Il vecchio palazzo

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Un palazzo antico…

Uno scrigno ritrovato…

TRE sorelle intorno ad un tavolo sedute ad aprirlo …e un foglio strappato nascosto nel fondo…

Cosa mai svelerà? Le tre sorelle iniziarono a leggere e…questo di seguito fu il contenuto del testo ritrovato

“E’giunto aprile e ti voglio avvertire,

il pesce d’aprile ti voglio spedire,

ecco il principio del mese

ognuno cerca di fare e di dire

di pesci al mare c’è ne son tanti

da caricare interi bastimenti

vazzi, bustini, triglie, gamberi

ma per avere la qualità più fresca

mangiati questo che l’ho pescato a barca.

Questo pesce è fatto in insalata

mangialo tu e la tua fidanzata

questo pesce a me l’hanno mandato

e se io a te lo mando non faccio nessun peccato.

Quando leggi non leggerlo forte altrimenti ti prende la morte.

Chi te lo manda si trova lontano

e il pesce d’aprile ti tende la mano.

Curioso sei stato la busta ad aprire…

Ma non sapevi che oggi era il primo d’aprile!!!

Caro non te la pigliare…

Son giorni da scherzare,

se vuoi sapere chi siamo

siamo in tre che ce la vediamo

ma se vuoi sapere chi sono io

inginocchiati e prega in Dio

una volta eri tu, ora sono io!!!

 ARRIVEDERCI e ADDIO

Vado in cucina, preparo del thè…

Mi scotto la lingua e penso a te.

Il suon delle campane annunziano l’ave…

Ricordati di me che sto lontano.

Vorrei essere un uccellino per starti vicino,

non per gelosia ma per farti compagnia.

Vorrei essere un uccellino, da te vorrei volare…

Per dirti pian pianino di me non ti scordare.

Sotto le ali di un angelo biondo

ti mando un bacio sincero e profondo.

Sotto le ali di un angelo bruno

ti mando un bacio sincero e sicuro.

Pensami almeno tre volte al giorno:

la mattina, la sera e il mezzogiorno

Mormora l’onda baciando la sponda…

Mormoro anch’io dicendoti addio

Senti…guarda…taci…

Questi puntini son tutti baci.

Beh vuoi sapere chi te lo manda? È la tua bella che ti pensa tanto.

Se vuoi sapere chi te l’ho ha scritto…

Paga tassa e stai zittoo!!!

Se vuoi sapere il mio indirizzo

Eccoti accontentato:

VIA DELL’IMPOSSIBILE, PALAZZO ANCORA DA FARE-PORTONE NELLA STRADA- FINESTRA PENDENTE AL MURO- N° SUL PORTONE- INTERNO PER LE SCALE

Ed eccoti accontentato

 Un saluto ti mando

Indovina chi sono???? “”

Un testo senza senso, le tre sorelle ridevano come pazze al sol pensiero di aver visto una cosa del genere…chi mai aveva pensato a fare un pesce d’aprile di questo tipo?

E poi perché? sembrava solo un gioco ma mi sa che dietro si nascondeva qualcosa di molto serio ed intrigante.

Le tre sorelle, infatti, erano scese giù in cantina per togliere la roba ammucchiata da una vita della signorotta proprietaria dell’antico palazzo che aveva venduto l’appartamento alla famiglia delle fanciulle e in realtà, dopo quel ritrovamento, era sorta una gran curiosità in merito alla faccenda soprattutto alla prima delle tre.

Recatasi la Mena dalla nobildonna con una scusa…iniziò a chiedere del palazzo e di chi ne deteneva la piccola cantinola ormai divenuta di proprietà della sua famiglia. La donna ormai anziana farfugliava per evitare di raccontare…il motivo? Una triste realtà che voleva nascondere ma soprattutto non ricordare…Così la Mena decise di andar via, capendo ovviamente che la signora nulla avrebbe detto sulla faccenda…ma …non avrebbe lasciato perdere.

Acquistatasi la fiducia della donna nel corso del tempo…nei pomeriggi domenicali, quando, la stessa sola e senza figli, restava a ricamare davanti la finestra, saliva al piano secondo un dolce fatto appena sfornato dalla madre Sisina e incitava la signora a ricordare la sua gioventù.

La donna anziana di nome Teresa prese in simpatia Mena e in un pomeriggio estivo chiese di portarle anche le due sorelle sempre indaffarate Anna e la Carmela.

Sedute tutte e quattro accanto ad un tavolo rotondo e antico da dove ergeva sul vassoio d’argento una caffetteria del thè  e un piattino su cui erano adagiati dolcetti da assaporare insieme alla bevanda calda  invitò le stesse ad ascoltarla.

La sig.ra Teresa, pian pianino, introdusse una storia alquanto curiosa…iniziando così…:

“Care ragazze, vi ho riunito oggi perché non voglio lasciarvi ancora incuriosite in merito a quel foglio che avete ritrovato giù in cantina qualche tempo fa…ricordate?

Per me è una storia un pochino dolorosa da raccontare e perciò quando mi chiedeste dello stesso evitai di rispondervi…

Io originariamente avevo una sorella che si adagiava sempre sul balconcino esterno, soprattutto d’estate, guardando sulla strada le persone che passavano. Come avrete notato, il palazzo, dal lato del balconcino, ha un ampio raggio di veduta …

Mia sorella un giorno mi raccontò che stava al balcone perché, ormai, presa da una bellissima storia d’amore che si sviluppava davanti ai suoi occhi ogni giorno.

Difatti, voleva addirittura scrivere un romanzo dato che era molto avvincente per gli intrighi e i litigi che ogni giorno la fanciulla della storia proponeva al suo sguardo.

Ovviamente il giudizio di mia sorella Matilde risulterà ben diverso da quello che mi darete voi visto che siete donnine degli anni ’50 mentre la storia di cui vi parlo si è sviluppata prima della guerra…noi donnine dell’epoca ci accontentavamo di un bigliettino d’amore, di uno sguardo, di un bacio a fior di labbra al massimo…cose per voi forse scontate in un’era diversa.

Quella che sto per raccontarvi è una storia che non posso esporre nei minimi particolari perché è un ricordo basato sui racconti di mia sorella, siete pronte?

Dunque…

Mia sorella mi disse che un giorno una fanciulla che abitava di fronte il palazzo era stata seguita da un giovanotto, bruno e alto…si era fermato sotto la finestra della giovane la quale, per non essere trovata dal padre che cacciava il signorino, aveva lanciato dalla finestra un carbone acceso sul capo di lui per farlo andar via.

Da quel momento, il giovane sentitosi sfidato iniziò ad andare ripetutamente sotto quella casa. La donnina un giorno scese per andare forse a messa e fu fermata. Non so ovviamente cosa si dissero, ma uno schiaffone fece attirare maggiormente l’attenzione di Matilde.

Detto questo…Matilde, volendo sapere come andava a finire, agli orari in cui i due si vedevano o incrociavano, si affacciava al balcone. Noi tutti in famiglia ridevamo, possibile mai che tenevamo una ficcanaso in casa? Eppure la storia iniziò a coinvolgere me e mia madre che dopo l’affacciata chiedevamo sempre più spesso l’accaduto non visto da noi.

Un giorno, però, mia sorella tutta dispiaciuta ci raccontò che il giovanotto non potendo arrivare al cuore della fanciulla era passato sotto casa di lei a braccetto con un’altra…e nei mesi a venire la guardava piangere alla finestra perché il giovanotto non passava più…Era giunto quasi aprile e dato che noi avevamo studiato, volevamo dare una mano(forse una piccola vendetta) alla bella e dolce ragazza…così ci mettemmo attorno a questo tavolino e scrivemmo quel che avete letto.”

Mena improvvisamente sobbalzò e rispose alla sig.ra Teresa “come finì? La ragazza mandò la lettera? Lui come la prese? “

E la nobildonna sorrise dicendo che Matilde aveva consegnato in chiesa alla fanciulla il biglietto consigliandole, però, di inviare la lettera al più presto al ragazzo.

Inoltre così rispose: “Mena arrivò la guerra…la lettera fu spedita ma non so se poi è mai arrivata a destinazione…tutto il paese fu sfollato, compresa la famiglia della fanciulla di cui non abbiamo avuto più notizie “

Mai sapremo come è terminata questa storia d’amore, ma mi piace pensare che la lettera giunse a destinazione e il giovanotto prima di andar via dal paesino chiese la mano della ragazza che lo aveva amato veramente.”

Le tre sorelle liete che la nobil donna avesse dato loro fiducia…sorrisero e con gusto e soddisfazione morsero i biscottini pensando che da lì in poi avrebbero ancora ascoltato dei bellissimi racconti di una vita vissuta. La morale? Al balcone si scorgono tante cose…e l’osservare è una dote che non va confusa con lo spettegolare…e qualche volta concede grandi soddisfazioni.

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