Le aziende investono di più sul recruiting, ed i candidati diventano sempre più esigenti
Milano, 3 luglio 2024 – In Italia si contano regolarmente quasi2 milioni di persone in cerca di lavoro, con un tasso didisoccupazioneche si aggira intorno al7,2%. Questo significa che c’è una componente molto ampia della popolazione che, pur cercando una nuova occupazione, non riesce a trovarla. Dall’altra parte ci sono però anche tantissime aziende che, pur avendo delle posizioni scoperte, non riescono a colmarle.
Guardando al 2023 nel suo complesso, Anpal e Unioncamere ci dicono che, sulle 5,5 milioni di offerte attivate, nel 45% dei casi ci sono state marcatedifficoltà di reclutamento. A guardare la situazione dall’esterno sembra in effetti un paradosso: il mismatch non permette al mercato del lavoro di bilanciarsi.
E la situazione sembra “patologica”, o perlomeno di difficile soluzione, sapendo che ildisallineamento tra domanda e offerta di lavorosembra strutturale.
«Da una parte c’è da considerare chele persone non si limitanoa eleggere un’azienda come il proprio luogo di lavoro unicamente per laretribuzioneche viene offerta. Prendendo in considerazione anche aspetti come la coerenza con il propriopercorso di studie con le esperienze precedenti, la corrispondenza con i propri interessi eobiettivi, la coerenza con le proprieattitudinie via dicendo», spiegaCarola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting specializzata nella selezione di personale qualificato e nello sviluppo di carriera.
«Allo stesso tempo le aziende sonodisposte ad assumere unicamente candidati con le giuste esperienze e competenze, nonché preferibilmente le persone che mostrano un vivo interesse verso l’attività da svolgere», continua la Adami.
C’è poi da considerare anche una crescita delle esigenze, da entrambe le parti. Le imprese, più nello specifico, hanno imparato a riconoscere maggioreimportanza al processo di selezione del personale, impegnandosi a valutare attentamente non solo le hard skills, ma anche le soft skills.
«Un buon recruiter» mette in evidenza Adami «sa che nell’assumere un nuovo talento è beneguardare al lungo periodo, senza dimenticare che è possibile e in certi casi persino facile migliorare delle competenze tecniche, laddove invece è difficile o talvolta impossibile aggiungere nuove necessarie competenze trasversali, senza le quali un rapporto lavorativo può risultare compromesso fin dall’inizio».
Tra le imprese si è quindi diffusa la consapevolezza che potercontare sui talenti giusti sia fondamentale per crescere.
E se tra le aziende è cresciuto l’impegno nell’individuare le risorse più adatte, tra i candidati sono cresciute le esigenze: le persone in cerca di una nuova occupazione hanno infatti via via ampliato la lista di fattori da prendere da valutare per prendere in considerazione un’offerta lavorativa.
«Si parla certamente sempre dellostipendio, ma negli ultimi anni hanno guadagnato grande importanza anche elementi come ilwork-life balance, le opportunità dicarrierae laformazione, solo per indicarne alcuni».
«Senza dimenticare il fatto che oggigiorno le persone sono particolarmente propense a mettere in dubbio diversi aspetti della propria vita lavorativa» conclude la Adami.
Ecco che allora sono aumentate le esigenze da entrambe le parti, così come è cresciuta la mobilità sul mercato, innescando unacompetizioneancora maggiore per leofferte di lavoro più promettenti.







