In aumento le banche che gestiscono i finanziamenti a distanza

Nel 2020, rispetto alla fine del 2019, è aumentata la quota delle banche che consentono alla clientela di ricevere preventivi e richiedere finanziamenti da remoto (dal 36 al 39% per le famiglie e dal 16 al 22 per le imprese).

Il dato è contenuto nella “relazione annuale della Banca d’Italia” secondo la quale i due terzi degli intermediari offrono servizi di micropagamento in mobilità e di gestione del risparmio online. La quasi totalità degli intermediari di maggiore dimensione e un terzo di quelli più piccoli hanno pianificato o intrapreso progetti per l’innovazione tecnologica applicata all’offerta di servizi finanziari (FinTech).

I principali ambiti di interesse sono quelli del miglioramento dei servizi offerti alla clientela e dello sfruttamento delle informazioni per il perfezionamento delle strategie commerciali. Circa un terzo degli intermediari ha ampliato i piani di investimento rispetto a quanto programmato all’inizio dello scorso anno, anche per affrontare meglio le esigenze create dall’emergenza sanitaria.

Già a dicembre 2020 la quota dei clienti che potevano accedere ai conti correnti attraverso i canali digitali era pari al 79%. A conferma delle nuove tendenze ampliate dalla pandemia, la “relazione annuale della Banca d’Italia” indica che circa l’80% degli intermediari ritiene che la diffusione della pandemia abbia spinto la clientela a fruire maggiormente dei servizi finanziari a distanza. I cambiamenti in atto sono spinti anche dal rapporto di collaborazione che si sta sviluppando, nel nostro Paese tra le società FinTech con gli istituti tradizionali. Le aziende tecnologiche possono tra l’altro scegliere di innovare singole fasi del processo produttivo odierno e diventare così fornitrici dei grandi intermediari tradizionali (scoring per i finanziamenti; profilatura dei clienti; consulenza robotizzata; ma anche servizi per la compliance).

Per Visco ancora insufficienti gli investimenti in tecnologie informatiche

Nonostante i cambiamenti in atto, per il Governatore Ignazio Visco le aziende di credito devono fare di più: nelle sue “considerazioni finali della relazione annuale della Banca d’Italia” ha rimarcato come nel settore bancario gli investimenti in tecnologie informatiche rimangono bassi. Il processo di rinnovamento delle infrastrutture va accelerato adeguando al tempo stesso competenze e assetti organizzativi.

Le banche che nel recente passato hanno maggiormente investito nelle tecnologie per la valutazione del rischio di credito sono state quelle che dallo scoppio della pandemia più hanno aumentato i finanziamenti alle imprese.

Le nuove tecnologie stanno rivoluzionando l’intera catena del valore dell’industria finanziaria, ben oltre il perimetro del sistema bancario, con innovazioni che possono portare a una migliore misurazione e gestione dei rischi, ad ampliare la platea dei potenziali clienti e a conseguire significative riduzioni dei costi.

Del resto, ha sottolineato il Governatore, il futuro è già qui; nuove realtà come “start-up innovative (FinTech) e grandi imprese tecnologiche (Big Tech) offrono oggi anche servizi finanziari.

Rischi connessi alle tecnologie informatiche

Visco ha osservato come si stia diffondendo l’utilizzo di tecniche avanzate di valutazione del merito di credito che ricorrono a una molteplicità di dati, anche non strutturati. Valutazioni basate su algoritmi non possono sostituire completamente il giudizio formulato dagli analisti; aggiungendosi alle informazioni qualitative raccolte dagli intermediari, ne costituiranno però un complemento sempre più importante, in particolare per specifiche nicchie di mercato. Non vanno allo stesso tempo trascurati i rischi di natura cibernetica che la rivoluzione digitale comporta.

Attività malevole e azioni criminali, in aumento, possono insidiare la sicurezza dei sistemi informatici e apportare danni economici agli intermediari e alla clientela. Né va sottovalutato il pericolo di frodi, di comportamenti discriminatori, di un uso improprio dei dati personali generato da applicazioni che si avvalgono di Big Data e dell’intelligenza artificiale. Per fare fronte a questi rischi, ha ricordato il Governatore, le autorità di controllo sono impegnate a definire regole e procedure non per frenare i cambiamenti in atto, ma per fare in modo che l’innovazione non costituisca una fonte di instabilità o di esclusione finanziaria”.

Continua la riduzione degli sportelli bancari

Logica conseguenza di questa ineluttabile evoluzione è l’andamento della forza lavoro bancaria e degli sportelli. Il numero dei dipendenti del settore è diminuito del 2,3%, quello degli sportelli del 3,2% proseguendo una tendenza in atto dal 2008. Da allora gli sportelli si sono ridotti di circa un terzo; il numero medio di abitanti per sportello è salito a circa 2.500, un valore intermedio tra quelli di Francia e Spagna (poco meno di 2.000) e quello della Germania (circa 3.100).

La razionalizzazione della rete distributiva ha riguardato soprattutto i gruppi significativi diversi da quelli cooperativi, che dal 2008 hanno diminuito di poco meno del 40% il numero sia degli sportelli sia degli addetti alla rete territoriale. Il calo del numero degli sportelli è stato più contenuto per le banche meno significative (5,5%)”.

Il Sud recupera il gap con il Nord nelle abitudini di pagamento

Di certo lo scoppio della pandemia all’inizio del 2020 ha influenzato le abitudini di spesa e di pagamento. Un recentissimo studio della Banca d’Italia analizza quanto accaduto nel settore dei pagamenti e dell’utilizzo del contante, affermando che l’emergenza Covid potrebbe rappresentare un “punto di svolta nel processo di digitalizzazione del Paese e di sostituzione dei vari mezzi di pagamento nella società”.

I principali risultati dello studio mostrano che gli effetti osservati durante la prima ondata di infezioni sono in larga parte proseguiti anche nella restante parte del 2020 con un maggior utilizzo delle carte al punto vendita fisico (rispetto al contante) e degli strumenti di pagamento che favoriscono il distanziamento fisico. In particolare, l’emergenza sanitaria e le misure governative per contenere la diffusione dell’epidemia hanno indotto un più intenso utilizzo degli strumenti elettronici (bonifici, addebiti diretti carte di debito e credito) rispetto a quelli tradizionali (contante, incassi commerciali e assegni).

La tecnologia contactless e, più in generale, le carte di pagamento hanno registrato una forte espansione al Centro e nel Mezzogiorno, dove era presente un gap di utilizzo rispetto al Nord prima della pandemia; al Sud, in particolare, è aumentata la propensione all’utilizzo delle carte rispetto al contante. L’incidenza degli acquisti online, invece, è cresciuta di più al Nord, che partiva da una situazione di ecosistema digitale più evoluto ed è stato interessato da restrizioni maggiori.

In aumento le transazioni on line

La quota di transazioni online sul totale con carta è passata dal 25%, registrato poco prima del lockdown, a oltre il 40% nel mese di aprile 2020. Nei negozi fisici è cresciuta la quota in valore di operazioni con carta contactless, che a maggio 2020 superava il 55% del valore totale speso con carta (considerando quelle abilitate al contactless) rispetto al 35% di gennaio; è aumentata soprattutto la componente di operazioni dove non è previsto il PIN o la firma cartacea.

Tale tendenza è proseguita nel corso dell’anno, tenuto conto dei nuovi provvedimenti restrittivi per fronteggiare la seconda ondata pandemica: nell’ultimo trimestre 2020, la quota di transazioni e-commerce e contactless (inclusi i pagamenti mobile) ha superato in media rispettivamente il 30 e il 60% degli acquisti totali con carta, a fronte del 22 e del 33% registrati nello stesso periodo del 2019”.

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