Il manoscritto Voynich: il libro indecifrabile che sfida anche l’intelligenza artificiale

In occasione della Giornata Mondiale del Libro, esploriamo il volume più misterioso della storia: un codice indecifrato che da secoli interroga la scienza e la crittografia moderna


Il mistero del manoscritto Voynich

Ogni anno, il 23 aprile, il mondo intero celebra la Giornata Mondiale del Libro. È un momento che rende omaggio alla capacità della parola scritta di tramandare conoscenza attraverso i secoli: grazie ai libri abbiamo tramandato scoperte mediche, poesie d’amore e cronache di guerra. Tuttavia, esiste un volume che sembra prendersi gioco di questa missione: il Manoscritto Voynich custodito tra le mura della Beinecke Rare Book & Manuscript Library dell’Università di Yale sotto la sigla MS 408. È l’unico libro al mondo che, pur essendo completo e curato, non è mai stato decifrato. La sua resistenza a ogni tentativo di decifrazione lo ha reso il “Santo Graal” della crittografia: un mistero che oggi mette in crisi anche le macchine più intelligenti mai create dall’uomo.


Un reperto autentico: cosa ci dice la scienza

Prima di addentrarci nei suoi segreti, bisogna sgombrare il campo da un dubbio: non siamo di fronte a un falso moderno, in quanto per il Voynich la scienza ha emesso un verdetto definitivo.

Nel 2009, un team di ricercatori dell’Università dell’Arizona ha prelevato dei piccoli campioni di pergamena e li ha sottoposti alla datazione al radiocarbonio. Il risultato ha stabilito con una confidenza del 95% che il materiale su cui è scritto il libro risale al periodo compreso tra il 1404 e il 1438. Anche l’analisi degli inchiostri ha confermato che i pigmenti usati sono quelli tipici del Rinascimento. Queste ricerche hanno confermato l’eliminazione dell’ipotesi che Wilfrid Voynich, il mercante che lo scoprì nel 1912, lo avesse fabbricato ad arte.

Il libro è composto da circa 240 pagine, alcune mancanti, scritte in una grafia elegante priva di esitazioni. Chi ha scritto il Voynich non ha mai titubato: non ci sono cancellature, macchie di inchiostro o segni di ripensamento. L’autore scriveva con la scioltezza di chi sta usando una lingua che conosce a memoria. Eppure, l’alfabeto del “Voynichese” non corrisponde a nessun sistema di scrittura noto. È composto da caratteri che ricordano in parte le rune, in parte lettere latine e in parte simboli alchemici, ma la loro combinazione non ha generato, finora, alcuna parola comprensibile.


La sconfitta dei geni della crittografia

Perché siamo così sicuri che non si tratti di semplici scarabocchi senza senso? La risposta sta nella matematica. Se prendiamo un testo scritto a caso, la distribuzione dei segni è caotica. Se invece analizziamo il Voynich, scopriamo che segue regole linguistiche precise, come la Legge di Zipf. Questa legge statistica dice che in ogni lingua naturale (come l’italiano o l’inglese), le parole più corte appaiono molto più spesso di quelle lunghe. Il Voynich rispetta perfettamente questa regola. Questo significa che sotto quei simboli strani si nasconde un messaggio reale, una struttura pensata e un pensiero logico.

Il mistero si infittisce se guardiamo chi ha provato a risolverlo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i famosi decifratori di Bletchley Park, gli stessi uomini che riuscirono a spezzare il codice segreto dei nazisti salvando milioni di vite, decisero di dedicare il loro tempo libero al Manoscritto Voynich. Pensavano che, dopo aver battuto la macchina Enigma di Hitler, un vecchio libro del Quattrocento sarebbe stato un gioco da ragazzi. Si sbagliavano di grosso e fallirono tutti.

Negli anni della Guerra Fredda, anche gli esperti della CIA e dell’FBI hanno tentato di applicare i loro algoritmi di spionaggio. Niente da fare anche stavolta. Il Voynich sembra possedere una corazza invisibile che respinge ogni tentativo di traduzione, quasi fosse protetto da una magia antica o da una logica talmente aliena da risultare invisibile alla mente umana.


L’Intelligenza Artificiale al tappeto

Negli ultimi anni, anche l’intelligenza artificiale è stata impiegata nel tentativo di decifrare il manoscritto, senza però arrivare a una soluzione definitiva.

Con l’arrivo dei computer moderni e, recentemente, dell’Intelligenza Artificiale, molti hanno pensato: “Finalmente ci siamo, la macchina troverà la chiave”. Ma la realtà è stata una doccia fredda.

Nel 2018, alcuni ricercatori canadesi hanno usato algoritmi avanzati per cercare di capire quale fosse la lingua di partenza. L’AI indicò l’ebraico antico. Tuttavia, quando si cercò di tradurre effettivamente le frasi, il risultato fu l’ennesimo disastro: ne uscirono fuori parole sconnesse, frasi e concetti che non avevano alcun legame con le immagini presenti nelle pagine.

Il problema è che l’Intelligenza Artificiale, per quanto potente, impara dai dati che già conosciamo. Poiché non esiste una “Stele di Rosetta” per il Voynich, le macchine finiscono per “allucinare”. In pratica, l’AI cerca di vedere un senso dove non lo trova, proiettando le proprie supposizioni e creando traduzioni che sono solo miraggi digitali. Il Voynich rimane una barriera dell’analogico che resiste con orgoglio alla forza bruta del digitale.


Un viaggio tra piante impossibili e donne misteriose

Oltre al testo, il Manoscritto Voynich è famoso per i suoi disegni, che lo rendono una sorta di enciclopedia dell’ignoto. Il libro è diviso in sezioni che sembrano trattare diversi argomenti:

• Botanica: Ci sono disegni di piante bellissime, ma con un particolare inquietante: inesistenti in natura. Sono spesso “ibridi” impossibili.
• Astronomia: Mappe del cielo con soli, lune e stelle disposte in cerchi concentrici che non corrispondono a nessuna costellazione conosciuta.
• Biologia: Decine di figure femminili nude immerse in vasche collegate da tubi complessi.

Queste immagini hanno alimentato le teorie più diverse: diario alchemico, manuale segreto di erboristeria, oppure – per alcuni – testimonianza di contatti con altre dimensioni.


Il silenzio del Voynich

In questa Giornata del Libro, il Manoscritto Voynich ci offre una lezione di umiltà. Siamo abituati a pensare che, con un clic, possiamo ottenere qualsiasi informazione. Il Voynich ci ricorda che senza contesto, anche la scrittura più sofisticata può diventare muta.

Questo volume resta lì, nel suo scaffale a Yale, come un ponte verso l’ignoto. Forse non è stato scritto per essere letto da tutti, ma per proteggere un pensiero segreto. Mentre continuiamo a sviluppare strumenti sempre più avanzati, questo libro continua a guardarci in silenzio, custode di un mistero che forse non vuole essere svelato.


Fonti e riferimenti

• The Voynich Manuscript: An Elegant Enigma, M.E. D’Imperio
• Radiocarbon Dating of the Voynich Manuscript, University of Arizona (2009)
• The Voynich Manuscript: The Complete Facsimile, Yale University Press
• Statistical analysis of the Voynich Manuscript, Gabriel Landini


Viviana Del Vecchio

Ti Potrebbe Interessare