Dinosauro europeo in Brasile: un’inattesa rotta migratoria

Dasosaurus tocantinensis, sauropode brasiliano

I paleontologi hanno identificato in Brasile una nuova specie di dinosauro sauropode, denominataDasosaurus tocantinensis, vissuta circa 120 milioni di anni fa e strettamente imparentata con specie rinvenute in Europa.

La scoperta delDasosaurus tocantinensisnon è avvenuta fra le silenziose pareti di un remoto canyon ma tra il fragore delle scavatrici e il grigio cemento delcantieredi un terminal ferroviario a Davinópolis, nello stato del Maranhão (Brasile). I paleontologi intervenuti in loco si aspettavano inizialmente di trovarsi di fronte a resti dimegafauna del Quaternario, mammiferi relativamente recenti coevi dei primi esseri umani. La realtà era tuttavia ben diversa, ancor più grandiosa: a otto metri sotto il livello del terreno giacevaun titano di 120 milioni di anni fa. A ricordarci che sotto le infrastrutture della nostra modernità riposano giganti che attendono solo l’occasione giusta per raccontare la propria storia.

Gli spagnoli che emigrarono a piedi verso il Brasile

L’identificazione del Dasosaurus tocantinensis scuote le fondamenta delleteorie sulla distribuzione dei dinosauri nel Cretaceo inferiore. Non siamo di fronte a una specie isolata ma a un tassello fondamentale di un mosaico globale. Le analisi filogenetiche rivelano un legame di parentela strettissimo con ilGarumbatitan morellensis, un sauropode vissuto nell’attuale Spagna circa 122 milioni di anni fa. Questa scoperta suggerisce che il Brasile non fosse una periferia biologica o un “vicolo cieco evolutivo”, bensì una regione vitale di una rete biogeografica dinamica che univa terre oggi separate da interi oceani.

“Oltre ad ampliare la nota diversità dei sauropodi del Cretaceo inferiore nella parte settentrionale del Sud America, questa scoperta evidenzia le connessioni biogeografiche con le aree più settentrionali del Gondwana, così come con l’Europa”, ha dichiarato il dottor Max Langer dell’Università di San Paolo.

Quando l’Atlantico ancora non esisteva

Tra i 140 e i 120 milioni di anni fa la geografia era molto diversa da oggi, con laPangeagià divisa ma con una configurazione dei continenti molto diversa da quella attuale, un puzzle in perpetuo movimento. I dati raccolti dai paleontologi indicano che, mentre anche ilsupercontinente Gondwanainiziava a frammentarsi, ilcladoa cui appartiene il Dasosaurus ebbe probabilmente un’origine europea. È da qui che questi colossi iniziarono una dispersione verso il Sud America, attraversando il Nord Africa in un arco temporale compreso tra ilValanginiano(137-133 milioni di anni fa) el’Aptiano(121-113 milioni di anni fa). La tettonica dell’epoca non aveva ancora dato forma all’Oceano Atlantico meridionale, permettendo a queste stirpi di giganti di colonizzare territori che la geocronologia ci conferma essere stati, un tempo, parte di un lungo ma percorribile cammino.

Il ritrovamento delDasosaurus tocantinensise la sua parentela con specie europee come ilGarumbatitansuggeriscono infatti l’esistenza di quello che i geologi chiamano uncorridoio tettonico-sedimentario.

La Configurazione del “Ponte”

Non dobbiamo immaginare un ponte di terra continuo e solido come un’autostrada, ma piuttosto unarcipelago dinamicoo una serie di “pietre d’inciampo”

  • L’apertura acerniera:nel Cretaceo inferiore, l’Atlantico si stava aprendo come una cerniera da sud verso nord. Mentre il sud (tra Argentina e Sudafrica) era già separato, la parte settentrionale del Brasile era ancora estremamente vicina, se non attaccata, alla costa dell’Africa occidentale (Nigeria/Camerun).
  • Il passaggio Sahariano:l’ipotesi più accreditata è che questi sauropodi si siano spostati dall’Europa verso il Sud America passando attraverso ilNord Africa. All’epoca il Sahara non era un deserto ma un insieme di pianure alluvionali e zone umide che permettevano il transito di grandi erbivori.

Passaggi Temporanei e Terre Emerse

La frammentazione del Gondwana rendeva il viaggio complesso. Ecco come ilDasosauruse i suoi simili potrebbero aver superato gli ostacoli:

  • Variazioni del livello del mare:durante le fasi di regressione marina (quando il livello del mare si abbassava), ampie porzioni della piattaforma continentale diventavano terre emerse, creando istmi temporanei tra l’Europa meridionale e il Nord Africa.
  • Capacità di guado:i titanosauriformi come ilDasosauruserano animali colossali. Per loro un braccio di mare poco profondo lungo qualche chilometro non era necessariamente un ostacolo insormontabile: potevano camminare sul fondale o nuotare per brevi tratti, un po’ come fanno oggi gli elefanti.

Il fatto che ilDasosaurussi trovi nel Maranhão (Nord-Est del Brasile) è cruciale. Questa regione agiva come uncrocevia biogeografico:

  • Connessione Eurafricana:la fauna delDasosaurusconferma che il Nord-Est brasiliano riceveva flussi migratori “europei” via Africa.
  • Isolamento ed Evoluzione:una volta arrivati in Sud America, questi gruppi sono rimasti isolati a causa della definitiva separazione dei continenti.

Questo isolamento ha innescato un’esplosione evolutiva che ha portato alla nascita dei titanosauri giganti (come l’Argentinosaurus) che avrebbero dominato il continente per i successivi 50 milioni di anni.

In sintesi, ilDasosaurusè la prova fossile che la separazione dei continenti non è stata un taglio netto, ma un processo lungo e “frastagliato”, dove per milioni di anni la vita ha continuato a fluire attraverso ponti di terra instabili e corridoi africani.

Gigantesco, ma non un titanosauro

Il nomeDasosaurus tocantinensisracchiude in sé l’essenza del territorio del ritrovamento: “Daso” deriva dal greco per “foresta”, un omaggio alla fitta vegetazione del Maranhão (termine che i colonizzatori portoghesi usavano per descrivere un groviglio inestricabile), mentre “tocantinensis” celebra la vicinanza al fiume Tocantins. Questo colosso, appartenente al gruppo deiSomphospondyli, raggiungeva i 20 metri di lunghezza. Eclissava nettamente altri abitanti della regione come l’Amazon saurus maranhensis, lungo “appena” 10 metri.

Le sue peculiarità anatomiche, che lo pongono al di fuori della linea diretta dei titanosauri propriamente detti, includono:

  • Vertebre caudali distintive: un set unico di tre creste allungate e solchi profondi situati sulle vertebre della coda.
  • Morfologia del femore: una sporgenza laterale pronunciata sul femore (lungo ben 1,5 metri), un’impronta ossea che funge da firma evolutiva della specie.

L’analisi dellamicrostruttura osseacondotta dagli esperti Tito Aureliano e Aline Ghilardi ha rivelato dettagli sorprendenti sulla biologia di questo animale. L’istologia delDasosaurusmostraun modello di crescita ibrido: tratti ancestrali dei sauropodi più primitivi di fondono con le innovazioni biologiche che avrebbero poi caratterizzato ititanosaurisuccessivi. Questo mix indica che le strategie fisiologiche necessarie per sostenere dimensioni estreme e tassi di crescita rapidi si erano evolute molto prima di quanto precedentemente ipotizzato. IlDasosaurusnon era solo un gigante, ma un laboratorio evolutivo in cui la natura stava perfezionando le regole del gigantismo estremo.

Dalle ruspe ai pennelli alla scoperta dei segreti del gigantismo

Nel ritrovamento del Dasosaurus hanno avuto un ruolo cruciale, seppur involontario, i grandi progetti infrastrutturali. Come sottolineato dal professor Elver Mayer, i ricercatori, armati dei soli strumenti tradizionali come picconi e pennelli, non avrebbero mai potuto penetrare gli otto metri di sedimenti necessari per raggiungere questo reperto. È stata la forza bruta delle macchine industriali a esporre le rocce dellaFormazione Itapecuru. Questo episodio evidenzia la necessità di una cooperazione strutturata tra enti costruttori e scienziati: senza un monitoraggio ambientale e archeologico rigoroso, il progresso edilizio rischierebbe di sbriciolare per sempre le pagine più antiche della storia naturale del Paese.

IlDasosaurus tocantinensisnon è semplicemente un nuovo nome in un catalogo tassonomico, è una prova tangibile dellamobilitàe dellaresilienzadella vita. Ci racconta di un’epoca in cui i confini tra i continenti erano labili e le specie fluivano attraverso i ponti di terra in un dialogo biologico globale. Questa scoperta ci invita a guardare con occhi nuovi il paesaggio che ci circonda, trasformando ogni cantiere in una potenziale finestra sull’eternità.

Fonte:A new titanosauriform with European affinities in the Early Cretaceous of Brazil: insights on Somphospondyli phylogeny, histology and biogeography.Journal of Systematic Palaeontology (2026).

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