L’ira funesta di Achille

ira funesta

Cantami, o Diva, l’ira funesta… l’incipit del primo poema della letteratura occidentale si concentra non su uno dei tanti eroi che animeranno i versi o sulla descrizione della città di Troia assediata, ma sull’ira funesta.

Le cause dell’ira di Achille

A essere arrabbiato, o per meglio dire furibondo, è Achille, il più valoroso combattente nelle schiere degli Achei: la sua schiava Briseide, ottenuta durante la razzia di una città vicino a Troia, gli è stata sottratta da Agamennone, a sua volta privato della schiava Criseide.

Non è tanto la perdita della donna a ferire Achille, quanto il significato del gesto del comandante acheo: Briseide rappresentava agli occhi dell’esercito acheo il valore, la forza, la supremazia di Achille rispetto agli altri soldati. Lo rendeva, in altre parole, un eroe.

Come sappiamo, per l’offesa subita Achille si ritira nella sua tenda per quasi due mesi: isolato, non prende più parte a nessuna battaglia e i risultati della sua assenza dal campo non mancano di farsi sentire. I troiani prevalgono, mentre gli achei sono in affanno e subiscono perdite importanti ogni giorno.

Agamennone cerca di rimediare con Achille, offrendo doni ricchissimi in riparazione del torto arrecato, ma Achille non vuole saperne. Il suo ragionamento è semplice: perché dovrebbe combattere dalla parte di Agamennone, che lo ha profondamente umiliato, contro il popolo troiano che nulla gli ha fatto?

Nonostante molti achei, Patroclo incluso, lo criticano, cercano di fargli cambiare idea, Achille rimane irremovibile, inerte per settimane intere, fino a quando la morte del suo migliore amico Patroclo lo smuove.

Dall’inazione al combattimento

La morte di Patroclo genera in Achille un dolore così forte, da superare tutte le sue remore a combattere, da rendere nulle tutte le motivazioni che fino a quel momento lo avevano tenuto lontano dal campo di guerra. 

Dopo la morte di Patroclo, Achille trasforma quella rabbia, finora repressa e covata nella fermezza, nell’inazione, in un’irrefrenabile voglia di uccidere, di sterminare i troiani. Tornato in campo, Achille miete vittime in continuazione, facendo devastanti stragi fra i nemici.

Oltre a essere inarrestabile, insaziabile, Achille si dimostra anche crudele: pensiamo, ad esempio, al sacrificio dei 12 terrorizzati bambini troiani sulla tomba di Patroclo. Una sete di sangue che non riesce a placare e che vedrà in Ettore la sua più illustre vittima.

Anche dopo aver ucciso Ettore nel duello più famoso dell’Iliade, Achille rimane ancora crudele e spietato: indimenticabili sono i giri attorno alle mura Scee con il corpo straziato di Ettore legato al carro. Sarà l’incontro con il re Priamo ad aprire una piccola breccia nel suo cuore, ma di questo parleremo un’altra volta.

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