Il mistero di San Gennaro: il sangue si liquefa, ma la scienza non ha ancora una risposta definitiva

Ogni anno, quando arriva il mese di settembre, gli occhi del mondo e il cuore di un’intera città si concentrano su un unico, millenario enigma racchiuso dentro una piccola ampolla di vetro.

Il 19 settembre non è una data qualunque: è il giorno in cui Napoli si ferma, sospesa tra la devozione più profonda e lo scetticismo più radicale. È il giorno delmiracolo di San Gennaro.

All’interno del Duomo, davanti a migliaia di fedeli, autorità e curiosi, viene esposta una reliquia che da secoli alimenta interrogativi e discussioni.

Una sostanza scura, normalmente allo stato solido, può improvvisamente diventare liquida sotto gli occhi dei presenti.

Un fenomeno naturale o un prodigio divino che, nonostante numerosi tentativi, non ha ancora trovato una spiegazione scientifica definitiva?

Il miracolo di San Gennaro: una storia di fede e sangue

Per capire la portata di questo evento, bisogna fare un salto indietro nel tempo fino all’inizio del IV secolo, quando Gennaro, vescovo di Benevento, fu martirizzato a Pozzuoli durante le persecuzioni dei cristiani sotto l’imperatore Diocleziano.

La leggenda narra che, subito dopo l’esecuzione, una donna di nome Eusebia raccolse il sangue del martire, conservandolo in due ampolle di vetro.

La prima testimonianza scritta conosciuta della liquefazione risale però a molti secoli più tardi, al 1389.

Una cronaca dell’epoca racconta che, durante una solenne processione, il contenuto dell’ampolla attribuita a San Gennaro si liquefece davanti ai presenti.

Da quel lontano Trecento il fenomeno si ripete periodicamente. Oggi le ampolle vengono esposte tre volte l’anno, ma la data del 19 settembre è in assoluto la più importante, poiché coincide con la festa del santo patrono di Napoli.

Cosa succede se il miracolo non avviene?

Il rituale è un vero e proprio thriller antropologico.

Durante la cerimonia, l’ampolla viene mostrata e più volte inclinata per verificare se il contenuto sia passato dallo stato solido a quello liquido.

Le “parenti di San Gennaro”, un gruppo di donne legate da antica tradizione al culto del Santo, siedono nelle prime file della cattedrale e intonano preghiere e invocazioni.

Quando il sangue finalmente si scioglie, la città accoglie la notizia con sollievo e festa.

Ma cosa succede se il fenomeno non si verifica?

Per la tradizione popolare napoletana, il mancato scioglimento è considerato un presagio di sventura.

Il sangue, per esempio, rimase solido nel settembre del 1939, alla vigilia della Seconda guerra mondiale; non si liquefece nel 1943 e neppure nel settembre del 1980, pochi mesi prima del devastante terremoto dell’Irpinia.

Si tratta naturalmente di associazioni costruite a posteriori e prive di un rapporto di causa ed effetto dimostrabile, ma sufficienti ad aggiungere una dose massiccia di tensione a ogni singola celebrazione.

Il miracolo di San Gennaro secondo la scienza

Naturalmente, nel corso degli ultimi decenni, chimici, fisici e studiosi hanno tentato di dare una spiegazione razionale a quello che i fedeli chiamano miracolo.

Una delle indagini più note risale al 1989 ed è legata al professor Pier Luigi Baima Bollone.

Attraverso un esame spettroscopico non invasivo furono rilevati segnali ritenuti compatibili con la presenza di emoglobina.

Il risultato è stato interpretato come un elemento a favore dell’ipotesi che il contenuto sia sangue, ma non può essere considerato una prova definitiva: l’ampolla non è stata aperta e non è stato possibile analizzare direttamente un campione della sostanza.

Se si trattasse realmente di sangue, come potrebbe liquefarsi e tornare allo stato solido dopo tanti secoli?

La teoria del gel tissotropico

Una delle teorie scientifiche più conosciute, avanzata nel 1991 sulla prestigiosa rivistaNature, ipotizza che la sostanza possa avere un comportamento “tissotropico”.

I materiali tissotropici hanno la particolarità di trovarsi in uno stato più solido quando sono a riposo, ma possono fluidificarsi se sottoposti a sollecitazioni meccaniche, come lo scuotimento o il movimento.

Gli scienziati riuscirono a ricreare in laboratorio, con sostanze disponibili anche in epoca medievale, una miscela rossastra capace di imitare il comportamento attribuito al contenuto dell’ampolla di San Gennaro.

Perché la scienza non ha ancora chiuso il caso

La teoria del gel tissotropico sembrerebbe poter chiudere il caso, eppure non è così.

L’esperimento dimostra infatti che è possibile creare una sostanza capace di passare dallo stato più solido a quello liquido quando viene sottoposta a movimento, ma non dimostra che proprio quella sostanza si trovi all’interno delle ampolle custodite a Napoli.

La liquefazione, inoltre, non avviene sempre nello stesso modo o con le stesse tempistiche. A volte si verifica rapidamente, altre volte richiede un’attesa molto più lunga e in alcune occasioni non si verifica affatto.

Nel corso degli anni sono state raccontate anche presunte variazioni di peso e di volume del contenuto, ma queste osservazioni non sono state confermate in modo sufficientemente solido da poter essere considerate prove scientifiche.

Il limite più grande della scienza risiede proprio nell’impossibilità di eseguire un esame diretto del contenuto.

Le ampolle non vengono aperte per effettuare un prelievo, anche per il rischio di danneggiare irrimediabilmente una reliquia tanto antica.

Finché non sarà possibile esaminare direttamente un campione del fluido e determinarne con precisione la composizione, il fenomeno continuerà a conservare una parte del suo mistero.

Un enigma sospeso tra fede e scienza

Che si tratti di un fenomeno chimico ancora non completamente chiarito o di qualcosa legato alla fede, il mistero di San Gennaro continua a sopravvivere al passare dei secoli.

Ogni 19 settembre lascia fedeli, curiosi e osservatori davanti allo stesso interrogativo: stiamo guardando un prodigio divino o un fenomeno naturale che la scienza non ha ancora potuto studiare fino in fondo?

Fonti e riferimenti

• Baima Bollone, P. L. (1989). Indagini sulla reliquia di San Gennaro.

• Garlaschelli, L., Ramaccini, F., Della Sala, S. (1991).Working Bloody Miracles.Nature, Vol. 353, p. 507.

• Archivio Storico della Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro.

• CICAP, studi e approfondimenti sul fenomeno della liquefazione.

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