Un’opera provocatoria di Francesco Guadagnuolo, ispirata ai versi di Sangiuliano, mette in scena la zebra come simbolo della politica contemporanea. Il collage-dipinto “Il gioco assurdo della politica” diventa allegoria del potere che si traveste da spettacolo circense, dove leader come Netanyahu, Trump, Xi Jinping e Putin sono trasformati in protagonisti di un freak show. L’artista denuncia così la follia della guerra e la spettacolarizzazione del consenso, invitando lo spettatore a riflettere sul rischio di un mondo in balia di clown armati di mine pronte a esplodere. Di seguito il comunicato integrale.
Comunicato stampa
Nell’arena del clown: la zebra-politica
e il circo dei potenti
Dalla poesia di Sangiuliano all’urlo di Guadagnuolo
La strofa di Sangiuliano affonda il bisturi nella carne viva della politica quando afferma che “nessuno cavalca la zebra così vestita/in calzamaglia a strisce”. Qui la giustapposizione tra la bellezza selvaggia della zebra e l’artificio della calzamaglia diventa la scintilla di un’immagine destinata ad esplodere nell’opera di Francesco Guadagnuolo. Nel dipinto-collage “il gioco assurdo della politica” la poesia si fa materia: la zebra si trasforma in palcoscenico di un’assurda parodia di potere.
Il circo dei leader: un potere in mostra
Nel grande tendone di Guadagnuolo campeggiano i ritratti di Netanyahu, Trump, Xi Jinping e Putin, ciascuno a evocare il volto del potere autoritario. L’artista li dispone come attrazioni di un freak show, fomentando il disagio dello spettatore che riconosce in quei volti il timore di un domani dominato dalla forza bruta. Ogni sguardo dipinto afferra lo spettatore con l’intensità di un manifesto di regime, ma l’insieme tradisce una satira feroce del culto della personalità.
L’urlo congelato: la follia della guerra
Al centro dei quattro leader troneggia “L’urlo del potere politico della guerra”, un grido mutato in forma scultorea, un punto di colore gelato e insieme urlante. È un silenzio che esplode, un pugno muto elevato a monito contro l’assurdità di scelta che preferisce il conflitto al dialogo. Questa torsione materiale del colore e della materia costringe lo spettatore a confrontarsi con l’inquietudine di un’umanità disposta a calpestare se stessa.
Il clown e la zebra: allegoria di un potere impazzito
Nella parte inferiore del collage la zebra viene cavalcata da un clown-politico, armato di mina pronta a detonare. Il pagliaccio ride della propria barbarie e scandisce frasi di politicantismo farneticante, mentre la bestia a strisce sopporta passivamente questa messinscena grottesca. L’immagine richiama la poesia di Sangiuliano e denuncia come, ormai, l’unica cavalcatura possibile per la morale pubblica sia un ridicolo carnevale di promesse vuote e minacce in agguato.
Tra risate farneticanti e rischio di guerra mondiale
Il clown si diverte, e il mondo guarda con il respiro sospeso, temendo che ogni risata diventi l’innesco di una terza guerra mondiale. Guadagnuolo invita a riconoscere che questo non è solo un gioco, ma un dramma in atto: la mina nelle mani del padrone circense è la follia silenziosa di leader pronti a sacrificare vite per spettacolari estensioni di potere. L’opera sottolinea come il consenso, alimentato da spettacolarizzazione e menzogne, sia la benzina di un fuoco che può ridurre tutto in cenere.
Verso un’alba di speranza
Sull’orizzonte delle strisce in bianco e nero della zebra, s’intravede la promessa di un’alba nuova, libera dal circo degli illusionisti di stato. Solo smascherando la finzione e spegnendo la mina delle divisioni potremo permettere al vero dialogo di fiorire. Riconoscere la follia di questo “gioco assurdo” è il primo passo per riformare la scena politica in un luogo di responsabilità collettiva, dove il più grande spettatore diventa l’attore consapevole.
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato da osservatorioartecont.


