La scoperta di un fossile di pterosauro, Sinopterus atavismus, con il contenuto dello stomaco intatto ha fornito la prima prova diretta e inequivocabile che gli pterosauri, tradizionalmente ritenuti esclusivamente carnivori, includevano piante nella loro dieta. Il ritrovamento rivoluzionario sfida le precedenti ipotesi basate su prove indirette e impone una riconsiderazione dell’ecologia e della diversità alimentare di queste antiche specie.
Sovente definiti in modo erroneo “dinosauri volanti”, gli pterosauri furono in realtà un clado diverso, un ramo parallelo ai dinosauri dal punto di vista filogenetico. Mentre gli uccelli odierni sono i discendenti dei dinosauri, gli pterosauri si estinsero completamente nell’evento di 66 milioni di anni fa, senza lasciare “eredi” del proprio lignaggio.
“Una scoperta che si verifica una volta ogni cento anni”
Come commenta David Martill, paleontologo dell’Università di Portsmouth non coinvolto nella ricerca, il ritrovamento di un fossile di Sinopterus atavismus con lo stomaco preservato e contenente materiale vegetale è la pistola fumante per l’erborivoria degli pterosauri, mostrando definitivamente che quelle creature alate dall’aspetto feroce non erano sempre carnivore.
Precedentemente, le uniche cinque prove note di contenuto stomacale di pterosauri provenivano dal genere Rhamphorhynchus e confermavano una dieta a base di pesce, rafforzando l’idea prevalente che fossero carnivori e piscivori.
Questa scoperta è fondamentale perché, come sottolinea Rodrigo Vargas Pêgas dell’Università di San Paolo (non coinvolto nello studio), “La prova diretta è fondamentale per risolvere questo tipo di dibattito. [Questo ritrovamento] chiude il dibattito e conferma che gli pterosauri avevano una maggiore diversità alimentare di quanto si pensasse in precedenza.”
Identificazione del fossile e contesto geologico
Il fossile in questione è un esemplare giovanile di Sinopterus atavismus, una specie di tapejaride con un’apertura alare di 1,5 metri (in un adulto arrivava a 4 metri), ritrovato nel Biota di Jehol, Cina nord-orientale. La regione è rinomata per i suoi fossili eccezionalmente ben conservati. I)n precedenza proprio qui è stata recentemente effettuata una scoperta analoga, relativa però a un teropode.
L’area di Jehol fra i 133 e i 120 milioni di anni fa (Cretaceo inferiore) era caratterizzata da laghi e zone umide circondate da vulcani. Le ceneri vulcaniche hanno funto da agente di conservazione naturale racchiudendo i resti in una tomba priva di ossigeno, che ha permesso la conservazione non solo di ossa, ma anche di colore, tessuti molli e, in questo caso, del contenuto dello stomaco.

(Credit: Science Bulletin (2025). DOI: 10.1016/j.scib.2025.06.040)
Una dieta vegetale: le prove minerali
Le analisi ai raggi X ad alta risoluzione dello stomaco dell’esemplare a opera di un team guidato dai paleontologi Xinjun Zhang e Shunxing Jiang hanno rivelato due tipi di depositi minerali mai visti prima nei fossili di pterosauro, entrambi fortemente indicativi di erborivoria. Trovati nella parte superiore dello stomaco, i cristalli di quarzo sono spesso associati ai gastroliti (sassi dello stomaco). Questi sassi sono usati da molti animali moderni (come uccelli e lucertole) per aiutare a frantumare e “macinare” materiali vegetali.
320 fitoliti, piccoli depositi minerali che si formano tra le cellule vegetali in crescita, sono invece stati scoperti nella parte inferiore dello stomaco. I fitoliti erano stati precedentemente rilevati solo due volte in dinosauri, specificamente in specie vegetariane (nell’escremento di un dinosauro erbivoro e sui denti di un altro).
La loro presenza nello pterosauro è una prova schiacciante di consumo vegetale.
È necessario riconsiderare l’ecologia degli pterosauri
La scoperta costringe i ricercatori a riconsiderare l’immagine ecologica dei pterosauri. Martill ha dichiarato: “Ora dobbiamo rivalutare l’ecologia di una gamma piuttosto ampia di pterosauri.”
Alexander Kellner, coautore della ricerca, ha aggiunto: “Credo che il nostro studio apra una nuova finestra con diverse possibilità per comprendere meglio gli animali estinti, incluso il loro comportamento alimentare.”
Sebbene sia difficile attribuire i fitoliti a piante specifiche, quelli trovati sembrano provenire principalmente da piante legnose e alcuni da piante da fiore o conifere. Questo suggerisce una dieta varia di materiale vegetale.
Il dibattito precedente sulla dieta dei pterosauri si basava su caratteristiche anatomiche, come i becchi simili a quelli dei pappagalli nei tapejaridi, che sembravano adatti a triturare frutti, noci e semi. Tuttavia, queste prove indirette non erano sufficienti a convincere la maggior parte dei ricercatori, incluso Martill, che inizialmente pensava che i becchi sottili dei tapejaridi fossero usati per catturare piccoli crostacei acquatici o insetti. Questa nuova prova diretta supera ogni scetticismo precedente.
Si tratta di una scoperta fondamentale che non solo riscrive la nostra comprensione della dieta degli pterosauri ma evidenzia anche l’importanza critica della prova diretta nella paleontologia. Il ritrovamento del Sinopterus atavismus con il suo ultimo pasto vegetale apre nuove vie di ricerca sull’ecologia e l’evoluzione di queste affascinanti creature volanti, suggerendo una maggiore diversità alimentare all’interno del gruppo di quanto si fosse mai immaginato.
Lo studio First occurrence of phytoliths in pterosaurs—evidence for herbivory è stato pubblicato su Science Bullettin (luglio 2025)



