La vera origine del denaro: non fu un’evoluzione del baratto

Bastoni da conteggio svizzeri

Alla domanda “Qual è l’origine del denaro?” viene certamente spontaneo partire dalla storia del baratto. Rassicurante, logica… ma quasi interamente falsa. Ci è sempre stato detto che, in principio, le persone scambiavano beni e servizi direttamente e che il denaro fu inventato per risolvere i problemi di quel sistema inefficiente.

Ma una nuova ricerca antropologica, basata su umili oggetti come bastoncini di legno e osso intagliati, rivela che questa narrazione è un mito. Secondo lo studioso Robert M. Rosenswig della University at Albany (stato di New York) le prove indicano una verità sorprendente: l’origine del denaro non è legata ai mercati, ma ai governi e alla contabilità di stato.

Il baratto non è mai stato la base di un’intera economia

L’idea di una “fase del baratto” nella storia dell’umanità, un’epoca in cui intere economie si basavano sullo scambio diretto, non trova alcun riscontro nelle testimonianze storiche o antropologiche. È una costruzione teorica, il fondamento dei modelli dell’economia ortodossa, ma non una realtà storica.

Come spiega Rosenswig “Gli antropologi hanno da tempo dimostrato che il baratto non è mai stato un sistema pre-monetario” ma un’attività che appariva solo occasionalmente all’interno di società che già utilizzavano una qualche forma di moneta. Tipicamente, vi si ricorreva quando la valuta ufficiale scarseggiava o per scambi isolati fra estranei. Ma non è mai stato il fondamento di un intero sistema economico.

Ma se il baratto è un mito, qual è la vera storia? La risposta non si trova nei mercati, ma negli archivi del potere statale, incisa su umili pezzi di legno e osso.

Il denaro come strumento di potere statale

I bastoni da conteggio (tally sticks, in inglese) ci raccontano una storia radicalmente diversa. Tali strumenti non erano merci preziose ma sistemi per registrare, far rispettare e cancellare obblighi – come tasse e tributi – dovuti a un’autorità centrale. Il denaro nasce quindi come uno strumento contabile del potere.

“I bastoncini di computo ci ricordano che il denaro non è una merce rara, ma un sistema di contabilità radicato nell’autorità politica.”

La prova più forte a sostegno di questa teoria è il fatto che i bastoncini di computo furono inventati in modo indipendente in almeno tre civiltà diverse, senza alcun contatto tra loro, ma sempre con la stessa identica funzione.

  • Inghilterra Medievale: Debito Reale su Legno di Nocciolo

In Inghilterra, gli sceriffi utilizzavano bastoncini di legno di nocciolo per registrare gli obblighi fiscali dei cittadini nei confronti dello Scacchiere (l’erario reale). Ogni bastoncino veniva diviso in due: una parte restava allo stato, l’altra al contribuente come ricevuta. Alcuni di questi bastoncini iniziarono persino a circolare come forma di debito statale. Uno di questi, sopravvissuto fino a oggi, è lungo quasi due metri e mezzo e registra un colossale prestito di 1,2 milioni di sterline a Re Guglielmo III, un debito tecnicamente mai ripagato.

  • Cina Imperiale: Contabilità su Bambù

A partire dal III secolo a.C., i “funzionari del coltello e del pennello” cinesi (un richiamo all’amministrazione e alle anche brutali punizioni verso chi non saldava il debito) usavano bastoncini di bambù per tenere traccia dei pagamenti di tributi come grano, seta e monete. La pratica era così efficace e resistente alle frodi che centinaia di anni dopo, nel XIII secolo, Marco Polo la osservò ancora in uso durante i suoi viaggi.

  • Il Mondo Maya: Tributi Incisi sull’Osso

Nel mondo Maya del Periodo Tardo Classico (600–900 d.C.) si utilizzavano bastoncini d’osso intagliati per simboleggiare gli obblighi dovuti ai sovrani. Questi bastoncini, spesso trovati insieme ai beni stessi (come mais, tessuti o giornate di lavoro), non rappresentavano transazioni di mercato, ma il pagamento di un tributo all’autorità politica.

Se il denaro è uno strumento politico, l’austerità non è una legge di natura

Questa riconsiderazione storica ha implicazioni profonde per le politiche economiche moderne. Rosenswig sostiene che se il denaro è fondamentalmente un sistema di contabilità statale, allora la comune analogia secondo cui un governo deve “far quadrare i conti” come una famiglia è storicamente inaccurata e fuorviante.

La storia ci mostra il contrario dell’idea che un governo “guadagni” soldi tramite le tasse per poi spenderli: un’autorità sovrana crea denaro per spendere e mobilitare risorse, e solo dopo usa le tasse per ritirare parte di quel denaro, gestendo così l’inflazione. Non è un libretto di assegni da far quadrare, è un termostato per regolare l’economia. Questo capovolge la logica alla base di molte politiche di austerità.

La storia dei bastoncini di computo ci costringe a vedere il denaro per quello che è realmente: non un prodotto naturale e spontaneo dei mercati, ma uno strumento politico e istituzionale creato per organizzare la società. La storia dei bastoncini di computo non è una semplice curiosità accademica, è una lente per rimettere a fuoco il presente. Ci ricorda che lo strumento economico più potente che abbiamo è una nostra creazione.

Comprendere le sue vere origini ci permette di riconsiderare il suo ruolo e le sue potenzialità nel mondo di oggi, come conclude lo stesso Rosenswig: “È uno strumento politico, e il modo in cui scegliamo di usarlo oggi è una questione di policy, non di legge naturale.”

Fonte: Ancient Tally Sticks Explain the Nature of Modern Government Money, Journal of Economic Issues (2025)

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