbene si fosse ispirato alla tradizione delMedioevoe le storie hanno per protagonisti personaggi di altri tempi, il messaggio che riuscì a trasmettere era sempre attuale, nonostante i mutati contesti storici e temporali.
Uno dei personaggi più famosi fu lo Zanni: un contadino del Nord Italia che, come moltissimi nel Medioevo, si trovava a fare i conti conla fame, la povertà, la carestiae le difficoltà ad adattarsi a un mondo contadino in cambiamento.
Molto famoso è il monologo dello Zanni che viene presentato in “Mistero Buffo” del 1969: affamato, ma privo di mezzi, lo Zanni sogna un succulento pasto, salvo svegliarsi e trovare una realtà ben differente.
In un altro racconto di “Mistero buffo”, Dario Fo attaccapapa Bonifacio VIII, i rigidi protocolli e le ricchezze dello stesso in un monologo che è passato alla storia: come sempre, la capacità di Dario Fo di farsi capire e comunicare efficacemente è eccellente e lo dimostra il fatto che, a distanza di decenni, le sue opere riescono ancora ad attrarre un folto pubblico.
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