La “truffa” del calendario: quando milioni di persone andarono a dormire il 2 settembre e si svegliarono il 14

Provate a immaginare di guardare lo smartphone prima di addormentarvi, impostare la sveglia per il mattino seguente e, al risveglio, scoprire che il datario è balzato in avanti di ben undici giorni.

Non si tratta della trama di un film di fantascienza sui viaggi nel tempo, né di un bug informatico globale, ma di un fatto storico reale, documentato e incredibilmente bizzarro avvenuto nel settembre del 1752.

In quel preciso mese, milioni di persone in tutto l’Impero britannico e nelle sue colonie americane vissero quella che, almeno all’apparenza, poteva sembrare una vera e propria “truffa” temporale orchestrata a tavolino dal governo.

I cittadini andarono a dormire mercoledì 2 settembre e si svegliarono la mattina successiva scoprendo che era giovedì 14 settembre. Undici giorni erano stati letteralmente cancellati dal calendario.

Il caos temporale dei due calendari

Per capire come sia potuta accadere una follia logistica di questa portata, bisogna fare un passo indietro fino ai tempi di Giulio Cesare.

Fino alla metà del XVIII secolo, l’Inghilterra e le sue colonie utilizzavano ancora il calendario giuliano, introdotto nel 46 a.C.

Questo sistema, pur essendo rivoluzionario per l’epoca, conteneva un piccolissimo errore di calcolo matematico: considerava l’anno solare leggermente più lungo di quanto non fosse in realtà, con uno scarto di circa undici minuti ogni anno.

Questo minuscolo errore, accumulandosi secolo dopo secolo, aveva finito per creare un divario sempre maggiore tra il calendario umano e il reale ciclo delle stagioni e degli equinozi.

Giunti al 1582, lo sfasamento era ormai di dieci giorni. Per rimediare all’errore, la riforma elaborata anche grazie agli studi del matematico e astronomo calabrese Luigi Lilio venne promulgata da Papa Gregorio XIII.

Nacque così il calendario gregoriano, lo stesso che usiamo oggi.

L’Italia, la Spagna, il Portogallo e gran parte del mondo cattolico si adeguarono nel 1582, tagliando di colpo dieci giorni per rimettere il calendario in linea con il ciclo solare.

La questione religiosa e l’orgoglio britannico

Ma l’Inghilterra protestante, in aperto contrasto con la Chiesa di Roma, rifiutò di adottare un calendario promulgato da un papa.

Per gli inglesi, la questione non era soltanto astronomica: entravano in gioco religione, politica e rapporti con Roma.

Questa resistenza creò per circa 170 anni una situazione singolare. Chi viaggiava da Londra a Parigi si ritrovava nel futuro o nel passato a seconda del calendario utilizzato e anche le date apposte sulle corrispondenze potevano creare una notevole confusione.

Alla metà del Settecento la Gran Bretagna decise finalmente di allinearsi al resto dell’Europa occidentale attraverso ilCalendar (New Style) Act.

Poiché nel frattempo il divario tra i due calendari era diventato di undici giorni, fu stabilito che nel settembre del 1752 il giorno successivo al 2 sarebbe stato, per legge, il 14 settembre.

«Restituiteci i nostri undici giorni!»

Quando si parla di quella riforma, c’è una storia che viene raccontata ancora oggi.

Secondo la versione più famosa, la popolazione sarebbe scesa in strada convinta che il governo avesse sottratto undici giorni alla vita dei cittadini, gridando: «Give us back our eleven days!», cioè «Restituiteci i nostri undici giorni!».

Il racconto è diventato così popolare da essere spesso presentato come un fatto storico certo.

In realtà, gli storici hanno messo in dubbio l’esistenza di grandi rivolte popolari scoppiate proprio per gli undici giorni cancellati.

Lo slogan esiste davvero e compare in una celebre opera di William Hogarth,An Election Entertainment, legata però alle elezioni del 1754.

È quindi possibile che proteste e malumori siano stati successivamente ingigantiti fino a creare la leggenda di un’intera popolazione scesa in strada per reclamare gli undici giorni perduti.

I problemi pratici, invece, erano reali.

La riforma obbligava a fare i conti con affitti, salari, contratti, tasse e scadenze fissate secondo il vecchio calendario. Proprio per questo furono previste disposizioni per evitare che il cambiamento delle date producesse conseguenze economiche ingiuste.

Le curiose conseguenze che resistono ancora oggi

Nonostante la confusione iniziale, il nuovo calendario entrò in vigore e la popolazione finì per abituarsi al salto temporale.

Tuttavia, l’eco di quella storica transizione ha lasciato alcune tracce bizzarre che sopravvivono ancora oggi.

Un esempio emblematico è quello dell’anno fiscale britannico.

Prima della riforma, alcune importanti scadenze finanziarie erano legate al 25 marzo, ilLady Day, che rappresentava anche l’inizio dell’anno civile e legale.

Con il cambiamento di calendario la scadenza venne spostata in avanti per evitare la perdita degli undici giorni, arrivando al 5 aprile. Un successivo adeguamento la portò poi al 6 aprile.

È anche per questo percorso storico che ancora oggi, nel Regno Unito, l’anno fiscale inizia il 6 aprile anziché il 1° gennaio.

La vicenda del settembre 1752 ci ricorda quanto le convenzioni umane che diamo per scontate, come lo scorrere lineare del tempo sui nostri calendari, siano in realtà costruzioni fragili e artificiali.

Un paradosso burocratico reale che, per un breve momento, cancellò con un semplice atto del Parlamento undici date dal calendario di un intero impero.

Fonti e riferimenti

• Poole, R. (1998).Time’s Alteration: Calendar Reform in Early Modern England. UCL Press.

•Calendar (New Style) Act 1750, Parlamento della Gran Bretagna.

• Royal Museums Greenwich, William Hogarth,An Election Entertainment.

Se ti è piaciuto questo articolo, leggi ancheL’incidente di Roswell compie gli anni: i 3 dettagli inquietanti che il governo non è mai riuscito a smentire.

Guarda anche

Roswell compie gli anni: il mistero UFO che continua a dividere il mondo

Ti Potrebbe Interessare