La risonanza magnetica nucleare (RMN)è uno strumento che permette di ottenere immagini delle strutture biologiche attraverso l’utilizzo delle proprietà deicampi magnetici.
Il paziente deve restare immobile ea occhi chiusiper tutta la durata dell’esame, enon deve possedere accessori metallicio indumenti intimi che possano contenere parti metalliche; proprio per questo motivo, soggetti conpacemakero protesi metalliche non possono usufruirne.
Elettromagnetismo e protoni
In sintesi,la macchina genera un’energia elettromagneticagrazie a degli impulsi che vengono assorbiti dai tessuti, specificatamente dainuclei degli atomi di idrogeno(da qui l’aggettivonucleare). L’energia verrà rilasciata dai suddetti nuclei in quantità diverse a seconda della loro densità protonica e delle interazioni magnetiche che i nuclei esercitano tra loro e con l’ambiente.
Quindi,in base al tipo di tessuto, si otterranno immagini sulle quali sarà possibile identificare le varie strutture basandosi suidiversi livelli di grigio.

L’atomo di idrogeno (H)contiene un solo protone, ed è il più diffuso in tutto il nostro organismo. Possedendo unnumero dispari di protoni(1), questi atomi ruotano intorno a loro stessi (spin) generando un campo magnetico (magnetismo nucleare).
Normalmente questi atomi sono orientati indirezione casuale, ma nel momento in cui viene applicato artificialmenteun campo magnetico statico (B0), questi tenderanno ad orientarsi lungo l’asse z del campo magnetico applicato. Questa viene definitamagnetizzazione longitudinale.
L’applicazione diun secondo campo magnetico (B1)attraverso un impulso di radiofrequenza a 90° permette agli atomi di idrogeno di sincronizzare i lorospin. Questa seconda magnetizzazione viene definitatrasversale.
A questo punto, una terza fase dirilassamentofarà si che gli atomi rilascino l’energia accumulata, producendoun segnale (FID)misurato dalla stessa bobina che produce le magnetizzazioni. Vengono distinti, in particolare, due diversitempi di rilassamento (T1 e T2)che vengono utilizzati a seconda dei tessuti che si intende analizzare.
Una volta ottenute attraverso l’acquisizione ripetuta di molteplici segnali e le modulazioni delle bobine necessarie per il procedimento, l’elaborazione tramite computerpermette l’utilizzo delle immagini.
Poche controindicazioni e tante diagnosi
La RMN è una tecnica non invasiva che sfrutta radiazioni non ionizzanti, a differenza di altre metodologie come latomografia assiale computerizzata (TAC)e latomografia ad emissione di positroni (PET), ed è considerata potenzialmente dannosa solo in caso di gravidanza. L’esame solitamente dura intorno ai20-30 minuti.

La tecnica si presenta molto utile per la diagnosi di malattie che riguardanoil cervello e la colonna vertebrale, ma anche di altre aree del corpo umano comeil fegato e l’utero; può essere applicata per sondare eventuali problematiche nei grossi vasi sanguigni comel’aortaenel sistema muscolo-scheletrico.
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