Piccole paure o grandi terrori accompagnano la nostra vita: ognuno di noi convive con oggetti, situazioni che, al solo pensiero, ci fanno battere più forte il cuore, ci fanno sudare freddo, tremare o, addirittura, ci paralizzano completamente.
C’è chi decide di affrontare queste paure, cercando di superarle: pensiamo a chi ha il terrore dell’acqua e si iscrive a un corso di nuoto per imparare sia a nuotare che ad avere meno timore dell’acqua.
C’è chi sfrutta queste sue fobie per trarne ispirazioni artistiche o letterarie. Non sono pochi i registi che hanno preso spunto da alcune loro paure più recondite per dare vita a capolavori del cinema e non mancano esempi nemmeno nel mondo della letteratura.
Stephen King e il terrore per i mezzi di trasporto
Fra questi è uno dei più famosi scrittori di horror e thriller di sempre, Stephen King. Come ha pacificamente ammesso più volte, sin da bambino è stato terrorizzato dai mezzi di trasporto: così grandi, imponenti di fronte a lui, così piccino e indifeso.
La paura di essere travolto o schiacciato è sempre stata forte e Stephen King ha domato le sue paure verso i mezzi di trasporto usandoli come musa per le sue storie. Non sono isolati gli episodi nei suoi romanzi dove compaiono auto infestate o capaci di rigenerarsi.
Oppure camion che prendono vita e iniziano a uccidere ignari passanti. Insomma, situazioni in cui i terribili bisonti della strada prendono il sopravvento sulle nostre vite e ci riducono in polpettine…
Mary Shelley e la paura del parto
La scrittrice Mary Shelley aveva una paura più comune, quella per il parto. Se consideriamo sia l’incidenza statistica delle morti durante il parto alla sua epoca e se consideriamo anche sua madre morì per complicanze legate alla nascita di Mary, comprendiamo facilmente da dove arrivi tanta paura.
Abbastanza diffusa anche la paura che annientava Shirley Jackson: la scrittrice aveva il terrore degli spazi ampi affollati o di trovarsi in situazioni dalla quali fosse difficile uscire. L’agorafobia di cui soffriva è spesso presenti nelle sue opere.
Frequentemente, infatti, il lettore avverte quella tensione tipica che costringe lo stomaco quando si vorrebbe scappare, ma non ce n’è possibilità oppure si ha paura che, fuggendo, si potrebbe “cadere dalla padella alla brace”, cioè finire in un pericolo ancora maggiore.
Lo scrittore H.P. Lovecraft, infine, era ossessionato dal sesso: lo riteneva demoniaco e lo considerava qualcosa di malvagio. Niente male, insomma, come fobia!
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