Letteratura

Ernest Hemingway, che vita! Un paio di episodi tratti dalla rocambolesca esistenza del celebre scrittore

Quando andavo a scuola e studiavo letteratura, immaginavo la vita degli scrittori come un’esistenza noiosa: pensavo a intellettuali chiusi negli studioli a leggere, a comporre poesie e a spaccare il capello per una rima. Evidentemente, nessuno mi aveva narrato della vita di Ernest Hemingway.

Già, il premio Nobel Hemingway, celebre per libri divenuti pilastri della letteratura mondiale, come “Il vecchio e il mare” o “Addio alle armi”, ha vissuto una vita che è essa stessa un romanzo. Della sua esperienza di cronista della guerra civile spagnola ne abbiamo già parlato, vediamo oggi altri due episodi meritevoli di nota.

L’incontro con J. D. Salinger

Il primo episodio ci porta in Francia, nei tumultuosi giorni di fine agosto 1944 nei quali la Seconda Guerra Mondiale sta finalmente volgendo al termine: Hemingway, come sappiamo, è un corrispondente di guerra e, da alcuni giorni, si è unito a un gruppo di partigiani diretti a Parigi.

Giunto nella capitale francese, Hemingway prende parte alla “liberazione” dell’Hotel Ritz dove, proprio alcuni giorni dopo, incontra un aspirante e promettente scrittore; Hemingway dà un’occhiata a qualche componimento del giovane.

Il nome del giovane è J. D. Salinger, fra le cui opere più celebri ci sarà “Il giovane Holden”. Ernest Hemingway rimane subito ben impressionato dello stile narrativo di Salinger e lo invita a proseguire nella scrittura.

Un incoraggiamento che, comprensibilmente, non lascia indifferente J. D. Salinger: il giovane, evidentemente, ha fatto tesoro del consiglio, visto che dalla sua penna sono uscite alcune delle più belle pagine della letteratura del XX secolo.

Il fortunoso volo africano

Se l’incontro con Salinger sembra un racconto di fanta letteratura, quanto accadde nel gennaio 1954 al futuro Premio Nobel sembra il racconto di un miracolo. Sono passati diversi anni dalla II Guerra Mondiale, e il mondo ha tutta un’altra faccia.

Fra il 21 e il 22 gennaio 1954, Hemingway è in volo, a bordo di un piccolo aeroplano, verso il Congo: davanti al velivolo compare uno stormo di ibis e il pilota, per evitare l’impatto, colpisce un palo del telegrafo.

L’elica dell’aeroplano si rovina, e i passeggeri si feriscono: Hemingway ha una spalla distorta e la moglie Mary si rompe le costole. Trascorrono la notte all’aperto e il mattino seguente riescono a farsi soccorrere da un’imbarcazione e a farsi trasportare fino a un piccolo villaggio di pescatori.

Riescono a prendere un altro aeroplano, le cui condizioni, purtroppo, non erano molto promettenti: infatti, anche questo mezzo ha un incidente. Prende fuoco ed Hemingway, per salvarsi, dà delle testate al portello, rimediando gravi e perenni danni fisici.

Due episodi molto diversi da loro, eppure così simili nel raccontare uno spaccato di vita piena e sopra le righe che il premio Nobel Ernest Hemingway ha condotto, riuscendo, al contempo, a sondare e a raccontare le pieghe più intime e nascoste dell’animo umano.

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