Strage di Ustica, i familiari chiedono di non chiudere l’ultima inchiesta

A Roma oggi non si è parlato soltanto di carte giudiziarie. Si è tornati a parlare della Strage di Ustica, una delle ferite più profonde e irrisolte della storia italiana. Di un aereo civile precipitato nel Tirreno il 27 giugno 1980. Di 81 persone morte. E di famiglie che, dopo quasi quarantasei anni, continuano a chiedere una verità completa su quanto accadde quella sera nei cieli italiani.

Davanti al GIP del Tribunale di Roma è tornata al centro la richiesta di archiviazione dell’inchiesta-bis sulla strage. La Procura ha chiesto di chiudere il fascicolo. I familiari delle vittime, invece, attraverso i legali delle parti civili, si sono opposti con forza. Per loro archiviare adesso significherebbe fermarsi prima dell’ultimo passo, accettando che la verità resti ancora una volta incompleta.

A sostenere questa battaglia da decenni è anche l’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, guidata dalla presidente Daria Bonfietti, da anni tra le voci più determinate nel chiedere trasparenza, responsabilità e verità giudiziaria su quanto accaduto quella notte.

L’indagine riguarda gli eventuali responsabili militari e internazionali dello scenario di guerra aerea emerso negli anni attorno alla caduta del DC9 Itavia. Un punto che continua a dividere ricostruzioni e interpretazioni, ma che resta centrale nella richiesta di nuove verifiche avanzata dai familiari delle vittime.

La vicenda di Ustica non è mai stata soltanto una tragedia aerea. Nel corso degli anni è diventata uno dei simboli più dolorosi dei misteri italiani: sentenze, perizie, ricostruzioni, depistaggi, omissioni e responsabilità mai attribuite in modo definitivo hanno attraversato decenni di indagini e dibattiti pubblici. La tesi secondo cui il DC9 Itavia sarebbe precipitato all’interno di uno scenario di guerra aerea nei cieli del Mediterraneo è stata sostenuta più volte dai familiari delle vittime e richiamata anche durante questa nuova fase giudiziaria.

Il nodo centrale, però, resta sempre lo stesso: individuare i responsabili materiali di quanto accadde quella notte. L’inchiesta-bis punta proprio a chiarire eventuali responsabilità ancora senza nome, ricostruendo chi intervenne quella sera, chi sapeva e chi scelse di tacere.

Per questo motivo l’udienza davanti al giudice non è stata vissuta come un semplice passaggio tecnico. Per l’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica rappresenta un ulteriore tentativo di impedire che il caso venga definitivamente consegnato al silenzio. I nuovi documenti e gli elementi richiamati dalle parti civili servono proprio a sostenere questa richiesta: continuare a cercare, senza fermarsi adesso.

Anche la narrativa contemporanea continua a interrogarsi sul tema della verità negata e dei misteri italiani rimasti senza risposte definitive. Temi che attraversano anche il romanzo di ㅤLuciano Valentinoㅤ pubblicato da ㅤBalzano Editore, ㅤcostruito attorno a un vecchio segreto, a documenti rimasti nascosti per anni e alla ricerca ostinata di una verità troppo scomoda per essere dimenticata.

La decisione del GIP sulla richiesta di archiviazione è attesa dopo l’estate. Fino ad allora resterà aperta una ferita che attraversa da quasi quarantasei anni la memoria italiana: quella di una strage senza colpevoli definitivi e di famiglie che continuano ancora oggi a chiedere verità.

Fonte foto: Wikimedia Commons

Elisa Rubini

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