Umberto Eco, 10 anni dopo

Umberto Eco

Era il 19 febbraio 2016 quando venne a mancare, a 84 anni, Umberto Eco, uno degli intellettuali più lungimiranti della nostra epoca, professore di semiotica e autore di numerosi saggi e romanzi, fra i quali, ovviamente,“Il nome della rosa”, pubblicato nel 1980.

La sua morte lasciò un vuoto enorme nella società: Umberto Eco aveva saputo trasmettere con semplicità al grande pubblico concetti difficili legati alla contemporaneità. Negli ultimi anni di vita, aveva indagato a fondo e messo in guardia sui potenziali pericoli che riguardavano la comunicazione con i nuovi mezzi (social e internet su tutti).

Umberto Eco e la società dell’informazione

Le sue osservazioni, a tal proposito, si sono rivelate preziose per indagare il fenomeno di abbondanza delle informazioni che l’avvento di Internet ha portato nella nostra società e per saper gestire questosurplusinformativo arrivato improvvisamente.

Riflessioni di estrema attualità che rimandano al tema dellefake news, delle teorie del complottismoe che oggi più che mai minano la solidità di una conoscenza profonda e un approccio critico alle varie tematiche.

In queste analisi aveva messo a disposizione tutta la sua profonda conoscenza dellasemiotica, quella branca di studi che si occupa di indagare il linguaggio non solo quando si tratta di semplice comunicazione, ma quando entra in gioco l’interpretazione e, quindi, in presenza di una possibile menzogna o di un errore.

In questa accezione, è fondamentale calare il processo semiotico in una precisa realtà: il significato varia inevitabilmente a secondo del contesto e del soggetto che lo interpreta.

Analisi e riflessioni che, senza dubbio, sono molto importanti e contemporanee anche oggi: Umberto Eco aveva intravisto e analizzato le potenzialità e le minacce legate alla comunicazione con social anni prima che alcuni effetti negativi (come le deep fake) esplodessero.

Dieci anni di silenzio

Prima di morire, Umberto Eco espresse, nel testamento, un preciso desiderio: che, fino a dieci anni dopo la sua morte, non venissero tenute né manifestazioni né convegni legati al suo nome. Il motivo di questa richiesta dell’autore de “Il nome della rosa” va intesa come un modo per “prendere tempo”.

Eco, infatti, non voleva che, subito dopo la sua morte, iniziassero a tenersi dei cerimoniali in suo onore per paura che l’ondata emotiva influisse troppo. Preferì invece porre un periodo di silenzio,  ritenendo invece che, solo col tempo e con la distanza, venissero meglio valutate le sue parole e le sue riflessioni.

Un primo evento si è tenuto – sulla piattaforma Youtube – immediatamente dopo la ricorrenza del decimo anniversario: la Fondazione Umberto Eco e la Fondazione Bottega Finzioni hanno organizzato unamaratona di 24 ore dedicata al grande intellettuale,con numerosi interventi di lettori e studiosi da ogni parte del mondo.

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