“A sangue freddo” di Truman Capote è uno dei romanzi che ha segnato il Novecento: il genio di Capote, infatti, mette a punto in questo libro un nuovo modo di raccontare il delitto, in maniera distaccata e oggettiva.
Un romanzo che, vien da pensare, avrebbe dovuto placare la passione di Capote per i delitti e i fiumi di sangue. E, invece, non è stato così. Se in pochi non conoscono la pietra miliare “A sangue freddo”, sono altrettanto pochi quelli che, viceversa, conoscono “Bare intagliate a mano”.
“Bare intagliate a mano”, il terrore arriva per posta
“Handcarved coffins”, il titolo originario del racconto, venne scritto 14 anni dopo “A sangue freddo” e, a differenza del romanzo capolavoro, vede Truman Capote protagonista: lo scrittore, infatti, sarebbe stato chiamato da un amico investigatore a supportarlo in un’indagine molto impegnativa.
Nel libro si narra che molte persone ricevono per posta un pacco contenente la loro foto inserita in una piccola bara di legno intagliata a mano. Un avvertimento che, purtroppo, non rimane tale: dopo breve, i destinatari di queste lettere vengono trovati trucidati nei modi più incredibili.
Uno viene bruciato vivo in cantina, un altro assalito da serpenti a sonagli… Un’ambientazione, insomma, piuttosto inquietante che, molto fortunatamente, è completamente inventata da Truman Capote.
Complessivamente, il racconto si compone di un centinaio di pagine e venne pubblicato in una raccolta, “Musica per camaleonti”, nel 1980 che riuniva una serie di storie di respiro completamente differente.
Le differenze con “A sangue freddo”
Superficialmente, in prima battuta, viene scontato avvicinare “Bare intagliate a mano” a “A sangue freddo”: la matrice delittuosa, così come l’ambientazione americana sono gli elementi che spingono al rapido confronto.
Basta però pochissimo per rendersi conto che sono due testi completamente differenti: uno è tratto da una tragica storia vera, mentre l’altro è inventato. In “A sangue freddo” Capote non interviene mai, mentre nell’altro racconto è addirittura uno dei personaggi principali.
Ben lontani sono anche gli stili: in “Bare intagliate a mano” Capote fa ricorso a dialoghi diretti, con un piglio quasi cinematografico, tanto che attirò sin da subito l’interesse di registi di fama come William Peter Blatty che fu autore de “L’esorcista” e, si narra, anche di Jonathan Demme.
Un piccolo romanzo che, in altre parole, merita di essere letto e apprezzato: un Capote che non delude nemmeno questa volta, da nessun punto di vista, attestandosi sempre come uno degli autori più geniali che possano farci compagnia nelle nostre giornate a libro aperto.
LEGGI ANCHE:
Al via “Blatty”, il 1° Premio Letterario per Horror e Dar
La scrittrice di gialli Anne Perry uccise la madre della sua migliore amica
Scoprire la Cina leggendo i romanzi gialli di Qiu Xiaolong
Due vicende di cronaca nera che hanno ispirato due libri di successo



