Sul finire dell’Ottocento, il panorama culturale era piuttosto agitato in Europa. Fra i motivi di tanto fermento c’era la corrente letteraria delNaturalismo francese, della quale Emile Zola era il maggior esponente, che soffiava anche sulla Penisola.
A diffondere le idee di Emile Zola, in Italia, furono principalmente due scrittori, Giovanni Verga e Luigi Capuana, entrambi siciliani. Se di Giovanni Verga è quasi superfluo aggiungere parole, meno noto ai più è Luigi Capuana.
Luigi Capuana e le opere di Emile Zola
In comune con Giovanni Verga, Luigi Capuana non aveva solo la terra di origine, ma anche l’estrazione sociale. Capuana era, infatti, un agiatopossidente agrario, anche lui. Fu anche un fine letterato che scrisse recensioni per il “Corriere della Sera” e fu direttore del prestigioso foglio letterario “Il Fanfulla della domenica”.
Luigi Capuana fu decisivo per far conoscere nel nostro Paese il pensiero di Emile Zola: alle opere dell’autore francese, infatti, Capuana dedicò numerose recensioni nelle quali, da una parte, ne esaltò i contenuti, mentre, dall’altra, ne prese le distanze.
A differenza di Zola, infatti, Capuana non condivideva l’idea di una letteratura subordinata a scopi estrinseci, quali, ad esempio, l’impegno politico e sociale. Non era concorde nemmeno nel considerare la narrazione strumentale alle tesi scientifiche.
La letteratura doveva essere artee non doveva essere utilizzata per dimostrare o illustrare contenuti scientifici. Se mai, dal mondo della scienza, la letteratura poteva mutuare il metodo di osservazione, portando lo scrittore a essere un “estraneo” rispetto ai personaggi e alla trama.
Questo concetto sarà ben espresso nelle opere di Giovanni Verga dove“l’eclissi dell’autore”si manifesta con l’assenza delle idee, delle sensazioni, delle impressioni del narratore che, cioè, non si intromette nell’influenzare il lettore con aspetti esterni alla narrazione.
I romanzi di Luigi Capuana
Oltre a occuparsi di critica letteraria, Luigi Capuana fu anche uno scrittore. La sua produzione di novelle è piuttosto ampia; per quanto riguarda i romanzi,“Giacinta”fu pubblicato nel 1886 e fu rimaneggiato appunto tenendo conto della tecnica impersonale verghiana.
Di poco successivo è“Profumo”, pubblicato nel 1891, mentre è del 1901“Il marchese di Roccaverdina”che è piuttosto distante dall’ottica scientifica, concentrandosi invece su aspetti spirituali e paranormali in una tipica cornice siciliana di fine Ottocento.
Luigi Capuana non è, come scrivevo in apertura, noto al grande pubblico come Giovanni Verga, ma la sua produzione e la sua analisi letteraria hanno contribuito in maniera rilevante nel tratteggiare il quadro letterario dell’epoca. Non solo: i romanzi si presentano piacevoli anche al lettore moderno. Provare per credere!
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