Si è conclusa a New York la mostra fotografica di Carmela Rizzuti, artista italiana riconosciuta per una ricerca visiva che vive in equilibrio tra immaginazione e percezione. Ospitata negli spazi della galleria Artifact Projects, nel cuore del Lower East Side, l’esposizione ha trasformato la fotografia in esperienza immersiva, grazie a un dispositivo di proiezione che ha reso le immagini apparizioni luminose, in costante mutamento. Un progetto che ha dialogato con lo spazio e con il tempo dello sguardo, coinvolgendo un pubblico internazionale e attirando l’attenzione della critica newyorkese.
Comunicato stampa
New York, 8 gennaio 2026 – Si è conclusa a New York il 3 gennaio scorso, presso la galleria Artifact Projects, la mostra fotografica dell’artista italiana Carmela Rizzuti. L’artista siciliana è conosciuta per la sua particolare ricerca visiva, che si muove in una dimensione sospesa tra immaginazione e percezione, memoria e materia. Per questo è stata invitata dai responsabili ad esporre le sue opere nella galleria newyorkese.
Una proiezione ed esperienza immersiva nel cuore della Grande Mela
La proiezione delle foto di Rizzuti si è tenuta nel Lower East Side, ed ha accompagnato i visitatori in un’esperienza immersiva, in una modalità in cui le immagini erano apparizioni luminose, transitorie, in continuo divenire.
Le forme femminili, centrali nel lavoro dell’artista, emergevano dalla luce per poi dissolversi, suggerendo più che descrivendo, e invitando a uno sguardo lento e contemplativo.
Un linguaggio visivo dalla dimensione onirica
Il linguaggio visivo di Rizzuti nasce dalla fusione di due modalità di visione: uno sguardo interiore, immaginativo, e uno sguardo radicato nell’esperienza concreta e nella realtà materiale. La tensione tra queste due dimensioni genera immagini simboliche che evocano il dialogo costante tra spirito e materia, forma e sostanza, senza mai giungere a una sintesi definitiva.
La dimensione onirica è amplificata dal mezzo della proiezione, che accentua il carattere evanescente delle figure e la loro instabilità percettiva. Echi lontani dell’Antico, drappeggi, frammenti corporei e posture affiorano come memorie visive, per poi ritirarsi nuovamente nello spazio della luce e dell’ombra. Il colore e le variazioni tonali, usati con grande sensibilità, conferiscono alle immagini una qualità quasi tattile, pur nella loro natura immateriale.
Attraverso un processo che attinge all’inconscio, Rizzuti smantella le consuetudini percettive e invita il pubblico a un’esperienza di visione rinnovata, in cui la fotografia si trasforma in tempo, movimento e presenza.
Commenti e critica della mostra newyorkese
Le immagini di Carmela Rizzuti hanno suscitato particolare interesse nella platea internazionale dei visitatori.
«Le opere articolano un linguaggio visivo raffinato, in cui il corpo diventa una soglia simbolica e la luce agisce come forza generativa. L’uso della proiezione in mostra espande la fotografia nello spazio, creando un’esperienza immersiva ma sobria che coinvolge lo spettatore senza spettacolarizzarlo. Una presentazione attenta e sicura».
D.H., critico d’arte, New York
«Da collezionista leggo questa serie come un progetto unitario, dove la relazione tra immagine e pubblico diventa parte essenziale dell’opera. Le figure in controluce trasformano la fotografia in un evento, non in un semplice oggetto. I ritratti, sospesi tra eleganza e distanza emotiva, evitano ogni seduzione facile. Il dialogo tra bianco e nero e colore, soprattutto il rosso, introduce una dimensione simbolica forte e misurata. È un lavoro che funziona al meglio in serie, capace di mantenere nel tempo una tensione concettuale e visiva. Un progetto consapevole, pensato per essere vissuto più che semplicemente guardato».
A.M., collezionista
«Questa mostra lavora sul tempo lento dello sguardo. Le immagini non cercano consenso immediato, ma si rivelano progressivamente, attraverso la relazione con lo spazio e con il corpo di chi osserva. È una pratica che dimostra consapevolezza storica e, allo stesso tempo, una sensibilità contemporanea molto rara».
F.D., Berlino
«In queste opere il corpo non è mai un soggetto isolato, ma un luogo di passaggio. La fotografia diventa una soglia, qualcosa che si attraversa più che si osserva».
M.L., Parigi
Chi è Carmela Rizzuti
Carmela Rizzuti è un’artista poliedrica. Nasce con una predisposizione per il disegno e la pittura e negli anni, durante il corso di formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, abbraccia la fotografia iscrivendosi al Foto Club Conca d’Oro, guidato dal maestro Giuseppe Cilia.
Due percorsi che sembrano distinti ma che convergono in una ricerca continua sugli effetti visivi tra pittura e fotografia. In pittura utilizza una riproduzione meccanica della realtà per costruire ritratti iperrealistici, realizzati a olio su supporti lisci come il plexiglass, per ottenere un effetto simile al vetro.
Le sue opere sono state esposte in gallerie in Italia e all’estero, tra cui la Galleria Am Roten Hof di Vienna e il Palazzo della Permanente di Milano, con pubblicazione sulla rivista Arte di Giorgio Mondadori. In fotografia a colori ricorre spesso all’autoscatto, curando personalmente scenografia e composizione, con temi legati al rapporto tra natura e arte.
Ha partecipato a numerose Biennali e mostre internazionali, tra cui il MEAM di Barcellona e la galleria Pintér di Budapest. Nel 2022 ha preso parte alla mostra collettiva Eternal Femininity a Palermo, all’Artbox Expo di Venezia e allo Swissartexpo di Zurigo. A novembre 2024 una sua opera è stata proiettata a Times Square per l’evento Skyline Stories. Nel 2024 ha ricevuto la medaglia d’argento al Best Photography Awards 2023-24, categoria Fashion professionisti. A dicembre 2025 ha esposto presso Artifact Projects a New York.
Nota di trasparenza
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato da comunicatistampa.net.
Fonte: https://www.comunicatistampa.net/newsletter/nazionali-4040/



