Una nuova lettura dellaCalunnia di ApellediSandro Botticellipropone di osservare il celebre dipinto non soltanto attraverso il racconto antico di Luciano di Samosata, al quale viene tradizionalmente ricondotto, ma anche alla luce della crisi politica, religiosa e culturale vissuta da Firenze alla fine del Quattrocento.
A proporre questa interpretazione èNathalie Popis, esperta francese specializzata nel Rinascimento italiano, che individua nella composizione un confronto simbolico tra l’ideale umanistico legato all’Antichità e l’austerità cristiana rappresentata da Girolamo Savonarola.
Comunicato integrale
Parigi, 9 settembre 2026 – Un nuovo studio francese su una famosa opera diSandro Botticelline reinterpreta oggi il significato, proponendone una nuova lettura.
Verso il 1495 Botticelli, uno dei maggiori rappresentanti dell’umanesimo fiorentino, dipinse a Firenze l’opera oggi conosciuta comeLa Calunnia di Apelle. Il titolo rimanda a un testo di Luciano di Samosata, che descriveun dipinto oggi perduto del pittore greco Apelle. Conosciuto dagli umanisti del Rinascimento e ripreso in particolare da Leon Battista Alberti, questo racconto di calunnia e ingiustizia ha determinato fino a oggi l’interpretazione tradizionale della composizione e dei suoi personaggi.
La nuova lettura dell’esperta francese
Nathalie Popis, esperta francese specializzata nel Rinascimento italiano, dopo studi approfonditi propone oggiuna nuova lettura dell’opera. Secondo Popis, Botticelli avrebbe reinterpretato questa scena antica perevocare simbolicamente la crisi politica e religiosa della Firenze degli anni 1490, provocata dal frate domenicano Girolamo Savonarola e dalla rottura dell’equilibrio tra l’eredità dell’Antichità e il cristianesimo.
Sotto i Medici, e in particolaresotto Lorenzo il Magnifico, Firenze divenne uno dei grandi centri della riscoperta dell’Antichità. Gli umanisti della scuola neoplatonica fiorentina cercarono di conciliare questa eredità pagana con il cristianesimo.
Botticelli incarnò questa cultura umanistica nellaPrimaverae soprattutto nellaNascita di Venere, dove le divinità antiche riappaiono nel cuore della Firenze cristiana. Con Venere, il corpo femminile nudo divenne espressione di unabellezza idealeche, lungi dall’opporsi alladimensione spirituale, può condurre ad essa.
Dopo la morte di Lorenzo il Magnifico e l’espulsione dei Medici nel 1494, Firenze attraversò una crisi politica e religiosa, nella quale si impose il predicatoreGirolamo Savonarola, che invocò una radicale riforma morale, condannando il lusso, le vanità e la cultura profana.
Questa volontà di purificazione condusse airoghi delle vanità, in particolare a quello del 7 febbraio 1497 in Piazza della Signoria, dove abiti, oggetti preziosi, libri e immagini profane vennero dati alle fiamme.
In questa nuova lettura dell’opera, l’esperta francese riconosceSavonarola nella figura vestita di nero a sinistra, dal volto magro, dal profilo angoloso e dal naso pronunciato. Botticelli gli attribuisce tuttavia una lunga capigliatura, in contrasto con la sua tonsura, accentuandone l’aspetto ascetico e biblico.
Accanto a lui si trova unadonna completamente nuda, con la mano tesa verso il cielo, che riprende molto chiaramente la figura dellaNascita di Venere, persino nella posizione delle gambe.Il suo gesto collega direttamente la bellezza ideale al divino, facendo della nudità antica una via verso la dimensione spirituale.
Di fronte all’abito nero di Savonarola, questa nudità contrappone così l’ideale umanistico ereditato dall’Antichità greca all’austerità cristiana del domenicano.
In primo piano,un uomo quasi nudo, rovesciato a terra e afferrato per i capelli,congiunge le mani in preghierarivolgendosi verso la donna nuda, associando direttamente entrambe le figure alla nudità e al sacro.
La donna che lo trascina tiene una torcia accesa, che richiama il rogo, e lo conduce verso destra, in direzione del personaggio tradizionalmente identificato con re Mida, ma qui interpretato come Cristo, che gli tende la mano.
Tra l’Antichità e il Cristianesimo
La composizione si divide così tra due poli:a sinistra l’Antichità greca e il suo ideale umanistico, a destra il cristianesimo, verso il quale viene condotto l’uomo nudo.
L’architettura stessariunisce i due mondiche la scena contrappone. In questa ambientazione ispirata all’antico, statue e rilievi intrecciano racconti mitologici e biblici, facendo coesistere l’eredità greca e il cristianesimo nello stesso spazio, come nella Firenze umanistica dei Medici.
Quasi un secolo più tardi, questa tensione trovò una soluzione radicale quando, nel contesto della Controriforma,tra il 1582 e il 1585 Tommaso Laureti dipinseIl trionfo della religione cristiana. L’immagine non mostra più due mondi in tensione, ma la vittoria dell’uno sull’altro, con l’idolo pagano che giace a terra, spezzato, mentre al centro si innalza la Croce.
Sotto questa nuova luce,La Calunnia di Apelleappare così come latestimonianza di una svolta storica.
Per Botticelli, come per la Firenze umanistica dei Medici, è la fine di un mondo, quello di un’arte in cui la bellezza poteva ancora rendere percepibile il divino.
Nota di trasparenza
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato da comunicatistampa.net.
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