Rocce di 3,3 miliardi di anni fa riportano tracce di vita sulla Terra

Roccia di 2,5 miliardi di anni fa

L’Intelligenza Artificiale ascolta i sussurri delle prime forme di vita

Cercare prove della vita primordiale sulla Terra è come tentare di leggere un manoscritto sbiadito da miliardi di anni di storia. I processi geologici del nostro pianeta come la pressione che comprime le rocce, il calore intenso e il lento rimescolamento delle placche tettoniche, hanno agito in modo implacabile. Tali trasformazioni hanno quasi completamente cancellato le biofirme, le tracce chimiche che contengono indizi vitali sulle origini della vita. La maggior parte delle rocce antiche, infatti, non conserva né cellule fossili né molecole biologiche integre, lasciandoci con quello che per decenni abbiamo considerato un rumore di fondo chimico indecifrabile.

Ma oggi una nuova e rivoluzionaria ricerca sta cambiando tutto. Combinando una sofisticata analisi chimica con la potenza dell’intelligenza artificiale un team di scienziati è riuscito a fare ciò che si riteneva impossibile: ascoltare gli “echi chimici” della vita. Stanno decodificando i deboli sussurri biologici conservati nelle rocce più antiche del pianeta, rivelando una storia della vita molto più antica e complessa di quanto avessimo mai immaginato. Uno studio innovativo che ha portato non a una ma a diverse scoperte entusiasmanti riguardo i primi passi della vita sul nostro pianeta.

L’Intelligenza Artificiale può rilevare “echi chimici” della vita anche dopo miliardi di anni

Il concetto al centro di questa scoperta è straordinario. La vita, a differenza dei processi abiotici, non è casuale: seleziona rigorosamente poche tipologie di molecole per le loro funzioni, producendole in grande abbondanza. Anche quando queste molecole biologiche vengono distrutte dai processi geologici i frammenti che restano conservano schemi distintivi, una sorta di impronta chimica che rivela la loro origine non casuale. Finora non avevamo gli strumenti per leggere queste impronte complesse e degradate.

Qui entra in gioco l’intelligenza artificiale. I ricercatori hanno utilizzato una tecnica molto efficace chiamata pirolisi-gascromatografia-spettrometria di massa (Py-GC-MS) per analizzare i campioni. Hanno quindi addestrato un modello di machine learning (nello specifico, una foresta casuale) su oltre 400 campioni che spaziavano da materiale biologico moderno (piante, animali, funghi) a fossili, meteoriti e persino materiali sintetici. L’IA ha imparato a distinguere i materiali biologici da quelli non biologici con una precisione superiore al 90%, semplicemente analizzando la distribuzione dei loro frammenti chimici.

“La vita antica lascia più dei fossili: lascia ‘echi’ chimici. Usando il machine learning, ora possiamo interpretare in modo affidabile questi echi per la prima volta.” (Dottor Robert Hazen, Carnegie Institution for Science)

La finestra temporale per trovare tracce di vita è appena raddoppiata

Questa nuova capacità di leggere impronte chimiche degradate non è solo una prodezza tecnica, ha conseguenze immediate e profonde sulla nostra comprensione della cronologia della vita. Prima di questo studio le uniche tracce molecolari affidabili che indicavano la presenza di vita erano state trovate in rocce con meno di 1,7 miliardi di anni. Qualsiasi cosa più vecchia era considerata troppo alterata per conservare informazioni utili.

Il nuovo metodo ha frantumato questo limite. L’IA è stata in grado di identificare con sicurezza firme biologiche in rocce che risalgono a ben 3,3 miliardi di anni fa. In un colpo solo abbiamo quasi raddoppiato la finestra temporale in cui possiamo studiare la vita antica utilizzando le biofirme chimiche, aprendo un capitolo completamente nuovo della paleobiologia.

“Le rocce antiche sono piene di enigmi interessanti che ci raccontano la storia della vita sulla Terra, ma alcuni pezzi mancano sempre. L’abbinamento tra analisi chimica e machine learning ha rivelato indizi biologici sulla vita antica che prima erano invisibili.” (Katie Maloney, Michigan State University)

La fotosintesi è quasi un miliardo di anni più vecchia di quanto pensassimo

Forse una delle rivelazioni più significative è legata a uno dei processi biologici più importanti del pianeta: la fotosintesi, il meccanismo che produce ossigeno e che ha trasformato radicalmente la nostra atmosfera. Il modello di intelligenza artificiale ha rilevato inequivocabili segni di fotosintesi in rocce di 2,52 miliardi di anni.

Questa scoperta anticipa la documentazione chimica di questo processo cruciale di oltre 800 milioni di anni rispetto a quanto precedentemente documentato. Sapere che la fotosintesi era già attiva così presto nella storia della Terra ci aiuta a capire meglio come e quando il nostro pianeta ha iniziato a diventare il mondo ricco di ossigeno che ha permesso l’evoluzione della vita complessa, inclusi noi stessi.

Questa tecnica potrebbe rivoluzionare la ricerca di vita su altri pianeti

Le implicazioni di questo studio vanno ben oltre la Terra. Lo stesso approccio analitico che ha decifrato i segreti delle nostre rocce più antiche potrebbe essere applicato ai campioni provenienti da Marte o da altre lune e pianeti. Se l’intelligenza artificiale può rilevare le impronte biologiche che sono sopravvissute per 3,3 miliardi di anni di sconvolgimenti geologici qui sulla Terra, allora le probabilità di trovare tracce simili nelle rocce marziane, che hanno subito processi geologici molto meno intensi, sono ancora maggiori.

Questa tecnica offre uno strumento potente per l’astrobiologia. Potrebbe guidare le future missioni, aiutandoci a selezionare i campioni più promettenti e, forse, a rispondere alla domanda fondamentale: siamo soli nell’universo?

“Questa tecnica innovativa ci aiuta a leggere la documentazione fossile del tempo profondo in un modo nuovo. Questo potrebbe aiutare a guidare la ricerca di vita su altri pianeti.”  (Katie Maloney)

Stiamo imparando ad ascoltare le storie nascoste nelle rocce

Per miliardi di anni, le rocce più antiche della Terra hanno custodito i loro segreti in un linguaggio chimico che non eravamo in grado di comprendere. Oggi, grazie all’unione tra l’analisi chimica avanzata e l’intelligenza artificiale, stiamo finalmente imparando a decodificare questi sussurri, rivelando storie di vita antichissima che credevamo perdute per sempre.

Gli autori stessi sono attenti a invocare la dovuta cautela. Riconoscono la necessità di set di campioni più ampi e bilanciati, in particolare di animali fossili e materiali abiotici diversificati. A fronte dei menzionati picchi del 90%, alcuni campioni rientrano ancora in una zona grigia con punteggi di probabilità medi che non consentono di trarre conclusioni definitive. I ricercatori avvertono inoltre che il metodo va a complemento di tecniche tradizionali come l’analisi isotopica o la morfologia fossile, non le sostituisce.

Nondimeno, questa nuova frontiera della scienza non solo sta riscrivendo il passato del nostro pianeta ma sta anche aprendo le porte all’esplorazione di altri mondi. E ci lascia con una domanda tanto affascinante quanto profonda: se queste rocce antiche sulla Terra possono ancora sussurrare le loro storie dopo miliardi di anni, quali segreti potrebbero nascondere per esempio le rocce di Marte?

La ricerca Organic geochemical evidence for life in Archean rocks identified by pyrolysis–GC–MS and supervised machine learning è stata pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)

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