L’ornitorinco rompe ancora le regole: scoperto nel suo pelo un “segreto” da uccello

Ornitorinco

Nuovi studi scientifici hanno rivelato che l’ornitorinco possiede melanosomi cavi, strutture pigmentate che finora si ritenevano esclusiva delle piume degli uccelli.

L’ornitorinco(Ornithorhynchus anatinus) rappresenta uno dei principali rompicapi zoologici. Il becco che ricorda quello diun’anatraè l’essere uno di sole cinque specie di mammiferi adeporre le uova(le altre quattro sono tutte specie diverse diechidna) sono solo le più note delle sue stranezze.

Quando nel 1799 il primo esemplare tassidermizzato giunse in Europa dall’Australia, il naturalista George Shaw e i suoi colleghi rimasero così sbigottiti da ipotizzareuna frode colossale. Shaw arrivò persino a cercare con le forbici i segni di eventualicuciture, convinto che qualche burlone avesse unito il becco di un’anatra al corpo di un quadrupede simile a un castoro.

Oggi sappiamo che l’ornitorinco non è un falso, maun incredibile spettacolo di adattamenti arcaici e moderni. Eppure, a distanza di oltre due secoli dalla sua descrizione originale, questo monotremo continua ascuotere le fondamenta della biologia. Una recente ricerca della Ghent University (Belgio), pubblicata sulla prestigiosa rivista Biology Letters, ha infatti svelatoun’anomalia microscopica che sfida la distinzione netta tra mammiferi e uccelli.

Il segreto nascosto nel pelo: i melanosomi cavi

La scoperta riguarda imelanosomi, organelli specializzati all’interno delle cellule che hanno il compito diprodurre e conservare la melanina(il pigmento che colora pelle, piume e peli). Fino a ieri, la biologia insegnava una regola aurea: nei mammiferi i melanosomi sono strutturepiene, mentre solo negli uccelli possono esserecavi.

Analizzando i campioni di pelo di 12 esemplari di ornitorinco tramite il microscopio elettronico, il team guidato da Jessica Leigh Dobson ha scoperto chel’ornitorinco infrange sistematicamente questa regola: i suoi melanosomi sonocavi. Ciò solleva un affascinante dibattito evolutivo: si tratta di una convergenza con il mondo dei volatili o di un tratto ancestrale ereditato da un antenato comune e poi perduto da tutti gli altri mammiferi?

“Entusiasma che, oltre 200 anni dopo la sua descrizione come qualcosa a metà tra uccelli e mammiferi, troviamo un’ulteriore convergenza tra l’ornitorinco e gli uccelli.” commenta la ricercatrice.

Il paradosso chimico e una geometria “impossibile”

Se già la presenza di cavità è di per sé una notizia sensazionale, la morfologia complessiva rappresenta il verosacro Graaldi questa ricerca. In natura, i melanosomi seguono schemi precisi:

  • Negli uccelli, i melanosomi cavi sono solitamente a forma di bastoncino o appiattiti.
  • Nei mammiferi, i melanosomi sono solidi e spesso sferici.

L’ornitorinco presenta inveceuna combinazione mai vista primain alcun vertebrato:melanosomi sferici e cavi. Una geometria che rompe le correlazioni standard tra forma e colore. Tipicamente, la forma sferica è associata alla feomelanina (pigmenti rossi e gialli), ma l’ornitorinco è di un marrone scuro uniforme.

Qui la scienza si fa sottile: sebbene l’analisi chimica tramite spettroscopiaFTIRsuggerisca una dominanza dieumelanina(tipica dei colori scuri), i ricercatori hanno mantenuto una doverosa cautela scientifica. I segnali della spettroscopia presentano infatti sovrapposizioni che rendono difficile distinguere con assoluta certezza tra eumelanina e tracce di feomelanina, lasciando l’ornitorinco avvolto in un alone di incertezza molecolare.

Un caso unico, non riscontrato in altre specie esaminate

Per verificare se questa caratteristica fosse presente in altri rami dell’albero della vita, il team ha condottoun’indagine monumentale confrontando l’ornitorinco con altre 126 specie di mammiferi. Il database includeva:

  • Echidne: i suoi parenti più stretti, che pur essendo monotremi presentano melanosomi solidi.
  • Marsupiali: come vombati, opossum e diavoli della Tasmania.
  • Mammiferi acquatici: castori e lontre, che condividono lo stesso habitat.
  • Altre specie: dai primati ai roditori.

Il risultato è netto: l’ornitorinco èl’unico mammiferonoto a possedere questa struttura. La dottoressa Dobson ha sottolineato il valore di questo dato: “Ritengo molto, molto improbabile che questa caratteristica non sarebbe stata già trovata altrove, se esistesse in altri mammiferi”.

Il pelo dovrebbe brillare, ma non lo fa

Negli uccelli, la struttura cava dei melanosomi ha una funzione che potremmo definirespettacolare: creal’iridescenza, permettendo alla luce di riflettersi in modo da generare colori cangianti. L’ornitorinco, tuttavia, è di un marrone opaco e privo di riflessi.

Il paradosso si infittisce se facciamo un confronto con altri mammiferibrillanti. Animali come le talpe dorate o le potamogale, pur essendo iridescenti, possiedono melanosomi solidi. L’ornitorinco ha dunque la struttura per brillare ma non la usa, mentre altri mammiferi brillano senza avere quella struttura.

Qual è allora la funzione? Le ipotesi principali sono due:

  1. Isolamento termico: le cavità potrebbero aiutare a trattenere il calore nelle gelide acque australiane.
  2. Adattamento acquatico ancestrale: un tratto legato allo stile di vita dei primi monotremi.

Tuttavia, come fa notare l’ecologo evoluzionista Tim Caro, se servisse davvero per l’acqua, dovremmo trovarlo, per esempio, anche nei castori o nelle lontre. La sua conclusione è cauta: “La mia sensazione è che non abbia nulla a che fare con il colore, ma con qualche altro attributo dello stile di vita”.

L’ornitorinco, un vero mosaico biologico

L’ornitorinco non smette di ricordarci quanto sia limitata la nostra comprensione della natura. Ai suoitratti già leggendari(la deposizione di uova, il veleno, l’elettrolocazione (la capacità biologica di alcuni animali acquatici e pochi mammiferi di percepire l’ambiente circostante e localizzare prede tramite la generazione o la rilevazione di campi elettrici) e la fluorescenza ai raggi UV, si aggiunge ora questa architettura microscopica del pelo.

Quello che tanti anni fa George Shaw credeva un falso è un realtà la creatura più autentica e sorprendente che esista. Dopo due secoli di studi riusciamo ancora a trovare segreti strutturali mai visti prima in un singolo pelo e chissà quali altri misteri evolutivi stia ancora nascondendo l’animale più strano del mondo.

Fonte:A unique hollow melanosome morphology in the hairs of the platypus Ornithorhynchus anatinus, Biology Letters (2026).

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