11.500 anni di frequentazione umana: il santuario perduto di Ojo Guareña

Sala Keimada, nel complesso di Ojo Guareña (Burgos)

Sala Keimada, santuario rupestre in Spagna, fu utilizzato per scopi rituali per oltre 11.000 anni, dal Paleolitico superiore fino all’Età del Ferro.

Per raggiungerla bisogna intrufolarsi all’interno di uncunicolo claustrofobico, largo tredici metri ma alto appena venti centimetri. Per questa ragione per quasi cinquant’anni, laSala Keimada, situata nel terzo livello delcomplesso carsicodiOjo Guareña(Burgos) a circa 290-300 metri dall’ingresso, è rimasta un segreto scientifico quasi inaccessibile.

Sebbene scoperta nel 1976 dal Gruppo Espeleologico Edelweiss, uno studio archeologico approfondito è stato rimandato per decenni a causa dellebarriere fisiche estremee della mancanza di tecnologie di datazione adeguate. Mentre la vicinaSala de las Pinturasbrillava i riflettori, questo santuario nascosto celava nel fango una storia millenaria.

Il vero mistero non risiede solo nella difficoltà di accesso, ma nellapersistenza del sacro. Perché, per oltreundici millenni, gli esseri umani hanno continuato a strisciare in un luogo così inospitale, separando nettamente le aree abitate vicino all’ingresso da questo spazio rituale profondo?

Una linea temporale che sfida l’immaginazione

Grazie a un set di18 nuovedatazioni al radiocarbonio AMS(condotte da laboratori prestigiosi come Oxford e Beta Analytic), lo studio guidato dalla dottoressa Ana Isabel Ortega Martínez ha rivelato una continuità d’uso sbalorditiva: da13.500anni fa fino a poco più di2.000anni fa.

La frequentazione della Sala Keimada attraversa i momenti cardine della nostra storia:

  • Paleolitico superiore: datazione del pannello principale con motivi geometrici neri e primi segni di attività.
  • Neolitico: incisioni e fori scavati nel suolo con l’ausilio di bastoni di legno, i cui resti organici si sono preservati e sono stati datati con precisione.
  • Calcolitico: presenza di focolari strutturati, testimonianza di una gestione organizzata della luce e del calore.
  • Età del Bronzo: ulteriori attività di scavo che confermano il legame ininterrotto con il sito.
  • Età del Ferro: gli ultimi gesti rituali prima che il mondo romano cancellasse le antiche tradizioni locali.

Ogni generazione ha mostrato un rispetto quasi reverenziale verso i predecessori, aggiungendo segni propri senza mai cancellare quelli antichi e trattando la grotta come un sacroarchivio temporale.

La “Proto-Scultura” che guarda i dipinti

Al centro della sala sorge un elemento che sfida le nostre definizioni diarte preistorica. Una complessa struttura artificiale composta da due grandi lastre di calcare erette verticalmente e appoggiate l’una all’altra. Questa “proto-scultura” misura 1,5 metri di lunghezza per 80 centimetri di altezza e 20 centimetri di spessore. Il bordo superiore della lastra principale è stato intenzionalmente ritoccato per creare un profilo affilato che evoca lasagomadi unanimale, il cui “muso” punta direttamente verso il pannello delle pitture.

Sebbene ricordi una struttura simile rinvenuta nella grotta diTito Bustillo(Asturie), l’esemplare di Ojo Guareña si distingue per le dimensioni maggiori e la complessità. In merito all’intensità dell’uso di questo spazio, Ana Isabel Ortega Martínez osserva: “Sia questa lastra che alcune delle pietre che la sostengono conservano incisioni e segni di carbone che attestano un’intensa attività umana attorno alla struttura.”

L’arte del tocco: dipingere con le dita nell’argilla

La tecnica artistica della Sala Keimada è peculiare. Molti dei disegni sono stati creatitrascinandoipolpastrellisulla sottile pellicola diargillafresca che ricopre le pareti e i soffitti bassi. Questo contatto diretto ha permesso di distinguere diverse fasi:

  • Motivi geometrici neri: risalenti a 13.500 anni fa, simili per stile a quelli della Sala de las Pinturas.
  • Testa zoomorfa: una complessa incisione di una testa animale associata a un contorno nero, datata a circa 7.500 anni fa (Neolitico antico).

Per orientarsi e lavorarenell’oscurità totale, i visitatori utilizzavanotorceche hanno lasciatosegni di sfregamentodei carboni contro la roccia per ravvivare la fiamma. Proprio questi residui di carbone, sovrapposti alle incisioni, hanno fornito ledateminime fondamentali per certificare l’antichità paleolitica di molte opere.

L’ultimo sacrificio: il mistero del maialino domestico

Il capitolo finale del santuario è forse il più toccante. In una piccola pozza naturale dicalciteal centro della sala, gli archeologi hanno scoperto i resti di unmaialinodomestico di circa tre mesi. Accanto all’animale è stata individuata una singolare formazione quadrangolare (una stalagmite antropizzata), un elemento di origine apparentemente umana che accentua il carattere rituale del deposito.

Questo sacrificio è stato datato al periodo immediatamente precedente laconquista romana, sulla scia delleGuerre Cantabriche. In un momento dicrisiesistenziale per le popolazioni dell’Età del Ferro, i discendenti di quegli antichi artisti tornarono nelle viscere della terra perun’ultima offerta simbolica. Il maiale e il cinghiale, animali sacri per le culture locali, divennero il ponte estremo per comunicare con il divino prima che la storia cambiasse per sempre.

Ojo Guareña non è solo un sito archeologico; è un monumento alla persistenza del simbolo. La Sala Keimada, con le sue impronte digitali millenarie e la sua proto-scultura zoomorfa, ci invita a riconsiderare la profondità della memoria umana.

Lo studioSala Keimada: another Palaeolithic sanctuary in Cueva Palomera at Ojo Guareña(Burgos, Spain) è stato pubblicato sul Journal of Archaeological Science: Report (settembre 2026).

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