Tutto quello che c’è da sapere sul Superbonus 110% (Prima parte)

Il Superbonus fiscale è fra gli strumenti chiave studiati dalla politica, per rimettere in moto l’economia dopo il trauma del lockdown da Coronavirus. È quantomai necessario quindi che tutti siano messi in condizioni utilizzarlo, conoscendo bene con quali requisiti vi si accede, per quali tipi di interventi è possibile usufruirne, e soprattutto come funziona il meccanismo dell’opzione per lo sconto in fattura, o per la cessione del credito di imposta, quali rischi comporta l’operazione e a cosa si deve prestare attenzione.

Cos’è il superbonus?

E’ definito superbonus, l’agevolazione fiscale prevista dal Decreto Rilancio e consistente nella possibilità di detrarre dalle imposte il 110% delle spese sostenute per il rinnovamento energetico degli edifici, e per l’adeguamento sismico degli stessi.

Prima del decreto rilancio, esistevano già due analoghi incentivi fiscali: il c.d. ecobonus, e il c.d. sismabonus, e consentivano di detrarre una parte delle spese sostenute per il miglioramento degli edifici. Il decreto Rilancio ha innalzato l’importo della detrazione al 110%, aprendo la possibilità di finanziare per intero la spesa per alcuni tipi di ristrutturazione mediante l’abbattimento delle imposte dovute allo Stato sull’IRPEF, purché gli interventi realizzino determinati standard di valorizzazione degli immobili.

Accanto all’innalzamento della percentuale di spese detraibili, il decreto Rilancio ha previsto anche meccanismi di cessione del credito di imposta derivante dalle detrazioni, con possibilità di ottenere dall’impresa che esegue i lavori uno sconto in fattura pari all’intera somma dovuta, o di ottenere il finanziamento dei lavori dagli istituti di credito, mediante cessione del proprio credito di imposta. Il meccanismo è finalizzato a consentire il miglioramento degli edifici sul piano energetico o sismico, anche nel frequente caso in cui non si disponga della liquidità monetaria sufficiente per affrontare interventi generalmente costosi.

Intuitivamente quindi, il superbonus è stato subito percepito come l’opportunità di fare i lavori in casa e in condominio “gratis”, ed in effetti l’obiettivo del Governo era certamente quello di dare uno stimolo generalizzato alla ripresa dell’edilizia.

Sebbene dal 1° luglio scorso sia già possibile utilizzare il superbonus, imprese ed istituti di credito, hanno atteso la definitiva conversione in legge del decreto (avvenuta il 18 luglio) ed i primi chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate (con la guida del 24 luglio), per capire meglio come dare attuazione pratica al meccanismo della cessione e dello sconto in fattura.

Quali tipi di interventi edilizi possono beneficiarne?

Innanzitutto, occorre mettere in chiaro la finalità dello strumento, che è quella di riqualificare sul piano energetico e su quello sismico le abitazioni degli italiani. Pertanto, al fine di poter usufruire del bonus fiscale, è necessario che l’intervento consegua i risultati voluti dal legislatore in termini o di efficienza energetica o di tenuta antisismica.

Gli interventi coperti dal bonus si distinguono in “interventi trainanti” che sono necessari ed indispensabili per ottenere il beneficio fiscale al 110%, ed “interventi trainati” che beneficiano della detrazione solo se compiuti in abbinamento ai primi.

  • Il primo intervento trainanteè costituito dall’isolamento termico delle superfici orizzontali e verticali dell’edificio almeno per il 25% della superficie lorda dello stesso. Nella pratica il risultato si ottiene attraverso il c.d. “cappotto termico”, che consiste nell’apposizione di materiale isolante (del tipo rispettoso dei criteri ambientali minimi disciplinati dal D.m. 1° ottobre 2017) lungo le pareti esterne di-sperdenti dell’edificio (solai, pilastri e infissi), con incremento dello spessore delle pareti stesse e conseguente modifica di infissi, davanzali, ringhiere etc… E’ possibile anche apporre il materiale isolante nelle pareti interne delle singole abitazioni, se all’interno esistono pareti libere per garantire il risultato del 25% ri-chiesto dalla norma. Un risultato simile si ottiene attraverso il c.d. “insufflaggio”, ovvero l’inserimento di materiale isolante all’interno delle intercapedini delle pa-reti vuote. Il rischio è che l’insufflaggio non riesca a garantire l’obiettivo previsto dalla legge dell’isolamento del 25% dell’edificio, quando ad esempio le intercapedini delle pareti vuote siano poche nella struttura.

  • Il secondo intervento trainante è costituito dalla sostituzione (e non aggiunta) dell’impianto di riscaldamento dell’edificio con un impianto a pompa di calore o a condensazione, impianti di microgenerazione o collettori solari per la produzione di acqua calda. L’impianto a pompa di calore consiste in un compressore alimentato ad energia elettrica (e che può anche sfruttare quindi l’alimentazione di pannelli fotovoltaici), che pompa energia da un ambiente a temperatura più bassa a uno a temperatura più alta. Possono operare sia per riscaldare l’edificio che per raffreddarlo. Il loro funzionamento è adeguato se viene prodotta acqua a temperatura intorno ai 40 gradi centigradi. Questo valore è sufficiente a riscaldare adeguatamente un ambiente nel quale sono apposti i pannelli radianti a pavimento o a soffitto, ma non è sufficiente a garantire il risultato se l’ambiente è riscaldato da radiatori. Pertanto, nel caso in cui non sia possibile apporre i pannelli radianti nell’abitazione, per conseguire il risultato di efficienza energetica è necessario abbinare a questo intervento trainate anche l’isolamento termico dell’edificio. La caldaia a condensazione funziona sfruttando il calore dei fumi di combustione che raffreddandosi producono una condensa, trasmessa attraverso canne fumarie apposite (capaci cioè di garantire la propria tenuta in presenza di condensa e quindi di umidità). Essa funziona producendo una temperatura dell’acqua a 45 gradi centigradi, ma è in grado di garantire il proprio funzionamento anche in caso di temperature superiori (fino a 65 gradi centigradi), per cui è maggiormente compatibile con un impianto di riscaldamento a termosifoni, e non necessita del pavimento radiante. Tuttavia, non garantisce il salto di due classi richiesto dalla legge per ottenere il beneficio fiscale, e deve essere abbinato all’intervento di isolamento termico.

  • Il terzo intervento trainante è costituito dall’adeguamentosismico dell’edificio (c.d. sisma bonus) ai sensi dell’art. 16 commi da 1 bis a 1 septies del D.L. 63/2013. La norma richiamata aveva già introdotto il sisma bonus in percentuali inferiori, per gli interventi di adeguamento sismico elencati al comma 1 lettera i dell’art. 16 bis del Testo unico delle imposte sul reddito. Gli interventi che potranno beneficiare del superbonus sono quindi quelli indicati da quest’ ultima norma e nello specifico: “adozione di misure antisismiche con particolare ri-guardo all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica, in particolare sulle parti strutturali, per la redazione della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica del patrimonio edilizio, nonché’ per la realizzazione degli interventi necessari al rilascio della suddetta documentazione. Gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche e all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica devono essere realizzati sulle parti strutturali degli edifici o complessi di edifici collegati strutturalmente e comprendere interi edifici e, ove riguardino i centri storici, devono essere eseguiti sulla base di progetti unitari e non su singole unità immobiliari”. Inoltre, il comma 1 sexies del richiamato articolo 16 del Dl. 63/2013 calcola nella detrazione anche le spese effettuate per la classificazione e verifica sismica degli immobili

Accanto a questi interventi trainanti, beneficiano della detrazione, se compiuti unitamente a uno degli interventi sopra descritti, anche i c.d. interventi “trainati”. Si tratta degli interventi già previsti dall’art. 14 del D.l. 63/2013. Sono interventi trainati:

  • l’installazione di pannelli solari e di sistemi di accumulo integrati. In ogni caso la detrazione al 110% è subordinata alla cessione al GSE dell’energia prodotta e non consumata. La detrazione non è cumulabile con altre agevolazioni previste in materia
  • l’installazione di colonnine elettriche per la ricarica dei veicoli elettrici
  • la sostituzione degli infissi.

Gli interventi trainati danno diritto alla detrazione anche senza essere legati ad un intervento trainante, quando sono compiuti su immobili vincolati per i quali non sia possibile compiere gli interventi edilizi trainanti, a causa di limitazioni derivanti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio o da regolamenti edilizi ed urbanistici e ambientali.

Fonti:

Agenzia delle Entrate

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