Gli archeologi hanno portato alla luce una lampada a olio romana, splendidamente decorata, in un vasto cimitero a Cuijk (Paesi Bassi). La lampada, risalente al II secolo d.C., si distingue per la sua condizione eccezionale e il design intricato che la rendono, secondo gli archeologi, uno dei reperti più straordinari nei Paesi Bassi.
La lampada presenta una decorazione ricca e inusuale: potrebbe raffigurare il dio romano del vino, Bacco, o una maschera da attore. Il ‘foro di riempimento’, dove l’olio veniva versato, assomiglia a una bocca comicamente grande e aperta su un volto di persona. Un’elegante foglia d’acanto copricapo spunta da una conchiglia di capasanta posta sulla fronte a mo’ di copricapo, sopra agli occhi spalancati. I lati del viso sono incorniciati da riccioli e da quelle che potrebbero essere due piccole orecchie di animale. Il naso e le sopracciglia pesanti suggeriscono che potrebbe trattarsi di una maschera di satiro.
Un raro reperto di alta qualità e ottimamente conservato
“Lampade altamente decorate come questa sono molto rare in questa parte della provincia romana, specialmente in tali condizioni”, afferma l’archeologo Johan van Kampen. Sebbene le lampade con motivi a maschera provenienti dal mondo romano fossero già note, questo esempio è insolitamente elaborato, con la sua decorazione ornata e il rilievo dettagliato integrati nella forma stessa della lampada.
La lampada è stata trovata in una tomba insieme a piatti di ceramica, brocche, una tazza e una ciotola, in materiali come vetro e bronzo. Si ritiene che fosse parte di questo corredo e dovesse essere vista come un oggetto che forniva luce nel viaggio verso l’aldilà. Van Kampen ha spiegato che “era destinata a portare sia letteralmente che figurativamente luce nell’oscurità”. Le maschere erano anche associate a Bacco/Dioniso, il dio del vino e patrono delle arti teatrali, spesso indossate dai devoti durante il culto.
Il Cimitero Romano di Ceuclum (Cuijk)
L’attuale scavo rivela il più grande cimitero romano mai scoperto nel Brabante. Sebbene solo una frazione del cimitero sia stata esplorata (1.6 ettari, circa il 15%), le stime suggeriscono che il sito potrebbe estendersi per 6 ettari. Gli archeologi prevedono di recuperare da 350 a 400 tombe.
Finora ne sono state scoperte più di 70, contenenti monete, vasi, gioielli e altri oggetti che accompagnavano il defunto nell’aldilà. Molti degli oggetti rinvenuti sono quasi completamente intatti, una rarità in archeologia. La preservazione è probabilmente dovuta alle usanze funerarie: i beni funerari venivano accuratamente posizionati con il defunto e poi immediatamente coperti di sabbia, proteggendoli per secoli.
Tra i reperti significativi figurano piatti in terra sigillata (ceramica fine con smalto lucido) importati dalla Gallia e vasi bianchi non smaltati di produzione germanica.
Sono state trovate fosse quadrate con macchie nere rivelatrici di carbonizzazione dovute alle cremazioni. Un gran numero di cocci suggerisce che i partecipanti al lutto gettavano offerte in vasi e brocche nel fuoco mentre i corpi bruciavano.
Uno snodo nella vasta rete commerciale romana
Il grande numero di ceramiche scoperte conferma che la popolazione di Ceuclum aveva ampio accesso a beni di consumo importati da altre parti dell’Impero Romano, rivelando quanto il Brabante fosse integrato nelle più ampie reti commerciali romane.
L’odierna Cuijk era l’antico insediamento romano di Ceuclum. La sua posizione strategica sul fiume Mosa, tra Maastricht e Nijmegen, la rendeva un importante punto di passaggio per il commercio e gli spostamenti all’interno dell’Impero Romano. Le scoperte come questa evidenziano le profonde radici storiche della ex provincia del Brabante, spesso oscurata da siti più prominenti come Nijmegen o Maastricht. Durante l’era romana, il Brabante settentrionale si trovava al confine dell’impero, una zona di intersezione tra vita militare, commerciale e civile.
Con solo il 15% del sito scavato, gli archeologi sono ottimisti riguardo a ulteriori scoperte, inclusa la possibilità di trovare tombe più ricche che potrebbero fornire nuove intuizioni sulla gerarchia sociale, le condizioni economiche e le pratiche culturali degli abitanti romani del Brabante.
In sintesi, la scoperta della lampada a olio mascherata di Cuijk non solo arricchisce la nostra comprensione della vita romana nei Paesi Bassi, ma getta anche una luce, letteralmente e simbolicamente, sull’eredità duratura di una prospera comunità di confine romana.
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