Pompei: ecco il “social network” degli antichi Romani con post risalenti a più di 2000 anni fa

I post, i messaggi brevi che pubblichiamo ormai quasi regolarmente sui nostri social network, non sono un’invenzione moderna.

Un’archeologa, durante uno scavo effettuato nel sito di Pompei, ha scoperto infatti numerose iscrizioni, alcune delle quali risalenti a più di 2000 anni fa.

Secondo quanto affermato dalla ricercatrice, queste iscrizioni altro non sono che i post sui “social media” degli antichi Romani.

Pompei: dopo il kit da strega, emerge un’altra straordinaria scoperta

Pompei, come sappiamo, era un’antica città romana situata nei pressi di Napoli, che nel 79 dopo Cristo venne sepolta da una violenta pioggia di cenere e di lava pochi secondi dopo l’eruzione del Vesuvio.

Ancora adesso però, a distanza di quasi 2000 anni da quell’evento, gli archeologi stanno continuando a fare scoperte sorprendenti, come ad esempio il kit da strega ritrovato a Pompei qualche mese fa, che stanno rivelando molte informazioni sulla vita della città.

Una di queste, senza dubbio, è il modo con cui si esprimevano gli antichi Romani di quel tempo quando non esistevano ancora i giornali e Facebook, così come gli altri social media, era ancora ben lontano dall’essere creato.

Più di 12mila scritte, di cui si parlerà nella nuova serie Ancient Mysteries, sono state riportate alla luce e, come anticipato dalla voce narrante del documentario, il cuore commerciale di Pompei è ancora molto vivo:

“Ci sono ancora le deboli tracce di come i romani, nella vita di tutti i giorni, dettassero legge con le loro mani.”

Rebecca Benefiel, l’autrice del ritrovamento, è un’archeologa esperta nella decifrazione degli antichi messaggi scritti sulle mura di tutto il mondo romano:

“I messaggi ritrovati a Pompei sono i romani che si parlano e, talvolta, si gridano l’uno con l’altro. Tra di essi si possono trovare notizie, messaggi tra amici, cartelloni pubblicitari, video, insomma, l’equivalente antico di un vero e proprio social network moderno.”

I contenuti dei post di Pompei: pensieri, notizie per le persone che volevano lasciare la città e…avvertimenti contro i ladri

La dottoressa Benefiel ha spiegato come questi “antichi post” siano essenziali per comprendere meglio i pensieri degli antichi Romani:

“Questi graffiti ci permettono di scoprire cosa pensavano le persone che vivevano durante il periodo dell’Impero Romano. Grazie a queste oltre 12mila iscrizioni, possiamo vedere cosa le persone stavano comunicando, come ad esempio le informazioni per la gente che voleva lasciare la città o uscire nelle ore serali.”

Su un lato di un’antica taverna, secondo quanto rivelato dal documentario, l’archeologa è riuscita ad individuare il debole profilo di un antico messaggio:

“Dopo aver meticolosamente mappato l’iscrizione, ho scoperto che i ladri vagavano molto per queste strade.”

La dottoressa Benefiel è rimasta molto sorpresa non solo dal contenuto del post, ma anche dall’importo in denaro offerto, che per l’epoca era molto alto. Probabilmente i proprietari volevano farsi giustizia da soli:

“L’iscrizione era proprio qui, vicino all’ingresso della taverna. Diceva: una nave in bronzo è scomparsa da questo negozio, se qualcuno la riporterà, gli verrà data una ricompensa di 65 sesterzi.”

65 sesterzi, per gli antichi Romani, erano un sacco di soldi.

“Il salario medio di un giorno era di 2-massimo 3 sesterzi, quindi 65 sesterzi erano una grande ricompensa.”

La scoperta è arrivata dopo che un team di archeologi, sondando la stessa area, hanno rinvenuto una misteriosa cassaforte, ancora intatta, in un luogo noto come “Sala 10”.

Questa sala, situata all’interno di una casa, è stata rinvenuta negli anni Ottanta con un gruppo di corpi intonacati pieni di gioielli accanto ad uno che sembrava essere stato completamente spogliato dei suoi beni.

Sia il messaggio ritrovato sulle pareti della taverna, sia l’antica cassaforte e il gruppo di corpi, hanno rivelato che, poco prima della devastazione eruzione, il crimine dilagava a Pompei.

I ricchi infatti, pur di proteggere i loro oggetti di valore, arrivavano al punto da offrire ricompense astronomiche, da custodire i loro averi all’interno di cassaforti rinforzate e, addirittura, da indossarli tutti per non perderli di vista.

Correndo il rischio, peraltro, di essere derubati per strada.

Di Francesca Orelli

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